La Stampa, 14 settembre 2026
Auto senza pilota sulle strade italiane migliaia di autorizzazioni ma solo per i test
È sempre più facile vederle girare per le città. Auto a guida autonoma. Capaci di guidare da sole, ma in presenza di un supervisore umano. Non sono ovunque. Ma dal 2018, anno in cui è stato introdotto il decreto Smart Road che ha creato il quadro normativo per le sperimentazioni, sono migliaia le autorizzazioni che il ministero dei Trasporti (Mit) ha dato a costruttori, università, enti pubblici e privati di ricerca. Le prime sperimentazioni sono partite a Torino e Parma. Poi nel resto del Paese. Un’Italia-laboratorio un po’ inaspettata. Avanzata nei test nonostante la prudenza normativa. Eppure, ancora distante dalla diffusione di robotaxi e di veicoli senza conducente sempre più presenti soprattutto nelle città statunitensi e cinesi.
La prima sperimentazione si è mossa sull’asse Parma – Torino. Ad aver ottenuto l’ok del ministero, nel 2019, è stata VisLab. Azienda nata come laboratorio dell’Università di Parma nei primi anni 90, tra le prime al mondo a lavorare a sistemi per automatizzare la guida. Oggi è parte del gruppo statunitense Ambarella, che l’ha comprata nel 2015 per 30 milioni di dollari. Ma in Italia VisLab mantiene radici e un centro di ricerca a Parma. Sette anni fa i primi test in strada. Nel traffico ordinario. Fu quello il primo segnale che la guida autonoma poteva misurarsi con la città reale. Una sfida ancora aperta per molte realtà italiane, spesso con un manto stradale ibrido, asfalto e pietra, e una pianta non sempre regolare data da secoli di modifiche e aggiustamenti.
Da allora richieste e autorizzazioni si sono moltiplicate. Per ottenerle non serve solo dimostrare che l’auto funziona. Ma che il soggetto che la richiede sia legittimo, il veicolo omologato, il sistema sicuro e che ci sia supervisione umana. Sono migliaia quelle concesse finora in tutta Italia, dicono a La Stampa dal Mit. Ma manca un elenco pubblico per monitorare quali strade, di quali comuni. Si sa, però, che negli anni il centro si è spostato da Parma a Milano, con il Politecnico in prima fila nelle sperimentazioni. Da principio, con la 1000 Miglia Autonomous Drive, la prima sperimentazione al mondo di veicoli a guida autonoma su strade pubbliche lungo il percorso della storica gara. Poi, nel 2024, una Maserati GranCabrio Folgore ha ottenuto il via libera su oltre mille chilometri di strade aperte al traffico, lungo un itinerario che ha attraversato Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Umbria, Marche e Veneto. Un progetto che ha mostrato la possibilità di autorizzare una sperimentazione su una rete stradale molto eterogenea.
Un tassello in una rete più ampia. Che si è mossa a Nord per poi allargarsi al resto del Paese tramite il progetto più di frontiera della guida autonoma. Su un’autostrada. L’A26 tra Piemonte e Liguria dove Autostrade per l’Italia, con la sua controllata tecnologica Movyon e il Polimi, hanno testato dal 2023 un veicolo collegato a Roadside Unit: antenne installate lungo l’infrastruttura che trasmettono dati di posizionamento. Obiettivo: mantenere funzioni di automazione anche quando il segnale satellitare non arriva, uno dei punti più delicati per qualsiasi veicolo autonomo.
Ma in questa corsa alla guida autonoma c’è un primato che il Sud può rivendicare. La Tangenziale di Napoli, dove a maggio 2025 è partita la sperimentazione Dynamic Speed Limit: sensori, telecamere e portali digitali raccolgono dati sul traffico e suggeriscono ai veicoli una velocità capace di ridurre code, frenate e ripartenze in maniera tale da ottimizzare i tempi, evitare code e ingorghi. Qui la Maserati del Politecnico di Milano ha ricevuto le indicazioni dalla strada e ha adattato la marcia. Nel giugno 2026 la Tangenziale ha ottenuto dal Mit la certificazione di prima Smart Road italiana. Un passaggio importante che certifica l’infrastruttura e la sua capacità di comunicare con i veicoli.
Se guardiamo invece al traffico cittadino, Torino e Brescia sono le città più avanzate per la sperimentazione in strada. Torino ha ospitato navette autonome nella zona della Città della Salute, il progetto IN2CCAM e il servizio ToMove, collegato al MaaS4Italy. A Brescia, invece, da gennaio 2025 una Fiat 500 elettrica con tecnologia del Politecnico di Milano ha testato un servizio di car sharing autonomo su strade urbane, a velocità fino a 30 chilometri orari, con operatore a bordo, sala di controllo e safety car.
Ma è un quadro in continua evoluzione. La tecnologia negli ultimi otto anni ha cominciato ad uscire dai centri di ricerca per arrivare in strada. Auto e computer di bordo dialogano con le infrastrutture e percorrono città e autostrade aperte al traffico. Ma la guida autonoma italiana resta una guida sorvegliata: prima che l’auto possa davvero fare a meno dell’uomo al volante, serviranno norme più chiare, autorizzazioni trasparenti e una rete stradale capace di parlare la stessa lingua dei veicoli.