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 2026  settembre 13 Domenica calendario

Irlanda, una lumaca fermerà un progetto di Trump?

Una lumaca correrà più forte di Donald Trump? Non è un paradosso di Zenone, ma un’altra Ballroom della discordia. Perché dopo quella della Casa Bianca, ricorsi e battaglie legali stanno affliggendo anche l’altra, principesca “Sala da Ballo” del presidente americano, nel suo golf club di questo grazioso villaggio di circa 250 anime nell’ovest dell’Irlanda, tra colline smeraldo e stupefacenti spiagge oceaniche.
La lumaca si chiama tecnicamente Vertigo angustior: è un mollusco microscopico delle spiagge di Doonbeg e una specie protetta. “La sua possibile estinzione è qualcosa di davvero vergognoso”, sostiene Liam Madden, un eccentrico architetto di Longford, a due ore di macchina da Doonbeg, e autore del ricorso contro il Trump International Golf Links & Hotel lo scorso luglio presso un tribunale, dopo l’ok al progetto delle autorità locali.
“Forza Italia!”, esulta Madden quando gli telefoniamo. Il 76enne, alias “Vitruvius hibernicus”, è stato accusato di innescare numerose cause civili in tribunale, tra cui quella contro Trump, soltanto per la sua brama di notorietà. Ma lui smentisce categoricamente, come ha scritto anche alle controparti: “Ho presentato migliaia di simili ricorsi nella mia vita e i miei clienti, alla maniera irlandese, mi hanno sempre considerato un eroe, o un dio. Ma non sono assetato di fama. Anzi, sono una persona molto simile e riservata che tiene all’ambiente e alla conservazione delle specie protette”.
Il progetto di Ballroom di Trump “darà vita alla più maestosa sala da ballo dell’Irlanda”, hanno promesso i figli del presidente, Donald Jr ed Eric, che sono i direttori del golf club di Doonbeg e che, a differenza del padre, si sono presentati più volte in paese in passato a spillare pinte di Guinness ai residenti. La nuova Ballroom sarebbe più ampia e lussuosa di quella esistente, in scia all’idea della Casa Bianca, da oltre 1100 metri quadrati, con 320 posti e 42 tavoli. E darebbe ancora più appeal al golf resort che già attrae centinaia giocatori e visitatori da tutto il mondo. In particolare dall’America e dal Canada, a prezzi stellari. Tra lusso e buche gloriose in riva all’Oceano Atlantico, tra le colline della bucolica contea di Clare che il nobel Seamus Heaney decantava così: “A settembre o a ottobre, quando il vento e la luce interagiscono tra loro, così che l’oceano, da un lato, è in tumulto…”.
Oggi al Trump International Golf Links & Hotel, con le bandiere americana e irlandese fuori, non è dato sapere quanti iscritti ci siano. Ma il management ci dice che diventare membri costa 30mila euro di iscrizione una tantum e poi 7mila all’anno. Per giocare una sola giornata, il prezzo è 625 euro (più il caddy e altre spese, ovviamente), mentre per una stanza da letto “bed & breakfast” si parte dai 350 euro a notte.
Eppure questo eden privato non l’ha costruito Donald Trump, il cui nome appare su tutte le strade intorno. Invece, venne inaugurato nel 2002 grazie a ricchi fondi dell’Unione Europea (quasi tre milioni) e l’investimento di Kiawah Development Partners dal South Carolina, con il design del golfista Greg Norman. Trump, dopo esser atterrato nel vicino aeroporto di Shannon, l’ha acquisita nel 2014 dai precedenti proprietari, quando era in declino (undici anni senza profitti), a patto che rispettasse le norme ambientali. Da allora, è diventata una macchina da soldi, generando milioni di euro all’anno per la famiglia di “The Donald”.
Ma, grazie al golf club di Trump – che ne ha un altro in Scozia – anche gli abitanti di Doonbeg si sono arricchiti. O comunque stanno molto meglio, visto che le autorità irlandesi hanno conseguentemente migliorato le strade, abbellito i luoghi, e in alta stagione i lavoratori raddoppiano, per arrivare ad almeno 300. Rory, uno dei proprietari del pub Morrisey’s dove i figli di Trump si sono messi più volte dietro il bancone a spillare birre, assicura: “Qui gli affari ora vanno bene”. Anche il 16enne George Comerford, che incontriamo sull’unica via principale insieme alla sua famiglia, ne è sicuro: “Lavoriamo tutti e anche le nostre famiglie sono più felici”.
“Il golf resort di Trump immette 6 milioni di euro nell’economia locale e altri 6 milioni per i fornitori di tutto il paese, e l’Irish Open (dove ci sarà nel weekend il campione di golf nordirlandese McIllroy ad accogliere Trump, ndr) porta altri dieci milioni”, ci spiega Rita McInerney, consigliera regionale del partito Fiánna Fail, che ci accoglie nell’unico alimentari del villaggio: “Io credo una cosa: la questione della sala da ballo è esplosa solo perché c’era di mezzo Trump. Altrimenti, sarebbe passata inosservata. Sinora il gol club ha sostanzialmente rispettato gli impegni per l’ambiente”.
Ma qui in Irlanda sono tanti i critici di Trump, nonostante lo storico legame con gli Stati Uniti. Secondo un sondaggio di Ireland Thinks/Sunday Independent di inizio settembre, il 63% degli irlandese disapprova l’operato del presidente americano. Tra i contestatori, in primis c’è la nuova presidente irlandese di sinistra Catherine Connolly, che The Donald (con i figli ma senza Melania) incontrerà oggi, prima del ben più conciliante Taoiseach (primo ministro in gaelico) Michéal Martin, per poi volare verso il suo resort di golf a Doonbeg.
In passato, Connolly ha chiamato il presidente americano “bullo imprevedibile”, lo ha criticato duramente su Gaza, per poi apostrofare così The Donald e l’America durante le visite dell’attuale presidente a Doonbeg: “Ci sono Paesi di cui certamente non possiamo fidarci. L’America è uno di questi, e lo stesso vale per l’Inghilterra e la Francia. Dietro le loro motivazioni c’è semplicemente l’industria delle armi: guerre continue, la normalizzazione della guerra e la realizzazione di enormi profitti… Trump, che ha calpestato il diritto internazionale, sostenendo Israele mentre calpesta a sua volta il diritto internazionale e riduce Gaza a nulla”.
Oggi e domani sono previste migliaia di persone a protestare contro Trump, in strada e attraverso 120 diverse sigle, a Dublino e a Doonbeg dove si svolge l’Irish Open di golf. Di certo ci sarà l’attivista Sarah Clancy, già nella Global Flotilla e parte di una coalizione che comprende Palestine Solidarity e Shannon Watch: “La dipendenza di Doonbeg da Trump”, dice a Repubblica, “riflette la più ampia dipendenza dell’Irlanda dai capitali stranieri, dal turismo e da un modello di sviluppo trainato dal settore immobiliare. L’Irlanda farebbe bene invece a sostenere i diritti umani, il clima e il diritto internazionale, e non Trump. Serve invece uno sviluppo rurale sostenibile, di investimenti nelle piccole imprese gestite dalle comunità locali, anziché dipendere da un unico investitore facoltoso”.