Corriere della Sera, 15 settembre 2026
Conte attacca, gelo dentro il Pd
Elly Schlein cerca di stemperare le polemiche il giorno dopo il botta e risposta sull’Ucraina con Giuseppe Conte: «Lui vuole metterci in difficoltà schiacciandoci su una posizione guerrafondaia che non è la nostra. È entrato in modalità campagna elettorale per le primarie. Non facciamo il suo gioco», spiega ai suoi la segretaria del Pd.
Suppergiù nelle stesse ore Lorenzo Guerini fa un ragionamento analogo con alcuni parlamentari riformisti: «Conte vuole creare una caricatura di dibattito tra pacifisti e guerrafondai. Sta cercando lo scontro, e non dobbiamo assecondarlo, anche se, ovviamente, non possiamo non rispondere a certe uscite. Certo, ci vuole una buona dose di spregiudicatezza a dire simili cose a fini elettorali con la popolazione civile ucraina sotto le bombe».
Insomma, per utilizzare l’analisi che Lia Quartapelle ha fatto con una compagna di partito, Conte, secondo il Pd, «pensa di essere il miglior premier che il centrosinistra abbia mai avuto e che possa ora mettere in campo». Solo che il leader del M5S si è spinto oltre in questi giorni ed è per questa ragione che Quartapelle sostiene che si è ritagliato «un ruolo da sabotatore» e avanza un dubbio: «Viene da pensare che non voglia l’unità della coalizione». Ma i dem non vogliono offrire il fianco a Conte. E nemmeno Renzi che sull’Ucraina fa polemizzare con lui i suoi parlamentari evitando lo scontro diretto.
Il terreno della guerra è quello più ostico per il Pd, perché il suo elettorato la pensa per la maggior parte come Conte. Bastava sentire domenica scorsa l’intervento della segretaria dei giovani democratici Virginia Libero, che ha preceduto quello di Schlein alla festa dell’Unità di Reggio Emilia: «Non saremo noi i soldati delle vostre guerre. Se queste destre ci porteranno a un vero conflitto, alle armi andateci voi, perché noi organizzeremo i disertori». Non si capisce bene di quale conflitto parli la leader dei giovani dem, né si comprende come intenda sostenere la diserzione, ma le sue parole fanno ben capire quale sia lo stato d’animo di un pezzo del Partito democratico. In queste ore, però, l’interrogativo che si pongono al Pd è anche un altro: non è che Conte in realtà stia esibendosi in tutte queste sparate per dimostrare che le primarie sono un errore, che avvelenano il clima, facendo così da sponda a chi, a sinistra, sui gazebo è assai prudente, come Goffredo Bettini, se non proprio contrario, come Massimo D’Alema che le definisce «una follia»?
Ma al di là dei sospetti, la questione della differente posizione sull’Ucraina è un fatto innegabile, che spinge Piero Fassino a chiedersi provocatoriamente: «Conte crede forse che si debba dire di sì a Putin che vuole il Donbass per fare la pace? Cioè secondo lui dovremmo dare un premio all’aggressore e mutilare il territorio dell’aggredito?». Per Filippo Sensi l’ex premier è semplicemente una «vergogna».
Ieri, però, sono scesi in campo anche i «vigili del fuoco» per spegnere l’incendio. Stefano Bonaccini ha cercato di mettere insieme tutte le posizioni: «Continueremo a sostenere l’Ucraina anche dal punto di vista militare finché ce ne sarà bisogno, ma bisogna arrivare il prima possibile a trovare una pace certa, giusta e duratura. Non possiamo pensare che per altri quattro anni proseguirà la guerra». E la capogruppo dem Chiara Braga ha sottolineato: «Abbiamo detto con chiarezza che accanto al sostegno all’Ucraina serve un protagonismo forte dell’Europa. Occorre individuare un negoziatore capace di costruire un percorso diplomatico credibile». Anche tra i Cinque Stelle qualcuno cerca di spegnere la polemica. Ettore Licheri, per esempio: «Sull’Ucraina non c’è una frattura. Sottoscrivo ciò che dice anche il Pd. Ci vuole uno sforzo negoziale».
Non mancano troppi giorni all’avvio delle trattative del tavolo sul programma (Schlein aveva annunciato la partenza il 20 settembre, anche se sembra aver peccato di ottimismo). La «testardamente unitaria» segretaria Pd ne è cosciente: occorre allentare la tensione perché continuare così è controproducente per la coalizione. Resta da capire se finalmente lo ha compreso anche Conte. Certo che il lavoro di ricucitura in cui si è impegnato questa estate Nicola Fratoianni è tutt’altro che semplice. Alla fine nel programma è probabile che si mettano formule vaghe del tipo «no al riarmo nazionale sì alla difesa europea», senza addentrarsi troppo sul tema dell’Ucraina, perché sennò non se ne esce.