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 2026  settembre 12 Sabato calendario

Un additivo nei carburanti ha avvelenato 82 migranti

Almeno 82 persone migranti, tra il 2024 e il 2025, sono state intossicate gravemente da una sostanza invisibile, nascosta nei carburanti che alimentavano le loro barche lungo il Mediterraneo. A lanciare l’allarme sulle loro condizioni, mesi fa, era stato il personale sanitario di Lampedusa, preoccupato dai sintomi che presentavano a poche ore dallo sbarco in Italia: tutti accusavano difficoltà respiratorie o alterazioni dello stato di coscienza, alcuni erano cianotici e due hanno perso la vita durante le crisi più acute.
Le indagini sugli avvelenamenti, condotte dal Centro antiveleni “Maugeri” di Pavia, hanno permesso di giungere alla scoperta della sostanza “killer”, pubblicata negli scorsi giorni sul New England Journal of Medicine: si tratta della N-metilanilina, lo stesso composto che si trova negli smalti semipermanenti che l’Ue ha bandito lo scorso anno, perché tossici.
I tossicologi hanno confrontato per mesi le analisi del sangue dei migranti con le chiazze di carburante rimaste sulle imbarcazioni impiegate per la traversata lungo il Mediterraneo centrale, giungendo a una conclusione inquietante: la sostanza tossica era stata aggiunta dai trafficanti al propellente, per migliorarne le prestazioni. In altre parole, serviva a far viaggiare più velocemente la barca a costo di qualche vita umana. Tra il 19 e il 22 ottobre 2025, gli operatori sanitari di Lampedusa hanno registrato 41 casi di avvelenamento da N-metilanilina in soli quattro giorni consecutivi, ma da allora non sono stati diffusi altri dati su eventuali intossicazioni. Significa che altre decine di persone potrebbero essere state avvelenate dal carburante. Per questo, il Centro antiveleni “Maugeri” di Pavia ha contribuito all’attivazione della Scorta nazionale antidoti e farmaci del ministero della Salute, assicurando la presenza di una quantità sufficiente di antidoto, il blu di metilene, sull’isola di Lampedusa. «La rete con i servizi di emergenza ha permesso di collegare in tempo reale casi osservati in momenti e strutture diverse, di riconoscere rapidamente il fenomeno e di garantire l’antidoto», commenta il professor Giancarlo Agnelli, direttore scientifico del centro pavese.
L’intossicazione è stata innescata, secondo le ricostruzioni dei ricercatori di Pavia, da una esposizione molto prolungata alla N-metilanilina, provocata dalle condizioni estreme delle traversate nel Mediterraneo. Su imbarcazioni sovraffollate, le perdite di carburante si mescolano con l’acqua di mare che si accumula sul fondo. I migranti, perciò, rischiano di restare per ore o giorni a contatto – o addirittura immersi – con la miscela tossica che viene assorbita attraverso la pelle provocando la metemoglobinemia, una condizione per cui il sangue perde la capacità di trasportare correttamente l’ossigeno ai tessuti dell’organismo. In 38 pazienti, questa condizione ha provocato anche un’anemia emolitica, una complicanza che ha reso necessario il ricorso a diverse trasfusioni. Altri sono stati portati di urgenza in elicottero verso gli ospedali della Sicilia.