La Stampa, 14 settembre 2026
Vite in prestito
Un algoritmo potrà verificare chi è in grado di rimborsare un prestito. E, in caso di esito negativo della verifica, la richiesta sarà respinta. È solo una delle novità sul credito al consumo in arrivo dal prossimo 20 novembre, che promettono più tutele per i consumatori ma possono tradursi in una stretta sui finanziamenti, anche di modesto importo. Vediamo perché.
Stando al Barometro Crif, nel primo semestre 2026, crescono sia la domanda di credito delle famiglie italiane (+2,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente) sia l’importo medio richiesto, pari a 7.302 euro (+ 9,1%). Più nel dettaglio, il “Buy Now Pay Later” va su del 13,6% con un importo medio a 1.332 euro (+3%), i prestiti personali lievitano del +5,6% (importo medio a 11.724 euro) e i finalizzati tradizionali del +1,1% con importo medio di 8.316 euro (+10,7%).
Le nuove regole europee aggiornano il quadro in vigore dal 2008, quando il mercato non contemplava ancora prestiti online, acquisti digitali con finanziamento e il Bnpl. Un fenomeno, partito dal Nord Europa e ormai diffuso a macchia d’olio, che vive un boom anche in Italia. Basti pensare che, secondo Banca d’Italia, nel nostro paese, le transazioni sono passate da circa un miliardo di euro nel 2021 a quasi dieci miliardi nel 2025. Circa un italiano su tre vi ha fatto ricorso almeno una volta (la quota è salita dal 4% nel 2022 al 30% nel 2024), di più fra giovani e autonomi.
Il tasso di default (chi non riesce a stare in regola con le rate) resta sotto controllo ma emerge una tendenza. Se all’inizio questi metodi erano limitati ai nuclei con redditi medio-alti, oggi appaiono utilizzati anche da chi fatica ad arrivare a fine mese. Tra le famiglie che hanno sulle spalle più di un debito o un credito al consumo, la probabilità di pagare con il Bnpl aumenta di quasi il 20%. Risultato? Pochi clic su piccole cifre, spesso inconsapevoli, e si rischia il sovraindebitamento. Di qui, la stretta.
La nuova disciplina si applica ai prestiti privati (personali o familiari) e ai finalizzati (acquisto di beni e servizi). Si alza la soglia della tutela (dai 75 mila euro attuali a 100 mila) e rientrano nel perimetro anche i mini prestiti inferiori a 200 euro o i contratti di credito “gratuiti” senza interessi come pure il Bnpl, finora esclusi.
Il cliente dovrà avere massima trasparenza e chiarezza dell’offerta: costo del credito, condizioni, informazioni precontrattuali, clausole, diritto di recesso. «I benefici attesi sono significativi sia per i consumatori sia per gli operatori» sottolinea Simone Capecchi, executive director di Crif. «Da un lato, una maggiore trasparenza e una visione più completa dell’esposizione debitoria contribuiranno a promuovere un utilizzo più consapevole del credito e a prevenire il sovraindebitamento. Dall’altro, regole certe e coerenti con l’innovazione digitale favoriranno lo sviluppo sostenibile del mercato, rafforzando la fiducia dei consumatori».
Il cuore della riforma resta la valutazione del merito creditizio, soprattutto dal punto di vista della sostenibilità complessiva. Prima di concedere il credito, infatti, il finanziatore dovrà vagliare in modo più rigoroso la capacità di rimborso del richiedente ovvero la sostenibilità della rata. «Per la prima volta, se la verifica preliminare porta un esito sfavorevole, scatta il divieto esplicito di concedere il credito», spiega Giovanni De Cristofaro, presidente nazionale di Adiconsum. «Le banche dovranno fare attenzione. Ma i consumatori saranno più protetti: su Internet, i micro crediti sono di facile accesso, presentati senza interessi e con commissioni basse. Mentre basta non rispettare una rata, anche su operazioni di importo contenuto, per avere penali pesantissime che spesso si ignorano». Per la verifica preliminare, ci si potrà avvalere dell’intelligenza artificiale. Mentre vengono esclusi dalle fonti utilizzabili i social network. E se l’algoritmo nega il prestito o sbaglia? «Il consumatore potrà chiedere di parlare con un funzionario per avere spiegazioni sull’esito della verifica. Se insoddisfatto, potrà presentare un reclamo per la revisione della pratica», prosegue ancora De Cristofaro di Adiconsum. «Se la banca si avvale di strumenti automatizzati, ne risponde».
Vengono introdotti requisiti più stringenti per la pubblicità sui prestiti: vietati gli spot che incoraggiano a chiedere credito, che suggeriscono che migliora il tenore di vita, che sostengono che i finanziamenti già in corso o le segnalazioni presenti nelle banche dati non incidono. Al bando anche quelli che spingono agli acquisti senza fornire dettagli su oneri e costi o usano le tecniche manipolatorie dei cosiddetti “dark patterns”. Gli annunci promozionali devono contenere tutte le informazioni di base e deve essere sempre assicurato un contatto diretto con un operatore per eventuali chiarimenti. Inoltre, è rafforzato il diritto di recesso senza penalità e l’estinzione anticipata del prestito senza oneri aggiuntivi, entro i limiti e alle modalità stabilite dalla legge.
Manca ancora l’ultimo tassello per capire come saranno calibrati i compiti. «Non è ancora possibile definire la modalità con cui sarà applicata la norma poiché le istituzioni nazionali come Banca d’Italia non si sono ancora espresse con le linee guida di attuazione», chiarisce ancora Simone Capecchi di Crif. «Se i decreti attuativi o le disposizioni dovessero tardare, il mercato beneficia di un regime transitorio. L’adeguamento slitta a 90 giorni dopo l’entrata in vigore delle nuove regole di vigilanza. Fino ad allora, restano validi i vecchi contratti e le norme precedenti».
L’incognita? L’impatto effettivo sulle tasche dei consumatori. «Questi crediti erano praticamente senza interessi perché non c’erano oneri per gli operatori» evidenzia di nuovo Giovanni De Cristofaro di Adiconsum. «Un lato potenzialmente problematico sono i costi di compliance. Quanti ce ne saranno per adeguarsi ai nuovi requisiti e quanti saranno scaricati sui consumatori?».