Corriere della Sera, 13 settembre 2026
India, Putin spinge i Brics verso un’alleanza anti-Occidente
Il duello a distanza tra Mosca e Kiev si è infiammato ieri lungo la direttrice che unisce il summit dei Brics a New Delhi e i preparativi per il vertice di dicembre in Florida. Un ritorno di Putin al G20 segnerebbe una crepa nell’isolamento diplomatico dello zar seguito alla guerra in Ucraina.
Ieri il leader del Cremlino, nella sua prima partecipazione in presenza a un vertice dei Brics all’estero da anni, ha usato la platea indiana per intensificare la sua retorica anti occidentale; da Kiev il presidente ucraino, con la sua offerta di un faccia a faccia in Florida, ha scelto la via del pragmatismo. Il processo per «riabilitare» Mosca è già partito. Di recente, durante i colloqui finanziari del G20 in North Carolina, gli Stati Uniti hanno riammesso al tavolo il ministro delle Finanze russo, Anton Siluanov.
Mentre l’Occidente organizza le tappe del G20, a New Delhi si è consumato ieri un delicato gioco di equilibri interno al blocco delle economie emergenti. Putin e l’iraniano Pezeshkian spingono per trasformare i Brics – 49% della popolazione mondiale, 40% del Pil – in un cartello apertamente anti-occidentale, ma l’India di Narendra Modi cerca di frenare. New Delhi è nel pieno di delicati negoziati commerciali con gli Usa e l’Ue e non intende compromettere queste relazioni, pur salvaguardando lo storico legame con Mosca, diventata il suo principale fornitore di carburante e di armi. Al summit ha partecipato anche il presidente cinese Xi Jinping, tornato in India con una delegazione fluviale di 400 persone dopo sette anni di gelo per le tensioni sui confini: «Dobbiamo opporci ai dazi arbitrari, sostenere il sistema commerciale multilaterale che ha al centro l’Organizzazione mondiale del commercio, il Wto, e respingere ogni forma di protezionismo», ha detto, a meno di due settimane dalla prevista visita a Washington.
Il summit si è concluso con l’adozione unanime di una dichiarazione congiunta, un netto passo avanti rispetto al fallimento del vertice dei ministri degli Esteri di maggio, bloccato dalle forti tensioni tra Iran ed Emirati. Per mettere d’accordo tutti ed evitare spaccature su dossier incandescenti come il Medio Oriente o lo Yemen, i leader hanno optato per toni generici. Il documento esprime profonda preoccupazione per il crescente rischio di un conflitto nucleare e chiede la salvaguardia degli impianti anche in tempo di guerra (parole interpretate come una critica indiretta agli attacchi Usa e israeliani contro il nucleare iraniano).
La dichiarazione condanna inoltre i dazi contrari alle regole del Wto e le sanzioni unilaterali non autorizzate dal Consiglio di Sicurezza Onu. Senza citare esplicitamente alcun Paese, la questione riguarda da vicino la Russia – membro fondatore dei Brics – colpita da sanzioni occidentali dopo l’invasione dell’Ucraina. Una formula diplomatica sfumata, utile a preservare l’unità economica del blocco senza costringere i membri a un’aperta contrapposizione geopolitica.