Corriere della Sera, 15 settembre 2026
La guerra del Golfo fa (più) ricco l’africano Dangote
Il caos nelle vie del greggio mediorientali sta aprendo nuove rotte per l’oro nero. E sta facendo la fortuna di nuovi petrolieri. Su tutti spicca il nome di Aliko Dangote, l’uomo più ricco d’Africa con un patrimonio stimato di 35 miliardi di dollari, che proprio ieri ha avviato la quotazione del suo gruppo attivo nella produzione di carburanti. Dangote Refinery possiede uno dei più grandi impianti di raffinazione al mondo. Costato 20 miliardi, il sito di Lagos è entrato in funzione nel 2024, quando l’offerta di carburanti era superiore alla domanda e i margini di raffinazione assai risicati. Molti avevano perciò pronosticato un grande flop. Poi, nel marzo 2026, la guerra in Medio Oriente ha messo fuori gioco le forniture di benzina, diesel e jet fuel dal Golfo, circa un quinto dell’export mondiale. E, d’un tratto, la raffineria di Dangote con i suoi 700 mila barili lavorati al giorno è diventa cruciale per gli approvvigionamenti non solo africani ma anche di molti Paesi occidentali. Sull’onda di questo successo – chissà se di breve o lungo termine – il 69enne imprenditore di Kano punta ora a raccogliere 1,6 miliardi di dollari sulla Borsa nigeriana, spuntando per il suo gruppo una valutazione di 50 miliardi di dollari. I soldi serviranno a raddoppiare la capacità del sito di Lagos e a costruirne uno nuovo in Kenya. Per condurre in porto la maggior quotazione nella storia del continente, Dangote sta facendo appello ai piccoli risparmiatori locali, consentendo di comprare azioni per un minimo di 4 dollari. L’obiettivo è coinvolgere circa 10 milioni di soci nel progetto di risolvere il «paradosso nigeriano»: nonostante sia il più grande produttore di petrolio in Africa, il Paese ha a lungo comprato benzina e diesel in Europa.