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 2026  settembre 14 Lunedì calendario

Tre reporter si infiltrano nella rete degli agenti low-cost del Cremlino

Ingaggiati per pochi spicci per iscriversi alla Cdu – considerato “il partito più dannoso per la Russia” – e girare al Cremlino documenti interni. O per ritirare misteriosi pacchi o arruolarsi in un’importante ong che protegge dissidenti russi e vittime dei crimini di guerra e accaparrarsi i loro indirizzi. Altrimenti, per fotografare droni e missili alla più importante fiera tedesca delle armi, l’Ila, e procurare a Mosca nomi e indirizzi degli imprenditori. Ma anche per prestarsi come influencer per la propaganda filroussa.
In un anno vissuto pericolosamente, due giornalisti d’inchiesta, Angelique Geray, già nota per essersi infiltrata e aver fatto saltare in un’organizzazione terroristica neonazista, e Sergej Maier, hanno frequentato sotto copertura le reti russe dove vengono reclutati gli agenti “usa e getta” in Europa. E, insieme a un altro giornalista d’inchiesta, Markus Frenzel, hanno svelato in uno straordinario documentario come funzionano le spie “low cost” reclutate da Vladimir Putin in Europa e in particolare in Germania.
Spesso si tratta di persone assoldate per 150 euro a “missione”, pagati in bitcoin. Il risultato è un micidiale affresco della facilità con cui il Cremlino prepara gli attacchi ibridi che stanno affliggendo il continente, come quello all’aeroporto di Lipsia dello scorso anno, replicato con i droni poco più di un mese fa. Dal film emerge che Putin manovra i suoi “utili idioti”, come li chiamano con disprezzo gli uomini dell’intelligence russa, anche in Italia – menzionata più volte – o in Francia. “Putins Wegwerfagenten. Die billigen Vollstrecker” (“Gli agenti usa e getta di Putin. Gli esecutori a prezzi stracciati”), è andato in onda ieri sera sul canale Rtl. Ed è già un caso. E Angelique Geray ha rischiato grosso: la sua copertura ad un certo punto è saltata e ha ricevuto pesantissime minacce di morte dai suoi “datori di lavoro” a Mosca.
Ma come funziona il reclutamento? Sui canali Telegram filorussi, la giornalista ventinovenne ha intercettato un giorno un messaggio che recitava così: “Amici! Abbiamo bisogno di volontari in Germania, Francia e Italia. Paghiamo”. Sia Angelique sia Sergej hanno dunque risposto, sotto falso nome. E l’anonimo ha replicato a sua volta se fossero disposti a compiti semplici o meno semplici. Nei mesi, i due hanno scoperto che i compiti meno complessi erano fare fotografie, comprare schede Sim per telefoni o ritirare pacchi. Quelli più compromettenti: analizzare infrastrutture critiche, preparare gravi atti di sabotaggio. In una di queste azioni a Sergej è stato chiesto ad esempio di candidarsi per un lavoro all’Ecchr, un’importante ong che ha raccolto materiale importante per i processi contro Bashar Assad e ora sulla guerra in Ucraina ed è in contatto con molte vittime dei crimini di guerra russi. Il compito di Sergei: spedire una candidatura all’Ecchr con un allegato zeppo di malware russo che avrebbe estratto dai computer dell’ong nomi e indirizzi delle vittime.
Un altro momento interessante è quando Gueray crea un profilo da influencer filorussa su tiktok e comincia a caricare video in cui canta canzoni e propaga opinioni pro-Cremlino. Anzitutto, come se si trattasse di una comunità di bot, la giornalista viene invitata in privato semplicemente a copiaincollare i contenuti di altri utenti simili. Ma dopo un po’, viene contattata in privato da un famoso attivista putiniano che vive nella Ruhr, Jovica Jovic. Noto anche per aver fatto campagna elettorale, a Dinslaken, per il partito di Sahra Wagenknecht, la rossobruna che potrebbe allearsi con l’Afd e portarla al governo in Sassonia-Anhalt. Jovic le fa i complimenti e vuole incontrarla a Duesseldorf. Lei registra tutto di nascosto, anche quando lui le fa chiaramente capire che determinate azioni di disinformazione che ha organizzato nelle ultime campagne elettorali tedesche gli vengono ordinate direttamente dai servizi segreti russi.
I tre giornalisti di Rtl sono riusciti anche a intervistare Aleksandr Suranovas. L’uomo è sotto processo in Lituania per aver preparato e spedito un pacco andato a fuoco a luglio del 2025 all’aeroporto di Lipsia: un attentato ordito da Mosca e fallito soltanto perché l’aereo è partito in ritardo e il pacco è andato in fiamme mentre era ancora sulla pista. I russi avevano pagato l’agente “usa e getta” 150 euro per quella missione. Ora rischia molti anni di carcere.