la Repubblica, 14 settembre 2026
Intervista a Dominique Boschero
La baita di Dominique è accanto a quella dove visse bambina con i nonni a Frassino, Val Varaita, provincia di Cuneo: l’avevano mandata lì i genitori, emigrati in Francia. Era la casetta sulla montagna occitana dove lei iniziò una delle sue innumerevoli vite. Dominique Boschero vi tornò, sola, a metà degli anni Settanta, dopo una carriera di attrice e diva. Della dolce vita romana non ne poteva più, e nemmeno di film, amori, corteggiatori. Adesso che ha 89 anni le tengono compagnia due gatte. Il resto è paesaggio da eremiti, liberi e senza rimpianti.
Signora, le biografie dicono che lei ha girato 65 film e che era bellissima.
«Per lo più, stupidaggini. Ma avevo bisogno di mandare i soldi alla famiglia, e poi volevo comprare la terra e la baita. Volevo lasciare il mondo dello spettacolo, falso e vanitoso. Decisi di scomparire».
Quanto è importante la bellezza fisica?
«Non conta niente, e poi io avevo le caviglie grosse delle contadine, da piccola salivo e scendevo la montagna come le capre. Avevo mille complessi, però mi applicavo. Studiavo. Recitavo, cantavo e ballavo. Ma quei film erano scemi».
A 18 anni è stata fidanzata con Alain Delon: che tipo era?
«Bellissimo come nessuno, ma solo di fuori. Dentro era arrivista, possessivo e gelosissimo: non voleva nemmeno che mettessi il rossetto. Era un uomo triste, infatti è morto solo. La nostra storia è durata due anni, eravamo troppo giovani».
Lei ha avuto un grande amore?
«Sì, Claudio Volonté, fratello di Gian Maria, uomo meraviglioso e attore unico. Claudio era fragile e incontrò le persone sbagliate. Lo accusarono di avere messo una bomba in Vaticano, ma quella notte lui era con me: lo testimoniai in tribunale, era la pura verità ma la pagai, eccome. Per tutti, diventai la donna del terrorista. Quando non stavamo più insieme, Claudio si suicidò in carcere e io soffrii».
È vero che Gina Lollobrigida era gelosa di lei?
«Come no! Stavamo girando un film insieme, e lei pretese che tagliassero quasi tutte le mie scene perché temeva le facessi ombra».
Una cosa simile accadde con il leggendario Frank Sinatra.
«Girammo un Carosello per i Baci Perugina, lui cantava e io bamboleggiavo attorno al pianoforte. Quando vide le riprese, Sinatra pensò che il pubblico avrebbe guardato più me di lui, e quel Carosello lo fece con un’altra».
Ha recitato con Tognazzi e Vianello, è stata diretta anche da Steno e Luciano Salce: possibile fosse tutto sbagliato?
«Walter Chiari, lui sì era un amore, così sensibile, generoso e gentile. Anche Carla Gravina era una bellissima persona».
Inevitabile chiederle di Franco Califano, il quale la definì la storia più importante della sua vita.
«Per me non fu così. Il Califfo era un arrivista, pensava solo a sé».
Tra le sue avventure, nel libro biografico “La ragazza occitana” scritto da Nando Mainardi, si parla anche dell’avvocato Agnelli.
«Ecco, lui era divertente, sempre di buon umore. Per stare con me si dava malato ai consigli di amministrazione della Fiat!».
Fra i suoi rimpianti artistici c’è Fellini.
«Purtroppo sì. Ero in ballottaggio per la parte della Gradisca in Amarcord, poi però Federico scelse Magali Noël: peccato. Non l’unico ruolo importante svanito: Bernardo Bertolucci aveva pensato anche a me per Ultimo tango a Parigi».
Parigi, la sua città natale.
«Ero una ragazzina, mi vestivo da maschiaccio e un giorno andai fino a Pigalle. Ero già tornata dal Piemonte, mi sentivo così spaesata senza mio nonno Giacu. Tuttavia, scoprii il mondo degli artisti: prima feci la sartina, poi sostituii quasi per scommessa una mannequin che aveva avuto un’emergenza. Andò benissimo, e dopo poco tempo mi proposero di fare la ballerina. Studiai danza con don Lurio, caro amico, e alla fine mi vollero a Cinecittà. All’epoca d’oro guadagnavo 500 mila lire al giorno, una cifra enorme, e giravo in via Veneto su un’Austin decappottabile. Cose anche belle, che però non contano niente».
Quando scoprì la causa occitana?
«Dopo il ritorno definitivo a Frassino, quando conobbi François Fontan, un punto di riferimento per tanti: fu lui a farci capire cosa significa essere occitani. Formammo anche una lista elettorale, ben più di una scommessa, era una questione di identità».
Tra le sue mille vite c’è anche quella di produttrice di maglioni.
«Per un certo periodo mi sono messa a sferruzzare, i soldi non durano in eterno. Ho fatto anche la pastora. E quando fu necessario riparare il tetto della stalla, tornai davanti alle telecamere per girare Passioni, nel 1989, forse la prima soap opera italiana. Nulla di memorabile, però ebbi la mia stalla nuova. Poi più niente, poteva bastare così».
Tra i monti non si sente sola? Come fa, quando nevica?
«Mi aiutano a raccogliere il fieno, ho anche superato una frattura al femore, però una badante fissa non posso permettermela. Vado avanti lo stesso, anche se si tribola. Ho le mie gatte, i topolini a cui dare da mangiare la sera, il silenzio, qualche amico e ancora un po’ di salute. Ho chiesto che le mie ceneri siano sparse qui, nell’orto».
Cosa vorrebbe si dicesse di lei, alla fine?
«Che Dominique è sempre Dominique».