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 2026  settembre 15 Martedì calendario

Petrolio, fiammata a 110 dollari. Spinta all’inflazione, su i tassi

Una valanga che rotola, diventa sempre più grande e veloce. Potrebbe essere descritta così l’accelerazione che hanno subìto negli ultimi giorni i prezzi dell’energia a causa della situazione geopolitica. Scossoni alle quotazioni sui mercati internazionali che hanno conseguenze sulla vita di tutti i giorni al distributore o nelle bollette. Partiamo dal petrolio, che ieri – prima che le dichiarazioni di Donald Trump ne rallentassero la corsa – ha «visto» i 110 dollari al barile e i nuovi massimi da quattro anni: il Brent – cioè il greggio scambiato prevalentemente a Londra e principale prezzo di riferimento a livello mondiale – in giornata ha toccato un massimo oltre 109 dollari al barile con un rialzo di oltre il 4,5%. In salita anche il Wti – il West Texas Intermediate quotato a New York – che ha sfiorato i 105 dollari (+4% circa). E poi il gas, «osservato speciale» soprattutto in Europa perché i depositi e le scorte non sono pieni come dovrebbero, in particolare in Germania. Le quotazioni sul mercato europeo di riferimento, il Ttf di Amsterdam, ieri sono balzate di oltre il 5% sopra 84,3 euro al megawattora in mattinata, per poi concludere la seduta in rialzo del 2,5% poco sopra 81,5 euro.
A incidere c’è un combinato disposto – tra escalation in Medio Oriente e danni alle infrastrutture energetiche come raffinerie e oleodotti che riducono ulteriormente l’offerta – c’è un fatto nuovo, emerso di recente: il ritorno sui mercati di un grandissimo compratore, la Cina, che sta facendo salire la domanda. Dopo aver ripreso gli acquisti di petrolio, è tornata a chiedere anche gas. Ieri China Gas ha annunciato un contratto con la statunitense Venture Global. Nel marzo 2025 Pechino aveva interrotto le importazioni di Gnl Usa a causa della guerra dei dazi. Venture Global – anche per via dello stop degli arrivi di Gnl dal Qatar – è diventata uno dei maggiori fornitori di gas naturale liquefatto dell’Europa. Più domanda, meno offerta uguale prezzi più alti: è la legge del mercato. Tutto concorre quindi a far aumentare i prezzi, definiti «piuttosto preoccupanti» ieri da Isabel Schnabel, membro del consiglio direttivo della Banca centrale europea, non solo per il petrolio ma anche per il gas e i prodotti raffinati. E veniamo ai prodotti raffinati, principalmente benzina a gasolio. Ieri nel nostro Paese hanno aggiornato ancora i massimi. La verde in modalità self lungo la rete stradale è arrivata a 2,107 euro al litro (+21 millesimi rispetto a venerdì), il gasolio a 2,216 euro (+23 millesimi). A inizio anno erano entrambi sotto 1,7 euro. Senza il taglio dell’accisa – che scade dopodomani – il diesel raggiungerebbe il picco storico a 2,384 euro.
La crisi energetica che si inasprisce si porta con sé timori per un ulteriore aumento del costo della vita, con l’inflazione trainata dei prezzi dei beni energetici. La Bce ha già alzato i tassi di interesse, portandoli il 10 settembre dal 2,25 al 2,5%, e la Federal Reserve americana si appresta a farlo dopodomani. Rialzo dei tassi che, con l’escalation geopolitica e i timori per gli investimenti nell’intelligenza artificiale, non piacciono agli investitori. Le Borse europee ieri hanno chiuso in calo mentre Wall Street ha recuperato terreno nel finale (Nasdaq -0,6%). A causa dei timori per l’inflazione, sono balzati ieri anche i rendimenti dei titoli di Stato statunitensi: il Treasury a 10 anni ha toccato il 5 per cento.
Mercati finanziari a parte, c’è un tema caro-energia caro-vita, non solo in Italia e in Europa ma anche negli Usa, dove il gasolio da inizio anno è salito di circa il 60%. «L’aumento globale del diesel è causato soprattutto dalla guerra tra Russia e Ucraina, non dalla guerra con l’Iran», ha scritto ieri Donald Trump su Truth, in aggiunta alla notizia dell’accordo tra Ucraina e Russia per non colpire più gli impianti del nemico e dopo aver invitato Zelensky a cessare gli attacchi alle raffinerie russe, perché stanno «danneggiando il mondo». «Spero che tutti si rendano conto che gli aumenti dei prezzi in America sono stati causati da Biden».