Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  settembre 13 Domenica calendario

Villa Verdi, l’appello di Muti: «Vergogna, va recuperata al più presto»

Un appello di Riccardo Muti per la rinascita di Villa Verdi e la sua apertura al pubblico: «È un imbarazzo, va al più presto recuperata: il mondo ci guarda». Un messaggio «stupito» di rassicurazione del ministro Alessandro Giuli: «Abbiamo già iniziato un percorso di investimenti, presto sarà fruibile». Quindi una sorta di intervento riparatore da parte del Maestro: «Sembra che io abbia offeso il governo. Non sapevo che i lavori avessero avuto inizio...».
Primo. Secondo. E terzo atto. Comunque sia andata, dal cuore delle terre verdiane, Riccardo Muti scuote il mondo della cultura e della politica, con un appello per ristrutturare un tesoro della nostra storia: la Villa di Sant’Agata, la grande tenuta che Giuseppe Verdi fece costruire a Villanova sull’Arda, vicino a Busseto, la sua città natale, nel Parmense; la casa dove visse (dal 1851) e dove compose molte opere (a partire da Il trovatore e La traviata, 1853, sino al Fastaff del 1893). La villa è ancora chiusa, inaccessibile al pubblico dal 2022, dopo una contesa legale tra gli eredi e l’acquisizione da parte dello Stato nel febbraio 2025. Per sensibilizzare tutti al suo recupero, il Maestro ha dato vita ieri a «Notturno», una serata nel giardino della villa, un evento a inviti, ospiti tra gli altri i ministri Alessandro Giuli (Cultura), Gianmarco Mazzi (Turismo) e Tommaso Foti (Affari europei).
Un gesto forte e delicato insieme: «Non è un concerto – ha insistito il Maestro fin dalla mattina, al termine delle prove al Teatro Verdi di Busseto —. È una riunione di un gruppo di musicisti che si siede davanti alla villa di Verdi e dice al mondo, e soprattutto al nostro: “Volete svegliarvi? Questo luogo deve risuonare delle note nate qui”». Con tanto di strigliata alla politica: «Dobbiamo darci una mossa, che sia il governo di destra, di centro o di sinistra... Hanno fatto schifo, c’è stato un abbandono».
Il programma di questo suo «non-concerto» vive di incisività e magia. Open air, niente palco, Muti stesso accompagna al pianoforte un quintetto di fior di voci (Damiana Mizzi, Mara Gaudenzi, Giovanni Sala, Luca Salsi, Michele Pertusi), in una scelta di arie verdiane, da «Tu sul labbro de’ veggenti» da Nabucco a «Pietà, rispetto, amore» da Macbeth, più il Notturno per terzetto vocale, flauto solista Bianca Fiorito. «Non è una passerella – precisa il Maestro —. È un umile attestato di amore per Verdi, un campanello d’allarme. Siamo stufi che ci dicano “non siete degni del vostro passato”».
Per Muti, guai a toccarglielo, Verdi è sacro: «È il Michelangelo della musica». È quindi un «imbarazzo» che la sua casa sia preclusa alla fruizione universale. «Oggi appartiene allo Stato. Bisogna fare presto, il nostro è un richiamo, non possiamo veder trascurato quello che deve essere un tempio. Questo luogo appartiene al mondo: il mondo ci guarda e non può vedere una situazione così disagevole».
Cosa fare, dopo gli iniziali stanziamenti e la messa in sicurezza? «Serve un segnale, una partenza vera, affinché questo sia un luogo di pellegrinaggio». Muti rileva l’identità spirituale profonda tra genio e luogo: «Sant’Agata è questa terra padana ed è tutto Verdi: in Verdi c’è il compositore e l’agricoltore. La sua musica, la sua personalità, il suo amore per la natura non si possono separare dai suoi campi».
Gli stessi che fanno da cornice alla serata di musica ma anche di frasi incrociate. Il ministro della Cultura Giuli interviene dichiarandosi «stupito dello stupore»: «Villa Verdi sarà rigenerata completamente. Abbiamo iniziato un percorso di risorse. Sarà fruibile e resterà dentro la costellazione del ministero della Cultura. Siamo il primo governo che si è posto il problema».
Riccardo Muti riprende il microfono e misura le parole: «Non faccio politica, mai, ma riconosco che per la prima volta in questa cornice mi trovo davanti a tre ministri – ai quali dico grazie per essere qui – e questo è un fatto positivo. Non sapevo che dei lavori avessero avuto inizio. Avete iniziato lavori che altri non avevano fatto». Un passo indietro. O forse avanti. Purché Villa Verdi rinasca. Presto.