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 2026  settembre 14 Lunedì calendario

Raccolta delle firme, muro del centrodestra: non è punitiva

Si torna in Aula, oggi, per il rush finale della legge elettorale che il Senato dovrebbe licenziare domani. La maggioranza si presenterà determinata a portare al voto lo Stabilicum senza incidenti né ripensamenti: «È chiusa, nessuna norma – nemmeno quella che quadruplica le firme per presentare le liste – è punitiva o incostituzionale», dicono dopo l’ultimo brevissimo confronto a distanza gli sherpa.
Le obiezioni delle opposizioni, invece, prenderanno forma dentro e fuori dal Palazzo: con due emendamenti «contro la spudorata manipolazione delle norme per danneggiare l’avversario», avvertono i deputati, e con una protesta organizzata da Alessandro Onorato e la sua Progetto civico nazionale per il pomeriggio davanti a Palazzo Madama. «Meloni nel 2014 per entrare in Parlamento con la sua FdI raccolse appena 40 mila firme, a noi vogliono imporre di raccoglierne 400 mila», protesta l’assessore romano. Che replica così all’invito di Fabio Rampelli sui social ad affrontare la sfida senza «appelli» al capo dello Stato: «Grazie, ma con la vostra legge elettorale FdI non sarebbe mai nata».
I tecnici dei quattro partiti di maggioranza ieri hanno definito alcuni ulteriori modifiche che arriveranno in Aula: la soglia per ottenere il seggio dove risiedono le minoranze linguistiche, cioè l’Alto Adige scenderebbe dal 20 al 15 per cento. «Un regalo a Svp che governa con loro a Bolzano e Trento», sibilano gli avversari. Che tenteranno, con due distinti emendamenti unitari, di contenere quelli che ritengono trucchi di «gerrymandering» (il ridisegno confini dei collegi per garantirsi un vantaggio). «Operazioni proditorie, fatte alla chetichella, a un centimetro dal voto finale alla Camera – accusa Dario Parrini del Pd – che suscitano sdegno. Colpi di mano. Non diversi da quello con cui sono state quadruplicate le firme necessarie per presentare le liste da un momento all’altro».
La norma approvata venerdì, che impone la raccolta di 6.000 firme (non più 1.500) per ogni collegio in cui si voglia presentare una lista non già rappresentata in Parlamento, è infatti quella che fa ancora discutere. Ma in attesa che gli organi preposti ne valutino la costituzionalità, gli oppositori concentrano le loro critiche sulla legge elettorale in toto. Roberto Vannacci, che aveva pungolato Meloni sulle preferenze, ribadisce: «Così come reintrodotte, sono farlocche, un inciucio». E la dem Elly Schlein suona la carica: «Facciamo muro contro la legge elettorale».
Chiusa in Senato, a ottobre lo Stabilicum tornerà alla Camera. E a Montecitorio le opposizioni tenteranno di far leva sul voto segreto, quello in particolare delle donne, penalizzate dalla mancanza di tutele di genere sui capilista bloccati, per farla saltare. Dalla maggioranza si mostrano spavaldi: «Voglio proprio vedere quei o quelle parlamentari disposte a far cadere il governo a un anno dalla scadenza della legislatura».