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 2026  settembre 15 Martedì calendario

«Tregua energetica Kiev-Mosca». Il Cremlino apre, Zelensky scettico

Trump annuncia una «tregua energetica». Ieri il presidente americano ha scritto sul suo social «Truth»: «L’Ucraina ha concordato di non colpire obiettivi energetici russi. La Russia ha accettato di fare lo stesso! L’aumento del prezzo del diesel a livello mondiale è dovuto principalmente alla guerra tra Russia e Ucraina, non all’Iran». In realtà, l’impennata dei prezzi dipende da entrambi i conflitti. Prima del 2022, Mosca era il secondo esportatore mondiale di gasolio (alle spalle degli Usa), con più di 800 mila barili esportati al giorno. Lo scorso luglio l’export è crollato a circa 240 mila barili. La quota sul totale delle forniture mondiali è scesa più o meno dal 10% al 3%. In parallelo, però, va ricordato che la quotazione mondiale media del gasolio è salita drasticamente dal 28 febbraio 2026, il giorno dell’attacco israelo-americano contro l’Iran. All’epoca era pari a 1,2 dollari al litro; ora siamo a quota 1,62 (7 settembre, ultimo dato disponibile).
In ogni caso, la mossa di Trump potrebbe avere un importante impatto politico. Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino, ha colto al volo l’appello: «Naturalmente, non possiamo che accogliere con favore qualsiasi richiesta al regime di Kiev di interrompere gli attacchi contro le infrastrutture economiche pacifiche». Più scettica la reazione di Volodymyr Zelensky, consegnata a un post su X: «Se i nostri partner sono pronti a garantire che la Russia smetterà di colpire il nostro sistema elettrico, le infrastrutture energetiche e le catene di rifornimento alimentari, allora, certamente, anche noi saremo pronti a fermare i raid. L’Ucraina non è convinta che la Russia sia disposta a seguire davvero gli accordi».
La diffidenza di Zelensky è largamente condivisa dai partner europei. L’attacco del drone russo al treno che seguiva quello su cui viaggiavano i diplomatici stranieri ha riacceso le tensioni. Per il segretario della Nato, Mark Rutte, «la Russia è in difficoltà in Ucraina e continua a reagire con attacchi sconsiderati e pericolosi anche contro infrastrutture civili vicine al territorio della Nato. Ciò dimostra quanto Putin sia disperato». Kaja Kallas, Alta rappresentante Ue per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza, ha aggiunto: «Il raid è un messaggio al mondo occidentale. Credo che l’intento fosse chiaramente quello di dissuadere i Paesi occidentali a sostenere l’Ucraina. Dobbiamo reagire in modo opposto, senza lasciarci intimidire».
Peskov ha giustificato il blitz dell’altro ieri contro il convoglio ferroviario: «Le forze russe stanno svolgendo i loro compiti in tutto il territorio dell’Ucraina, continuano e continueranno a farlo». Il primo ministro polacco, Donald Tusk, ieri ha convocato una riunione d’emergenza con alcuni ministri e i vertici dei servizi segreti. Il titolare degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, ha scritto su X: «Se i russi aggrediscono la Nato, l’aviazione della parte europea della Nato sarebbe in grado, anche senza gli Usa, di distruggere metà delle raffinerie russe più velocemente di quanto stia facendo l’Ucraina».