La Stampa, 13 settembre 2026
Scure Antitrust sui libri di testo
Libri scolastici, il tetto della spesa c’è ma regge? Il ministero fissa le regole, dalle medie ai licei ai professionali, ma l’Antitrust ha messo nero su bianco che i tetti di spesa sui libri di testo, pensati per proteggere le famiglie, nella pratica «si sono rivelati inefficaci». Evidenzia: «La loro capacità di calmierare i prezzi risulta compromessa», perché «non esiste uno strumento realmente in grado di verificarne il rispetto». L’analisi di 3,4 milioni di adozioni di libri effettuata da siti specializzati su dati del ministero dell’Istruzione e del Merito (Mim) – mostra il cortocircuito: più di una classe su due alle medie supera il tetto ordinario (55,1% in prima media, 61,5% in seconda e 55,8% in terza) e in seconda media 3.696 classi, il 14%, superano persino il +20% massimo consentito, la valvola pensata per i casi in cui il limite non basti.
Il Mim fissa ogni anno l’importo massimo che una famiglia dovrebbe spendere in libri, con una deroga che quest’anno arriva al 20% contro il 15% dello scorso anno e il 10% di due anni prima. Mette a disposizione il portale Sidi e il Cruscotto dei tetti di spesa, ma, spesso, l’argine si sposta insieme alla spesa che dovrebbe contenere. Le differenze regionali restano forti: in prima media sfora il 63,1% delle classi in Puglia, il 62,7% in Veneto e il 61,2% nel Lazio; l’Umbria arriva al 73,3%, le Marche al 70,8%, mentre la Campania si ferma al 33,2%. Per la scuola secondaria di primo grado, i tetti dell’anno scolastico in corso sono di 303 euro in prima, 121 in seconda, 136 in terza, soglie ampiamente superate. Salendo alle superiori, al liceo classico il tetto è di 346 euro il primo anno e tocca 395 euro in terza, la cifra più alta dell’intero elenco; allo scientifico si passa dai 230 euro del secondo anno ai 331 del terzo, all’artistico dai 189 ai 267. Agli istituti tecnici le cifre oscillano tra i 244 e i 346 euro.
A dare un volto a numeri e sforamenti è Barbara Antonini, mamma di un alunno piemontese dell’Istituto Comprensivo di Balangero, alle porte delle Valli di Lanzo. Ha scritto a La Stampa. Nella scuola del figlio le soglie sono state sforate del 30% nell’anno 2024, del 46% nel 2025 e del 39% quest’anno, con 12 classi su 14 oltre il 20% di tolleranza consentito. Le danno ragione anche i dati di Altroconsumo: un’indagine su mille genitori rileva che «due su tre si sono trovati almeno una volta davanti a un libro etichettato come “consigliato” – che non concorre al calcolo del tetto – ma richiesto, come obbligatorio». Una quota identica ha ricevuto durante l’anno richieste di acquistare altri testi fuori lista.
Dietro tutto questo, infine, c’è un mercato che secondo l’Autorità presenta «un’offerta molto concentrata»: quattro gruppi editoriali controllano insieme oltre l’80% delle adozioni scolastiche italiane, in un settore che vale 773 milioni di euro l’anno – Mondadori leader al 32%, Zanichelli al 25%, Sanoma al 13, 5% e La Scuola all’8%. Anche la promessa della svolta digitale, che avrebbe dovuto abbattere i costi, si è arenata: solo il 16% delle licenze digitali abbinate ai libri cartacei viene davvero attivato ogni anno. Così, tra il decreto ministeriale, il mercato e il banco di scuola, il tetto non sempre regge. E il conto, come sempre, lo pagano le famiglie.