lastampa.it, 14 settembre 2026
Ritorno a scuola con 5 mila classi in meno
Oggi riaprono le scuole in Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Marche, Molise e Umbria: è l’ultimo grande blocco del rientro scaglionato iniziato il 7 settembre a Bolzano, che si chiuderà giovedì 17 in Puglia. Ma a riempire le aule saranno sempre meno studentesse e studenti: la denatalità entra nelle scuole e in cinque anni sono spariti 433 mila alunni. È la fotografia più difficile con cui si apre l’anno: la scuola italiana prova a reinventarsi, ma perde alunne e alunni, soprattutto alla primaria.
L’ultimo dato nazionale disponibile del ministero dell’Istruzione è quello del 2024/25 e conta 7.073.587 studenti nelle scuole statali (circa 900 mila sono gli studenti delle paritarie e private), contro i 7.507.484 del 2020/2. In cinque anni sono 433.897 in meno, il 5,8%, con una flessione che accelera: -1,26% nel 2023/24 e -1,68% nel 2024/25. Le classi, nello stesso periodo, sono passate da 369.048 a 362.115: 6.933 in meno, l’1,9%. In un anno il calo degli iscritti è di circa 130 mila studenti. Per capirci: l’equivalente di circa 5.200 classi (calcolando una media di 25 alunni per ognuna). Nei fatti, la contrazione delle classi resta molto più lenta di quella degli studenti perché nelle aree a forte calo demografico entrano in gioco deroghe, piccoli comuni, aree interne e necessità di garantire il servizio scolastico.
Gli studenti stranieri sono il 12,2%
Cambia, intanto, la scuola che li accoglie. Le nuove Indicazioni nazionali riportano al centro corsivo e poesie a memoria alla primaria, alle medie si potrà studiare il latino (facoltativo), alle Superiori debutta il liceo matematico. E la partita più importante si giocherà negli istituti tecnici.
Crescono gli alunni con cittadinanza non italiana, sono 864.425, il 12,2% degli studenti iscritti alle scuole statali. Sull’integrazione, Valditara ha rilanciato: «Proporrò di rendere obbligatorio lo studio dell’italiano per i genitori i cui figli non vanno bene a scuola: non si può perdere a casa quello che si impara a scuola». Ha citato una dispersione del 26% tra gli stranieri contro il 6% degli italiani.