Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  settembre 14 Lunedì calendario

Enzo Miccio parla della sua esperienza di amore tossico

Enzo Miccio, volto conosciuto della tv e wedding planner, arriva domani in libreria con un memoir molto intimo in cui narra la storia d’amore più importante della sua vita. Si intitola Quando l’amore non basta: prima presentazione con Camila Raznovich in Mondadori Duomo a Milano (sempre domani, ore 18.30).
Nel libro non cita mai il suo ex compagno. Perché?
«Ho deciso di mantenere il totale riserbo su di lui perché non c’è più (famoso chirurgo plastico francese, è scomparso a gennaio del 2025 per una leucemia fulminante, ndr)».
La emoziona molto...
«È la prima intervista che faccio su questo libro e sono molto agitato, e commosso. E di solito non sono così... Ma in questo libro mi sono messo a nudo. Adesso che lo vedo stampato mi fa un effetto strano. Non l’ho mai più riletto. Come se fossi andato in terapia».
E dopo questa terapia, come si sente?
«Non mi posso più crogiolare nel dolore. Non mi serve. Non porta a niente... Scrivendo, parlando con lei adesso, spero di riuscire a ripulire, a sciogliere questi nodi che ancora ho. E sono molti».
Qual è il nodo più penoso?
«Che lui sia morto. Se non fosse scomparso, non mi sarei mai sognato di scrivere questo libro».
Perché?
«Non ho mai condiviso nulla di personale, la mia famiglia, i miei amori...».
E poi?
«Poi sono incappato in una storia che, vista dall’esterno, poteva sembrare meravigliosa. E invece mi ha procurato un dolore immenso, che ancora oggi mi pervade. Ho pensato che scriverne fosse utile, innanzitutto ed egoisticamente, per me.
Per capire e analizzare meglio ciò che era accaduto e come avevo reagito di fronte a certi episodi. E poi ho pensato a qualcuno (soprattutto a una donna, è a loro che ho dedicato la mia vita professionale) che lo leggeva e che poteva trovarsi in una situazione simile, senza magari i mezzi per poterla affrontare».
E lei li aveva i mezzi?
«Io all’inizio non capivo niente. Ma subito avrei dovuto rendermi conto che era una cosa difficile, malata...».

La particolarità di questo suo memoir pubblicato da Cairo Editore è che quello di cui lei scrive è chiaramente un «amore tossico». Di questi amori si parla molto a proposito di coppie etero, molto meno all’interno di coppie omosessuali...
«Mi sono rivolto a una psicoanalista in ritardo. Ho fatto terapia prima da solo, poi in coppia, poi soltanto lui e poi di nuovo io da solo. Avevo necessità di qualcuno che mi fornisse i codici per comprendere ciò che stavo vivendo. Però non mi sento di paragonare la mia storia a quelle che poi sfociano in violenze fisiche, perché tra noi quella non c’è mai stata. Al di là di tutto, io conservo un ricordo meraviglioso di questa persona. Perché ho la certezza, l’ho vissuto sulla mia pelle, che il nostro era un amore vero».
Fisica no. Ma violenza psicologica c’è stata?
«Ricordo come fosse adesso una cosa che mi disse la mia terapeuta alla prima seduta: “Tu adesso sei nelle sabbie mobili. Sai che cosa significa? Che non hai la possibilità di uscirne. Cerchi di salire ma c’è sempre qualcosa che ti tira sotto. Ed è esattamente quello che stavo vivendo e che ho voluto raccontare nel libro. La gente si deve rendere conto che, a un certo punto, bisogna avere la forza e il coraggio di dire stop. E se non ce la si fa da soli, farsi aiutare da uno specialista. Perché l’amore non basta. Non basta...».

Come vi siete conosciuti?
«Ci hanno presentati a una cena, a Parigi. All’epoca ero felicemente fidanzato con un altro uomo, Massimiliano, da undici anni. E glielo dissi chiaro e tondo: “Guarda che io non ho nessuna intenzione di lasciarlo”. Non saprò mai che cosa gli passò per la testa in quel momento, probabilmente l’avrà presa come una sfida. Invece, di lì a poco tempo la mia vita si è rivoluzionata, ed è stato un inferno finché non ho terminato il rapporto con il mio ex».
Un inferno come?
«Mi faceva pressioni tutti i giorni. Ogni messaggio, ogni telefonata erano diventati insostenibili. Voleva che lo lasciassi immediatamente... ma come puoi abbandonare una persona così su due piedi? Non riuscivo a sottrarmi a questa sua modalità».
Si è pentito di avere lasciato Massimiliano?
«No. La verità è che la nostra storia era arrivata al capolinea. Ma lui rimane una persona sempre vicina, fidata».

Nonostante questa storia complessa, lei ha portato avanti l’immagine pubblica di Enzo Miccio wedding planner più famoso d’Italia, personaggio televisivo, i reality... Chi l’ha aiutata a tenere insieme i pezzi?
«Tutti mi hanno aiutato. Mi hanno sostenuto, mi hanno compreso. I ragazzi in ufficio vedevano quanto fossi fuori fase, sottosopra. Prendevo un aereo come fosse la metropolitana. Uscivo dal lavoro andavo a Linate e compravo un biglietto per Parigi. Non potevo stargli lontano, anche quando mi maltrattava, anche quando mi chiudeva fuori di casa».
La cosa che la faceva soffrire di più?
«Magari c’erano momenti in cui stavamo bene e poi bastava uno sguardo, una parola, una cosa detta male o che secondo lui non andava detta, che non mi parlava più. Non mi rivolgeva più la parola. Era capace di non calcolarmi per ore, per giorni, per un weekend intero. Per motivi incomprensibili. Mi faceva diventare pazzo. Un’altra cosa che mi mandava fuori di testa era quando non mi rispondeva al telefono. Potevo farlo squillare quante volte volevo. Niente».
C’è stato un momento in cui ha pensato: «No, questo è troppo. Basta»?
«Sono stati sei anni di inferno. Ero sotto terra, davvero. C’è stata un’ennesima lite. Come sempre non mi rispondeva più e io allora sono salito su un aereo e sono andato a Parigi. Suonai il campanello e niente, faceva finta di non essere in casa. Ma io sapevo che lui c’era, i cani abbaiavano. Sono tornato altre due volte a bussare alla sua porta in quel fine settimana. È scattato qualcosa in me. Ero seduto in un caffè, disperato, e mi sono detto: “Adesso basta. Ti proteggi. Non vai da nessuna parte”. È stata l’ultima possibilità».
C’è riuscito?
«Gli ho ancora scritto, mandato messaggi... ma non sono mai tornato da lui».
Si percepisce ancora la fatica...
«Non è facile, quando si incontra la persona sbagliata e che non ti molla. Perché alla fine lui mi cercava sempre. Mi riprendeva, ci vedevamo, mi scriveva. C’era un accanimento. Dopo quell’ultima volta a Parigi non l’ho più cercato. Ha fatto lui qualche tentativo ma a quel punto mi ero un po’ fortificato e non ho mai ceduto».
Ci sono stati altri uomini tra voi?
«No, mai. Ero totalmente assorbito. Con lui ho imparato cosa significa essere fedele, essere corretto».

Sua mamma cosa pensava di quest’uomo?
«Mia mamma l’ho sempre tenuta fuori. Le ho lasciato solo la parte bella, e se l’è goduta molto. Loro due avevano un rapporto strepitoso. Lui l’adorava, forse era la mamma che non aveva mai avuto. Lei non parlava una parola di francese e lui ovviamente non conosceva il napoletano, ma si telefonavano e chiacchieravano. Quando chiedevo a mamma cosa si fossero detti, lei rispondeva: “L’ho invitato a Natale, naturalmente”. Veniva, giocava a tombola con la mia famiglia. Con me ha vissuto una normalità che non gli era stata concessa prima. Le regalava sempre un profumo che lei ama tantissimo, Hermès 24 Faubourg, e che faccio fatica a trovarle perché è poco diffuso».
Lei è il re dei matrimoni...
«Ci credo ancora moltissimo nell’amore. Come si fa a vivere senz’amore? Sono sicuro che esiste davvero. Spero che mi capiti di trovarlo».
Come si immagina il suo matrimonio?
«Ci ho pensato poche volte, in maniera tiepida. Il matrimonio è una cosa molto seria. “Per sempre” deve essere davvero per sempre».