Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  settembre 14 Lunedì calendario

Trump, un post sui social ogni 10 minuti

Un post in media ogni 10 minuti. Molti dei quali purissima AI Slop, contenuti di bassa o nessuna creatività generati con l’intelligenza artificiale. C’è Donald Trump sulla Luna, o meglio, c’è la Luna conquistata dagli Stati Uniti e la scritta «The Moon Is Ours». 
Poco dopo arriva Trump giocatore di hockey, gigantesco, che incombe sul primo ministro canadese Mark Carney caduto sul ghiaccio: «Get up, Governor», dice la scritta. Poi Trump comandante spaziale, Trump con un enorme martello che spacca l’Iran, Trump circondato da robot in una notte apocalittica. 
E tantissimi meme geografici, dall’idea di rinominare New America lo stato del New Mexico, alla cartina con gli Stati Uniti che si allargano minacciosamente a inglobare tutto il Nord America e persino l’Islanda e Haiti.
Un flusso senza fine, quello del presidente americano, che ha un caso emblematico in quanto accaduto domenica 6 settembre, durante un fine settimana – evidentemente particolarmente noioso – trascorso al golf club di Bedminster, nel New Jersey. In dieci ore e 41 minuti Trump ha pubblicato 60 messaggi su Truth Social, la piattaforma di sua proprietà, molti dei quali accompagnati da immagini generate con l’AI. Un flusso di coscienza del presidente che si traduce in immagini, provocazioni, minacce, dichiarazioni d’intenti. I temi: geopolitica, guerre, conquiste territoriali, supereroi, forza fisica e soprattutto culto della propria figura.
L’AI generativa ha dato a Trump qualcosa che i social della sua prima presidenza non potevano offrirgli: la possibilità di trasformare qualsiasi fantasia in una fotografia, un fumetto o un poster nel giro di pochi minuti. Il risultato è una produzione continua di quello che online viene ormai chiamato «AI slop», immagini sintetiche spesso grossolane, ridondanti e costruite soprattutto per tentare di fermare lo scorrimento del dito sullo schermo. 
Su Truth Social, però, lo «slop» (che letteralmente si traduce come «sbobba», brodaglia) diventa comunicazione politica. Trump colpisce una mappa dell’Iran con un martello decorato con la bandiera americana; lo Stretto di Hormuz viene ribattezzato «New U.S. Territory»; in un’altra immagine ancora il presidente siede al centro di una scena fantascientifica, circondato da enormi robot, sotto la scritta «Give Them Nightmares».
Questo infinito postare gira tutto intorno all’ego di Trump: il presidente  è sempre più grande degli altri, più forte, più giovane, più muscoloso. Domina gli avversari, ridisegna i confini, conquista lo spazio, compare a cavallo accanto a George Washington, è un supereroe, un leader militare o persino una figura mistica, religiosa. Per i suoi sostenitori è soprattutto «trolling», provocazioni per far infuriare avversari e critici. In parte lo è, ma l’AI generativa sta cambiando, ancora di pù, la comunicazione politica: non serve neppure più trovare uno slogan per mandare un messaggio, basta inserire un prompt in un chatbot e attendere quei pochi secondi in cui l’intelligenza artificiale genera una fantasia abbastanza vistosa da fare rumore online.