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 2026  settembre 13 Domenica calendario

Zelensky invita Putin al G20. Il Cremlino: «Venga a Mosca»

Volodymyr Zelensky prova a rilanciare il dialogo con Mosca: «Sono pronto a incontrare Vladimir Putin al G20 di Miami». Il vertice dei 20 Paesi più industrializzati si terrà nella città della Florida, il 14 e 15 dicembre prossimi. Ci sarebbero, quindi, tre mesi per preparare l’incontro che potrebbe segnare una svolta nel conflitto che dura ormai da quattro anni e mezzo. Ma, al momento, è una possibilità solo teorica. In un’intervista alla emittente tedesca Deutsche Welle, il leader ucraino ha dichiarato: «Dobbiamo andare a Miami, dobbiamo incontrarci, parlare e prendere delle decisioni. Non è una questione di parole. Ciò che gli dirò e ciò che lui vorrà dire a me non conta. Contano i risultati. Tutto qui».
Dal Cremlino arrivano due reazioni. Secca la risposta di Dmitry Peskov, portavoce di Putin, in trasferta a New Delhi per il summit dei Brics: «È impossibile che ci sia questo incontro a Miami». Peskov ci ha poi aggiunto la ormai consueta provocazione: «Il nostro presidente è disponibile a incontrare Zelensky a Mosca. Lo ha già detto in precedenza. L’invito è sempre valido». Più articolato il commento di Yuri Ushakov, consigliere diplomatico di Putin: «Il nostro presidente non ha ancora deciso se partecipare al G20 di Miami. La questione non è stata ancora discussa; nemmeno internamente. Il lavoro prosegue a livello di esperti, i nostri rappresentanti si stanno applicando con assiduità ai documenti in vista del futuro summit». La differenza dei toni tra i due è facile da spiegare. Peskov si rivolge a Kiev; Ushakov a Washington.
Donald Trump preme perché Putin accetti di partecipare al G20, insieme con il numero uno cinese Xi Jinping. Il presidente Usa intende dare continuità a un inedito «confronto trilaterale» che dovrebbe iniziare il 18 e 19 novembre, a Shenzhen, in Cina, in occasione del vertice Apec (Asia-pacific economic cooperation). Zelensky sta cercando di inserirsi in questa dinamica geopolitica più ampia. Con qualche ragione, visto che l’appoggio cinese alla Russia, nonché il sostegno di Pechino e Mosca all’Iran, stanno ostacolando qualsiasi ragionamento sulla stabilità degli equilibri mondiali.
Nelle ultime settimane, l’amministrazione Trump ha sondato le reali intenzioni di Putin. Il 25 agosto, il presidente Usa ha inviato il direttore della Cia, John Ratcliffe, a Mosca. Il 5 e 6 settembre, i consiglieri Steve Witkoff e Jared Kushner si sono presentati prima nella capitale russa e poi a Kiev. Trump e Putin si sono poi parlati direttamente per telefono. La comunicazione, dunque, è aperta, ma, al momento, non ci sarebbero risultati concreti.
Naturalmente, è difficile prevedere quale sarà l’approdo di questa nuova fase diplomatica. C’è, però, un percorso che si fa largo tra gli attacchi dei droni russi, i timori degli ucraini per un altro duro inverno di guerra e il pericolo di un’ulteriore escalation. Dal 14 al 16 settembre una delegazione dei ministeri russi dell’Energia, degli Esteri e delle Risorse naturali parteciperà al G20 sui temi energetici, in programma a Houston. Poi, dal 18 al 28 settembre, si terrà l’Assemblea generale dell’Onu a New York.
Gli americani sembrano disponibili a riattivare la mediazione tra Russia e Ucraina. Zelensky continua a ripetere di essere pronto ad accettare «compromessi». Ma, ancora una volta, manca la sponda di Mosca. Ieri Kushner ha detto di auspicare «una nuova tappa nel negoziato nelle prossime settimane».
I Paesi europei seguono gli sviluppi. Ieri i consiglieri per la sicurezza di Regno Unito, Germania, Francia e Italia (Fabrizio Saggio) si sono incontrati a Kiev per la Conferenza della Yes (European Strategy Annual Meetings). I governi dei quattro Stati spingono per avere un ruolo in un’eventuale trattativa tra Russia e Ucraina.