Corriere della Sera, 13 settembre 2026
Trump vuole l’Irlanda di nuovo unita
Donald Trump arriva in Irlanda e, in poche ore, stuzzica un vespaio auspicando la riunificazione dell’isola. «Sarebbe una grande cosa», ha sottolineato il presidente statunitense al termine di un incontro con Micheál Martin, premier di Dublino. «Prima o poi succederà, perché non ora?». «Non voglio causare problemi», ha precisato più tardi presso l’ambasciata Usa. Concedendo che non ci sia una soluzione facile, ha aggiunto che la riunificazione sarebbe «molto cool».
Sono dichiarazioni che giungono in un momento in cui il panorama politico del Regno Unito è scosso dalla notizia di due finanziamenti record a Reform, partito di estrema destra di Nigel Farage, grande amico di Trump che si appresta a ricevere 72 milioni di sterline, quasi 84 milioni di euro, da due miliardari delle criptovalute, Ben Delo e Christopher Harborne. Le parole di Trump hanno comunque suscitato scalpore. Rappresentano d’altronde un’ingerenza in un tema storicamente combattuto che continua a essere delicato. Un portavoce di Downing Street ha ricordato che il premier Andy Burnham il mese scorso aveva indicato che un referendum fosse «fuori discussione», mentre il ministro per il Nord Irlanda Chris Bryant ha aggiunto che il governo rimane «fermamente schierato con gli accordi del Venerdì Santo», che nel 1998 siglarono la pace tra Londra, la repubblica irlandese e i maggiori partiti dell’Irlanda del Nord, pur dando alla popolazione la possibilità di optare, in futuro, per la riunificazione.
Meno diplomatiche le reazioni degli unionisti di Gavin Robinson, il quale ha risposto che «il futuro costituzionale dell’Irlanda del Nord sarà deciso dalla sua gente, non da Londra, Dublino o Washington», e della leader dei conservatori Kemi Badenoch: «Il presidente Trump parla come sempre senza freni, come ha fatto con la Groenlandia e il Canada. Questo tipo di commento sul futuro di Paesi democratici è poco utile e crea tensioni che non sono necessarie».
Quella di Trump non è una visita ufficiale, bensì una trasferta organizzata attorno alla sua grande passione, il golf, primo presidente in carica ad assistere all’open d’Irlanda che si tiene nella sua tenuta, il Trump International di Doonbeg. Tornerà a Washington già oggi, ma la brevità del viaggio non ha scoraggiato i manifestanti: i media britannici parlano di 10 mila persone scese in strada a Dublino e nei pressi del campo da golf del presidente. I milioni donati a Farage «affinché possa prepararsi a governare e a rimettere in sesto il Paese» hanno riacceso il dibattito sui finanziamenti ai partiti per i quali, in Gran Bretagna, non ci sono limiti se provengono da cittadini britannici residenti nel Regno Unito che hanno diritto al voto.