la Repubblica, 12 settembre 2026
Caso piccolo Domenico, depositati i risultati della perizia
Il ghiaccio secco a Bolzano e la scelta di non utilizzare il Berlin Heart a Napoli: sono nella fase precedente e in quella successiva al trapianto di un cuore gravemente danneggiato dal ghiaccio secco le principali criticità rilevate dai tre esperti nominati dal giudice per ricostruire le cause della morte del piccolo Domenico, morto a due mesi dall’intervento chirurgico al quale fu sottoposto all’ospedale Monaldi di Napoli.
Se il bambino, argomentano gli esperti nella superperizia di 553 pagine depositata all’incidente probatorio in corso davanti al giudice, fosse stato collegato a un Berlin Heart, un cuore artificiale, prima che insorgessero problemi agli organi interni, non sarebbe morto il 21 febbraio. E sarebbe stato candidabile per un nuovo trapianto “per un tempo superiore”.
Invece rimase attaccato al macchinario Ecmo per 60 giorni, subito dopo il trapianto del 23 dicembre 2025. Questa scelta della equipe diretta dal primario Guido Oppido viene ritenuta dal periti “non conforme alle leges artes”. Nella ricostruzione degli esperti, invece, nelle scelte compiute quando, in sala operatoria, si decise di trapiantare il cuore nonostante fosse risultato danneggiato dal ghiaccio secco durante il trasporto, non vengono ravvisate “censure sostanziali” a carico dei medici.
Discorso diverso per quanto riguarda quanto accaduto a Bolzano. Per i periti la condotta della dottoressa Gabriella Farina, che guidò l’equipe partita da Napoli per l’espianto del cuore del donatore, non fu “congrua”, perché avrebbe dovuto provvedere a portare ghiaccio a sufficienza e “non verificò che ciò che le era stato fornito, a fronte di una richiesta probabilmente corretta, era ghiaccio secco”. Appare più defilato, agli occhi degli esperti, il ruolo del dottor Vincenzo Pagano che accompagnò Farina in Alto Adige. I periti però rilevano che anche la scelta di fornire ghiaccio secco, per iniziativa della vice coordinatrice della sala operatoria di Bolzano, non indagata a differenza dei medici napoletani, va ritenuta “non conforme alle leges artis” e lo stesso discorso vale per l’infermiera che versò il ghiaccio nel contenitore. Ora, alla luce delle considerazioni dei periti, la posizione dei sanitari altoatesini passa al vaglio della Procura.
Nell’inchiesta, condotta dalla Procura di Napoli, sono indagati per omicidio colposo il primario Oppido, la dottoressa Farina e altri cinque medici del Monaldi. Oppido e la seconda operatrice Emma Bergonzoni anche di falso nel referto operatorio con riferimento ai tempi dell’espianto del cuore nativo del bimbo e per questa accusa sono stati sospesi dalla professione rispettivamente per dodici e sette mesi. La difesa adesso segna un importante punto a favore con il capitolo della superperizia che esclude responsabilità del primario e della sua equipe nella gestione dell’intervento eseguito al Monaldi.
Gli avvocati Vittorio Manes e Alfredo Sorge, legali di Oppido, affermano: “Abbiamo chiesto e ottenuto il deposito della perizia al Riesame. I periti arrivano a una conclusione per noi importantissima: in quella situazione la procedura poteva essere fatta anche nei tempi che il pm configura e che invece noi sulla, base di prove documentali, contestiamo: se anche avesse iniziato la cardiectomia prima dell’arrivo del cuore in sala, circostanza a nostro avviso non vera, non si potrebbe muovere alcuna censura al dottor Oppido. Con tutte le dovute conseguenze anche sull’ipotizzato falso che non avrebbe avuto ragion d’essere”.
Oggi si discute su questo punto il ricorso al Riesame della difesa. I periti del giudice ora escludono criticità nella gestione dell’intervento chirurgico e l’avvocato Vincenzo Maiello, legale di Bergonzoni, sottolinea: “Prendiamo atto delle conclusioni della perizia che esclude ogni responsabilità della dottoressa Bergonzoni nella fase operatoria in cui ha svolto un ruolo. Auspicio e quanto prima si possa decretare la fuoriuscita della mia assistita da una vicenda giudiziaria per lei molto pesante”.
L’avvocato Francesco Petruzzi, che assiste i genitori di Domenico, dice. “Non riteniamo che la perizia scagioni Oppido, anzi, gli addebita una responsabilità ancora più grave perché c’era la possibilità di poter salvare Domenico. La famiglia Caliendo è esausta”. Adesso si attende la decisione del Riesame sul ricorso della difesa di Oppido e Bergonzoni. A novembre, l’incidente probatorio entrerà nel vivo con l’esame incrociato dei due consulenti.