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 2026  settembre 14 Lunedì calendario

Il rilancio di Mosca: «Xi e Modi mediatori»

Dove non riesce Donald Trump – cioè a mediare la soluzione della guerra in Ucraina – possono riuscire Xi Jinping e Narendra Modi? Auguri. Ieri, era in corso la terza e finale giornata del vertice dei Brics a New Delhi e il portavoce di Vladimir Putin, Dmitry Peskov, ha detto che i leader di Cina e India avrebbero proposto, durante incontri separati con il suo capo, di svolgere un ruolo di pacificatori tra Mosca e Kiev. «Buoni auspici» che, ha detto Peskov, non sono stati esclusi da Mosca «in un possibile futuro», magari in ottobre, dopo le elezioni del 20 settembre in Russia.
Non è la prima volta che si parla di una mediazione cinese, addirittura la prima già nel 2022. E pure il primo ministro indiano si era già offerto. Qualcuno ha finto di credere alle possibilità ma Volodymyr Zelensky, diretto interessato, non ci ha mai seriamente creduto: per lui, ci sono i sostenitori, cioè i Paesi dell’Unione europea, e c’è un mediatore, gli Stati Uniti di Trump.
Xi non è nella posizione di mediare, avendo sostenuto Mosca economicamente e con l’invio di materiale utilizzabile anche in guerra. Modi è influente nei Brics, ha un buon rapporto con Putin che chiama «amico mio» ma non ha ancora il peso politico sufficiente per spingere a una svolta in Ucraina. È anche molto dubbio che Putin intenda mettere fine alle operazioni militari su basi accettabili da Kiev. La «rivelazione» di Peskov somiglia insomma a verniciatura di propaganda di fronte al summit dei Brics, durante il quale la delegazione russa ha cercato il sostegno non solo di Pechino e New Delhi.
Certo, anche il mediatore americano, Trump, ha mostrato di non avere le carte per fermare l’aggressione russa. I suoi due inviati, Steve Witkoff e Jared Kushner, sono appena tornati da una missione nell’area a mani vuote.
I tre giorni del summit di New Delhi sono stati interessanti per motivi più solidi dei desideri di mediazione resi pubblici dai russi. Ai Brics storici – Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica – si sono ormai aggiunti ufficialmente sei Paesi (Iran compreso) e un’altra decina è candidata all’ingresso. L’incontro è stato un successo per Modi che l’ha ospitato e guidato. La riunione è terminata con una dichiarazione finale di 45 pagine approvata all’unanimità, la più significativa nella storia dei Brics: tra le altre cose, invita alla «massima moderazione» nella guerra nell’Asia occidentale (leggasi Iran e Golfo), non fa cenno al conflitto in Ucraina, ribadisce l’opposizione alle politiche egemoniche di Trump. Modi sta tentando un’altra moderazione, quella tra Teheran e gli Emirati Arabi Uniti (Trump dice che sono fatti loro, non gli interessa). Soprattutto, significativa è stata la scenografia del riavvicinamento tra India e Cina dopo gli scontri di frontiera del 2020.
Il presidente cinese è atterrato a New Delhi a capo di una delegazione di alcune centinaia di persone: per fare sapere che i rapporti stanno migliorando e che Pechino ci tiene. La relazione tra i due Paesi è da tempo nel segno delle rivalità: nella regione, per la leadership dei Brics e dal punto di vista economico. Xi e Modi, però, sono spinti a migliorare i rapporti dalla politica di Trump che ha riservato sgarbi alla democrazia indiana e dall’altra parte ha in corso la sfida egemonica con i cinesi. Gli scambi commerciali tra New Delhi e Pechino sono in crescita del 23% nei primi sette mesi dell’anno, a 150 miliardi di dollari, e le relazioni diplomatiche sono in un notevole miglioramento tattico, pur rimanendo la rivalità. La frustrazione generale nei confronti del tumultuoso, golfista Trump spinge Modi e Xi a incontrarsi. E i Brics a seguire.