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 2026  settembre 12 Sabato calendario

Pure la Tunisia fa il processo a ong e Flotilla

Il giudice istruttore del Polo giudiziario economico e finanziario tunisino, nell’udienza di ieri, ha deciso di prorogare di ulteriori quattro mesi la custodia cautelare in carcere per i quattro attivisti della Global Sumud Flotilla: Wael Naouar, Nabil Channoufi, Ghassan Henchiri e Ghassan Boughdiri. Il prossimo appuntamento è il 16 settembre, fissato dall’avvocato difensore per un incontro con lo stesso giudice istruttore al fine di discutere la proroga del regime carcerario. “È irragionevole in qualsiasi senso per l’umanità che rimangano ingiustamente in carcere quando in precedenza si trovavano nelle prigioni dell’occupazione sionista”, ha dichiarato ad Arabi21 il coordinatore della Rete tunisina per la lotta al sistema di normalizzazione, Salah El-Din Al-Masry. Diversi i movimenti a sostegno degli attivisti, i quali, dall’interno del carcere, stanno anche loro intraprendendo una misura volta ad attirare attenzione sulla loro condizione, con uno sciopero della fame.
Wael Naouar, il primo a intraprendere il digiuno totale, si trova in una condizione di salute “molto grave”, stando alle dichiarazioni del suo avvocato e presidente della lega tunisina per i diritti umani, Bassem Trifi. Naouar si trova al 25° giorno di sciopero della fame; a seguito dell’ultima visita, la scorsa settimana, Trifi aveva dichiarato di aver certificato una perdita di peso di 18 chili, bassa pressione sanguigna e basso livello di zucchero nel sangue, oltre a difficoltà a respirare, camminare e parlare. “Riteniamo le autorità pienamente responsabili della sicurezza fisica dei nostri compagni” ha affermato Rashid Othmani, membro del comitato a sostegno degli attivisti della Sumud Flotilla, “i nostri occhi e i nostri cuori sono con il nostro compagno Wael, che è fermo di fronte alla morte” ha aggiunto. Ma “Wael conosce molto bene i rischi di uno sciopero della fame” ha dichiarato Anis Harrathi, del comitato a sostegno dei detenuti, ad al Jazeera, “eppure ha scelto di mettere il suo corpo a confronto con un intero sistema, perché arriva un momento in cui il silenzio diventa più pericoloso della fame”. Intanto le autorità tunisine non hanno reso pubbliche le accuse contro i quattro né hanno risposto alle domande sulla detenzione e sulla salute di Naouar.
Dopo sei mesi dalla loro incarcerazione i quattro attivisti non hanno ancora ricevuto un’accusa, ma secondo una fonte giudiziaria, i reati sui quali si starebbe indagando includono frode, tradimento, uso di documenti contabili, libri e registri falsi e riciclaggio di denaro. Infatti, una delle leggi a cui si appella la giustizia per legittimare la detenzione degli attivisti riguarda una legge che rende estremamente difficile, per le organizzazioni tunisine, raccogliere finanziamenti in valuta estera, una legge che va a “limitare la libertà associativa”, dichiara Thabet El Abed, presidente della Camera. Un rapporto di Human rights watch pubblicato la scorsa settimana ha documentato quella che ha descritto come la “militarizzazione” delle indagini finanziarie e penali, tramite arresti, detenzioni e misure amministrative contro le organizzazioni della società civile e i loro membri nel Paese. L’ accusa di criminalità finanziaria verso la società civile e le ong sarebbe, secondo l’organizzazione, finalizzata a intimidire e limitare lo spazio civico. Human rights watch ha, infatti, affermato che dal 2025 almeno 47 persone legate a ong in Tunisia sono state processate e almeno 14 sono state giudicate colpevoli e condannate al carcere. La Tunisia ha percepito 105 milioni di euro da Ue e Stati membri per fermare le migrazioni. Ma 46 organizzazioni umanitarie hanno denunciato l’uso dei fondi per dare ulteriore potere alla guardia costiera e ad altre forme di repressione della società tunisina.
A dare l’allarme anche il Sindacato tunisino dei giornalisti, che accoglie riunioni e conferenze stampa, quasi quotidianamente, dei diversi gruppi critici verso le politiche del presidente Kais Saied. Nella partecipatissima riunione di ieri, oltre che la situazione dei quattro attivisti, è stata proprio la libertà di stampa al centro del dibattito. La solidarietà dei presenti è andata innanzitutto ai colleghi detenuti, poi il presidente dell’Snjt, Zied Dabbar, è intervenuto descrivendo il contesto attuale come particolarmente preoccupante per la professione.