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 2026  settembre 14 Lunedì calendario

Spia i dati di Meloni: dipendente dell’Inps rischia il processo per accesso abusivo

Per tre volte, nello stesso giorno, ha aperto i dati personali di Giorgia Meloni senza averne alcun motivo di servizio. Due volte per consultare l’anagrafica, una terza per controllare la posizione contributiva della «presidente del Consiglio», così come è scritto nel capo d’imputazione. Era il 7 febbraio del 2025. A più di un anno e mezzo di distanza, per quella incursione nei sistemi informatici dell’Inps, una dipendente dell’Istituto rischia adesso di finire a processo.
La procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio. L’accusa è di accesso abusivo a un sistema informatico. Con un’aggravante non secondaria: la donna avrebbe agito nella sua veste di dipendente dell’Inps, dove era in forza al Coordinamento generale medico legale, abusando quindi, secondo la procura, dei poteri connessi alla sua funzione o violandone i doveri.
È lì, attraverso le credenziali di lavoro, che avrebbe curiosato nella posizione della premier. Gli accessi contestati sono tre e portano tutti la stessa data. Due riguardano Arca, l’archivio anagrafico dell’Inps, dal quale è possibile consultare i dati identificativi e anagrafici associati a una persona, come codice fiscale, data e luogo di nascita e soprattutto residenza. Il terzo va più a fondo: è l’estratto contributivo, dove è registrata la storia previdenziale del lavoratore. Periodi di contribuzione, tipologia dei contributi e informazioni relative alle attività lavorative che li hanno generati.
Ma è sul perché di quelle tre ricerche che resta il punto interrogativo. A far emergere il caso sono stati gli accertamenti interni dell’Inps. L’Istituto ha inviato una prima comunicazione alla fine del dicembre scorso. Poi sono arrivate le verifiche sulla protezione dei dati e il fascicolo è approdato alla procura di Roma. La dipendente è stata interrogata il 17 aprile. Due mesi più tardi, il 23 giugno, la pm Alessandra D’Amore ha tirato le somme dell’indagine e chiesto al giudice di mandarla a processo. Nella vicenda ci sono due persone offese. Una è la premier. L’altra è lo stesso Inps, il cui sistema informatico sarebbe stato utilizzato per compiere gli accessi contestati.
Il punto che resta aperto è il movente. Perché cercare proprio Giorgia Meloni? E perché entrare per tre volte, nello stesso giorno, nella sua posizione Inps? La contestazione ricostruisce gli accessi, l’orario e le banche dati consultate. Ma sul perché di quelle ricerche resta un vuoto: la dipendente non ha fornito alcuna spiegazione.
Non è infatti la prima volta che il nome della premier compare in un’inchiesta nata dalle incursioni di un dipendente dentro banche dati alle quali aveva accesso per ragioni di lavoro. Nel 2024 era stato scoperto il caso di un bancario di Intesa Sanpaolo che aveva consultato senza autorizzazione migliaia di rapporti appartenenti ai clienti dell’istituto. Tra politici, magistrati e personaggi pubblici finiti nelle sue ricerche c’era anche Meloni.