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 2026  settembre 14 Lunedì calendario

Ex Ilva, sciopero dell’indotto paralizza Taranto

Dopo l’assemblea davanti alla portineria imprese dello stabilimento ex Ilva di Taranto, i sindacati Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno proclamato le prime 24 ore di sciopero per tutti i lavoratori dell’appalto a partire dalle ore 9 di oggi sino alle 7 di domani. I lavoratori hanno occupato la strada provinciale per Statte in segno di protesta ma è annunciato un blocco stradale anche sulla statale in direzione Bari. «Sia chiaro – sottolineano i sindacati nella comunicazione di sciopero – che non ci fermeremo se non ci saranno soluzioni e misure straordinarie per tutti lavoratori». 
Il tavolo a Palazzo Chigi
 
La mobilitazione, promossa da Fim, Fiom, Uilm e Usb, è contro il rischio di licenziamenti collettivi per circa 2.500 operai, legato alla fermata dell’area a caldo dello stabilimento entro fine ottobre, disposta dalla Corte d’Appello di Milano.
Ad aprire la settimana è dunque la protesta dei lavoratori dell’indotto, mentre domani è previsto a Palazzo Chigi un nuovo tavolo sull’ex Ilva tra Governo e sindacati. A ieri, però, non era ancora arrivata alcuna convocazione formale né alle organizzazioni sindacali né ai commissari delle amministrazioni straordinarie di Ilva e Acciaierie d’Italia. «Il tempo è scaduto», hanno ribadito i sindacati, chiedendo garanzie occupazionali, tutela del reddito e un piano industriale per Taranto. Al centro della protesta anche il blocco delle procedure di licenziamento nell’appalto. 
Dopo l’assemblea davanti alla portineria imprese dello stabilimento ex Ilva di Taranto decine di lavoratori dell’indotto e rappresentanti sindacali hanno avviato un corteo per protestare contro l’annuncio dei licenziamenti collettivi che ha attraversato la strada provinciale per Statte e poi il rione Tamburi per dirigersi verso Palazzo di Città. Viabilità in tilt a causa dei blocchi stradali. Le sigle sindacali hanno spiegato che la mobilitazione di oggi non è indirizzata contro il provvedimento della Corte d’Appello di Milano, ma contro le responsabilità dei governi che si sono succeduti nella gestione della vertenza ex Ilva. L’obiettivo è ottenere dal Governo risposte politiche e industriali prima che il rischio di licenziamenti si traduca in una nuova emergenza occupazionale per il territorio.