Il Messaggero, 13 settembre 2026
Lvmh, la battaglia contro Molly Tea pesa sulle vendite in Cina per il 30%
Il colosso del lusso Lvmh in crisi in Cina per un produttore di tè locale. O meglio, per la reazione patriottica che una vicenda legale apparentemente di facile soluzione ha saputo scatenare grazie al tam-tam online. Una sorta di nuovo Davide contro Golia ai tempi dei social.
La disfida è iniziata con la causa intentata dal gruppo francese contro la catena cinese di bubble tea Molly Tea per violazione del marchio. L’accusa rivolta ai negozi di tè era quella di aver copiato il celebre fiore a quattro petali simbolo della maison e stampato insieme al logo “LV” praticamente su tutte le borse e tutti gli accessori targati Louis Vuitton. A luglio, Lvmh ha vinto la causa, ottenendo il riconoscimento ufficiale della contraffazione da parte di Molly Tea.
Ma, a quel punto, l’indignazione sui social media contro il gigante francese è cresciuta come un’onda allontanando i clienti. La vittoria in tribunale ha esacerbato gli animi, suscitando rabbia e una difesa appassionata da parte dei sostenitori di Molly Tea, pronti a giurare che il monogramma fosse cinese al 100%, simile a un motivo floreale della dinastia Tang.
E l’effetto è arrivato anche nei negozi, persino nel megastore a forma di nave da crociera inaugurato da Lvmh in pompa magna lo scorso anno nell’esclusivo quartiere Jing’an di Shanghai.
Secondo la società di ricerca JL Warren Capital, le ripercussioni negative hanno iniziato a riflettersi sulle vendite del marchio: «Abbiamo continuato a osservare cali delle vendite a doppia cifra in estate, di circa il 30% di luglio e del 20-25% ad agosto», ha affermato la società di ricerca. La causa legale, spiega ancora JL Warren Capital, ha infatti innescato «una controversia crescente sull’appropriazione culturale che sembra aver inciso in modo significativo sulle performance del marchio».
Per diversi anni, la Cina è stata il principale motore delle vendite di beni di lusso: la crescente ricchezza e il reddito disponibile hanno spinto i consumatori ad acquistare di tutto, dalle borse Louis Vuitton alle sciarpe Hermes, fino alle scarpe Gucci. La domanda locale ha contribuito a portare le vendite e le azioni di Lvmh a livelli record nel 2023.
Ma oggi il panorama è ben diverso. L’economia cinese sta rallentando e i consumi stanno soffrendo rispetto al boom a cui i grandi marchi erano stati abituati. E, nel contesto di una più ampia flessione del settore del lusso, le azioni di Lvmh hanno perso oltre il 36% quest’anno, tornando ai livelli dell’era Covid.