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 2026  settembre 13 Domenica calendario

Meloni: «La mia intenzione è finire il lavoro»

La strategia è concentrarsi sugli ultimi mesi di legislatura senza mettere volto e voce nelle polemiche quotidiane. Senza esporsi, almeno in pubblico, sui temi che dilaniano i partiti, di maggioranza e opposizione: la legge elettorale, la data del voto, le alleanze, le candidature per le città. Giorgia Meloni si mostra infastidita a chi le chiede cosa succederà se la legge elettorale verrà approvata alla Camera: ci sarà un’accelerazione verso il voto, magari a primavera? «Sento milioni di ricostruzioni totalmente surreali sulle mie intenzioni». Ma, aggiunge, «la mia intenzione è sempre stata finire il mio lavoro. Tutto il resto sono alchimie care agli altri ma non a me».
È chiaro che quello che le interessa è valorizzare il suo ruolo di capo di governo, di punto di equilibrio di una coalizione che in dirittura d’arrivo rischia di sbandare. E per farlo ha scelto la via di ricordare il lavoro fatto finora dall’esecutivo e su una Finanziaria che arriverà e sarà l’ultima del suo governo, e dovrà lasciare un segno. Non conviene alla premier dare alcun segnale di un esecutivo a tempo. O che, impelagato tra emendamenti e sgomitamenti, si disunisce e fa perdere il senso di quello su cui lei ha puntato per quattro anni. Si vedrà poi se davvero la legislatura arriverà al termine a settembre o se avrà senso anticipare di qualche mese evitando un’altra campagna elettorale estiva. Ma oggi Meloni – nel giorno in cui il fedele Tommaso Longobardi lascia il suo incarico di responsabile della campagna digitale della premier, pur rimanendo collaborare – è tranchant: «Abbiamo ancora moltissimo da fare, le sfide sono complesse. Però gli italiani devono sapere che c’è un governo che rimane ogni giorno al lavoro per dare risposte, che tiene la barra dritta, un governo che non ha paura, che non scappa», dice intervenendo alla festa dell’Udc.
D’altronde, anche in una lunghissima intervista al Foglio la leader di FdI decide di non parlare della stretta attualità politica, ma di fare una sorta di bilancio degli ultimi 4 anni. Che chiaramente per lei sono stati positivi anche se si può sempre «fare di più». Ammette: a volte è stato difficile tenere i nervi saldi. Ha riflettuto «quando mi è stato detto: “Vedi, ora che sei a Palazzo Chigi ti rendi conto di quanto sia difficile governare la nazione”. È verissimo, perché ci sono stati giorni in cui mi è parso di nuotare nella colla. Ci sono migliaia di ostacoli che da fuori non vedi, che fanno sembrare ogni cosa molto più facile di quanto lo sia in realtà».
Per questo Meloni rivendica: «La cosa di cui vado più fiera è aver protetto la nazione in anni molto difficili e in molti ambiti». Senza, lo sottolinea, essersi piegata a compromessi. Cosa che giura non farà nemmeno per una eventuale alleanza con Vannacci: partendo dalla vittoria dell’AfD, dice di essere contraria a «cordoni sanitari» per escludere le forze estreme, e invece favorevole ad ascoltare le istanze di chi ha votato quei partiti. Ma senza ambiguità: «Giorgia Meloni – scandisce – non è certamente disposta a fare il contrario di quello che ha fatto finora, o di quello in cui crede, per calcolo politico elettorale. Io sono una persona seria, e non sono buona per tutte le stagioni. Chi cerca un premier che cambia idea in base al sostegno di questo o di quel partito, sempre e solo per tornaconto personale, deve rivolgersi altrove. E credo anche di sapere dove, perché ci siamo già passati».
Si chiude con un alleggerimento, a consigli di visione di film: «A Conte e Schlein consiglio Una poltrona per due, e non credo che serva spiegare il perché. A Renzi Ritorno al futuro, per la nostalgia degli anni che furono. A Calenda L’ultimo dei Mohicani, per la tenacia con cui si oppone agli estremismi della sinistra. A Vannacci Il Mago di Oz, perché l’uomo che proietta la sua immagine gigantesca, alla fine del film, è un po’ quello che mi capita di pensare quando vedo quei video fatti con l’AI di lui muscoloso condottiero e poi lo ritrovo a fare le gare di nuoto con Renzi. A Tajani e Salvini consiglio Stranger Things, serie meravigliosa, perché guardare quella comitiva all’apparenza improbabile che combatteva una battaglia più grande di lei mi ha fatto spesso sorridere, pensando a questi anni».