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 2026  settembre 13 Domenica calendario

In declino metà delle specie di uccelli migratori e c’è la prima estinzione globale di un volatile

L’annuncio era stato dato due anni fa e lo scorso anno l’estinzione del chiurlottello, nome scientifico Numenius tenuirostris,  è stata certificata. Si tratta della prima estinzione globale di un uccello nell’Eurasia e in Africa negli ultimi secoli, con altre sei specie migratorie confermate o sospettate di essere scomparse negli ultimi 150 anni. Questo volatile è stato nuovamente evocato in questi giorni nell’ambito del Global Flyways Summit, a Nairobi, nel corso del quale è stato presentato da BirdLife International – una partnership globale per la conservazione degli uccelli e della biodiversità formata da 125 gruppi e associazioni in 120 Paesi – il Rapporto sullo stato degli uccelli nel mondo, lo State of the World’s Birds, che viene pubblicato ogni quattro anni. Quella di quest’anno, è la prima edizione dedicata agli uccelli migratori e alle rotte migratorie da cui dipendono.
I numeri dello studio sono impietosi. Il 45% delle specie di uccelli migratori è in declino, praticamente una su due. Una su nove risulta invece minacciata di estinzione. Le specie che dipendono da habitat marini, foreste e zone umide costiere fronteggiano tempi difficili, mentre gli uccelli marini e costieri sono sotto minaccia. 

Il rischio è che altre estinzioni possano venire inesorabilmente dichiarate nei prossimi anni, come avvenuto per il chiurlo euroasiatico, altro nome con cui il nostro pennuto dal becco lungo e sottile è conosciuto. La dichiarazione di estinzione è un processo lungo. Un po’  perché come tutti i procedimenti scientifici richiede un processo approfondito di verifica. E un po’ perché, nel corso del periodo di validazione dei dati, c’è sempre la speranza di qualche ribaltamento della situazione, magari con la scoperta di nuove colonie in zone magari non del tutto esplorate. Ma per il chiurlottello non è stato così: la sua scomparsa è divenuta ufficiale nel 2025, a 30 anni di distanza dall’ultima osservazione registrata in una laguna in Marocco nel febbraio del 1995. 
Nel rapporto, tuttavia, non ci sono solo cattive notizie. Secondo l’analisi il declino degli uccelli selvatici  è dovuto principalmente alla presenza di specie invasive, all’intensificazione dell’agricoltura moderna che cambia gli habitat e fa ampio ricorso a fertilizzanti e pesticidi di sintesi, ai cambiamenti climatici e ad una caccia effettuata in molte nazioni in modo non sostenibile. Quali sono allora gli aspetti positivi? Semplicemente il fatto che quando si interviene sulle pratiche agricole, di pesca e di gestione del territorio lungo l’intera rotta migratoria, anziché in singoli siti, le popolazioni di uccelli rispondono positivamente. Ci sono degli esempi in tal senso, riportati nel documento, come l’azione congiunta portata avanti da diversi Paesi che ha fermato il declino della popolazione di capovaccaio che nidifica nei Balcani. L’idea è, insomma, che le azioni virtuose che hanno mostrato di funzionare possano servire da stimolo ad altri e per altre specie sulla necessità di intervenire con politiche attive.
In questo senso è stata rilasciata anche la Dichiarazione di Nairobi sulle rotte migratorie, firmata  da governi, scienziati, Ong, gruppi ambientalisti e istituzioni finanziarie presenti al vertice in Kenya, che riconosce come la sopravvivenza degli uccelli selvatici derivi dall’azione coordinata di molteplici soggetti lungo le intere rotte migratorie, non da sforzi nazionali isolati. I Paesi firmatari – spiega una nota di BirdLife International – si impegnano a intensificare gli sforzi forti anche degli oltre sei miliardi di dollari in finanziamenti per la conservazione mobilitati dalle banche di sviluppo dal 2021.
«Il rapporto sullo stato degli uccelli nel mondo è inequivocabile – dichiara Claudio Celada, direttore Conservazione natura della Lipu-BirdLife Italia, presente al vertice di Nairobi -. Stiamo perdendo uccelli migratori a un ritmo allarmante. Ma la Dichiarazione di Nairobi di oggi segna una svolta. Abbiamo bisogno che tutti, governi, imprese e società civile, si impegnino e facciano la loro parte. Anche le banche di sviluppo stanno raccogliendo la sfida, e la partnership di BirdLife è pronta ad agire. Ora abbiamo bisogno che altri si facciano avanti per invertire il declino e salvare la meraviglia della migrazione».
Nel mondo qualcosa si sta muovendo. In aggiunta agli stanziamenti già citati, la Banca Asiatica di Sviluppo sta mobilitando 3 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni per proteggere almeno 50 zone umide prioritarie lungo la rotta migratoria dell’Asia orientale-Australasia, a sostegno di quasi 200 milioni di persone che dipendono da questi ecosistemi. La Banca di Sviluppo dell’America Latina e dei Caraibi sta mobilitando 3-5 miliardi di dollari entro il 2050 per salvaguardare oltre 30 paesaggi terrestri e marini. La Banca Mondiale e BirdLife, inoltre, stanno mobilitando diversi miliardi di dollari in Africa, Europa e Asia lungo le rotte migratorie utilizzate da oltre due miliardi di uccelli migratori.
BirdLife International ha sviluppato il Programma globale per le rotte migratorie (Global Flyways Programme). «Invece di concentrarsi su singoli siti, specie o confini nazionali – spiegano -, questo approccio mira a proteggere e ripristinare intere rotte migratorie, intendendole come ampie reti interconnesse di siti critici e habitat essenziali che supportano gli uccelli migratori attraverso i continenti e le stagioni. Quando un anello si spezza o si indebolisce, l’intera catena è a rischio.