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 2026  settembre 12 Sabato calendario

Iran: 200 nuovi missili, Ia per colpire Hormuz e attività al reattore di Natanz

Buon 5787. S’abbassano le serrande, si tacciono i comizi, Israele entra nei giorni delle feste. Col tramonto del venerdì non comincia un gran Capodanno, il terzo di guerre. Poco da festeggiare. Nessuno dei sette fronti è chiuso e la sconfitta dell’Iran resta in cima ai propositi per il 5787 del calendario ebraico. Dal Mar Rosso, le notizie peggiori: Donald Trump s’è rifiutato di bombardare gli Houthi, come chiesto dai sauditi, e fonti militari non escludono che tocchi all’Israel Air Force scaldare i caccia. Da Gaza, le notizie più ripetitive: non si dovrebbe sparare da 11 mesi, ma non c’è giorno senza un raid contro Hamas. Dal Libano, i botti più forti: ad Ali Taher, son servite 1.100 tonnellate d’esplosivo per distruggere 5 km e mezzo di tunnel degli Hezbollah. Dal cielo, i pensieri più neri: i satelliti confermano che Teheran sta costruendo strani edifici e recinti sul monte Pickaxe, vicino al reattore di Natanz, ed è più che un sospetto sia ricominciato in segreto lo stoccaggio sotterraneo di materiale nucleare, l’assemblaggio di centrifughe, l’arricchimento dei famosi 440 kg d’uranio che americani e israeliani non sono riusciti a prendere a giugno, con la guerra-lampo dei 12 giorni.
Proprio in quei tunnel di Pickaxe, oltre che a Kermanshah e a Khojir, gl’iraniani avrebbero ripreso a produrre anche i missili balistici, utilizzando vecchie scorte e nuovi componenti acquistati forse da Cina, Russia e India. Il Pentagono ha sempre detto d’avere distrutto il 90 per cento delle testate e dei droni nemici, ma il Mossad non è sorpreso dalla rapidità con cui i pasdaran hanno sfruttato la relativa calma estiva e l’attenzione internazionale concentrata su Hormuz, per riarmarsi e ricostruire in tempi record ponti, strade, siti militari. Secondo l’intelligence israeliana, ben sapendo che sul mercato mondiale c’è carenza di Patriot e intercettori, Teheran ha messo in magazzino almeno duecento missili, ma è in grado d’arrivare presto anche a quota mille, e per questo «un nuovo intervento militare è da prevedere». Pickaxe è sotto la lente da parecchio tempo, Washington vuole evitare di rimanere sorpresa com’è accaduto mesi fa in Bahrein, quando il comando della Marina Usa fu così devastato che, ancora oggi, non si se e come riaprirà. Il presidente americano aveva ammonito l’Iran già 50 giorni fa: «Notiamo una certa attività – ha ripetuto —. Consiglierei di non fare i furbi, altrimenti dovremo colpirli molto duramente».
«Siamo in una fase critica – ammette il presidente Masoud Pezeshkian —, ma con lo sguardo di Dio ne usciremo». Un’inflazione al 128%, il rial ai minimi (2,3 milioni per un dollaro), gli ayatollah finanziano la guerra usando l’intelligenza artificiale: a Hormuz, rivela Anthropic, son ricorsi perfino a un algoritmo made in Usa per colpire. La società californiana è dovuta intervenire, sventando «minacce che avrebbero avuto conseguenze catastrofiche». Perché l’occhio di Allah aiuta, ma quello dell’Ai di più.