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 2026  settembre 12 Sabato calendario

I fantasmi serbi e le forze del nuovo

Sembra, ormai, una storia di fantasmi. È rimasto soltanto l’ex ministro degli Interni dei serbi di Bosnia, Mico Stanisic in quello che è stato ribattezzato, non si sa bene perché, l’«Hilton dell’Aia». Si tratta dell’unità di detenzione delle Nazioni Unite gestita dall’organismo incaricato dal Consiglio di Sicurezza di portare a termine i compiti residui del Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia e di quello per il Ruanda. Non c’è più nessuno. Il «macellaio dei Balcani» Ratko Mladic, responsabile del massacro di Srebrenica, è morto pochi giorni fa, preceduto in maggio da Félicien Kabuga, il multimilionario ruandese che finanziò il genocidio dei Tutsi. Altri, come il leader serbo-bosniaco Radovan Karadzic (attualmente in Gran Bretagna), sono stati trasferiti grazie ad accordi con singoli Paesi. Il nome del settantaduenne Stanisic (che si è consegnato nel 2005 ed è stato condannato a ventidue anni di reclusione nel 2013) è legato, soprattutto, all’eccidio di Bijeljina (decine di vittime, in gran parte musulmani bosniaci), compiuto in questa città tra i fiumi Drina e Sava ai primi di aprile del 1992 da paramilitari serbi (tra cui le famigerate «Tigri di Arkan») per eliminare la resistenza e avviare la pulizia etnica nella regione. I giudici hanno usato il termine di «impresa criminale» finalizzata alla rimozione dei non serbi dalla Bosnia-Erzegovina. Lui si è dichiarato «non colpevole». A Scheveningen, il sobborgo turistico-marittimo dell’Aia, cinquantuno celle su cinquantadue sono vuote, scrive El Mundo. Nel carcere dell’Onu sembra regnare il silenzio. Ma non tutte le morti sono uguali. Gli incredibili onori tributati a Belgrado al boia di Srebrenica hanno avuto l’effetto di una bomba (a scoppio ritardato negli uffici di Ursula von der Leyen) sui rapporti tra l’Ue e la Serbia, il cui processo di adesione annaspa da tempo. Intanto il presidente nazional-populista Aleksandar Vucic ha sciolto il Parlamento e spera di restare al potere tornando a fare il primo ministro. Si voterà il 25 ottobre. Una affermazione del movimento degli studenti, divenuto la principale forza di opposizione, potrebbe aprire una fase nuova. Le incognite sono molte, ma un cambiamento è necessario.