Corriere della Sera, 12 settembre 2026
Le mani degli Houthi sul Mar Rosso
Gli Houthi continuano ad avanzare, l’Arabia Saudita chiede aiuto a Donald Trump che dice no ad un intervento diretto. Almeno per ora. Il conflitto nello Yemen corre veloce con sviluppi incalzanti
La progressione
I militanti filo-iraniani, dopo aver conquistato lo scalo di Mokha, sono entrati nei porti di Dhubab e Murad, sempre sul Mar Rosso. Una manovra completata dall’occupazione delle isole di Zuqar, Grande e Piccola Hanesh, e infine di Perim, nota come Mayun. Con questi successi il movimento sciita può dettare le condizioni a chi intende passare lungo il Mar Rosso. Le isole sono rilevanti per le seguenti ragioni: dominano la rotta, ospitano piste e infrastrutture utilizzabili da combattenti, restringono gli «spazi» (la costa africana è appena a una ventina di chilometri da Perim), accorciano il raggio d’azione delle armi (nel caso debbano ingaggiare bersagli). Bastano dei razzi, non servono missili. Entrambi gli avamposti, che erano stati creati dalle formazioni governative con l’aiuto di sauditi ed emiratini, ora cadono come frutti maturi nelle mani della fazione alleata a Teheran.
In precedenza, gli iraniani erano stati costretti a schierare un cargo (in realtà una nave spia) per monitorare il transito, fornire intelligence alla milizia, dare appoggio. La Saviz, questo il suo nome, ha svolto il suo «lavoro» fino al 2021 quando è stata sabotata da commandos israeliani. Successivamente è arrivata la Beshad, con lo stesso scopo, unità poi rientrata in patria dopo lo scoppio del conflitto Usa-Iran.
Le manovre marittime appena citate sono parte di una gara di influenza che copre Corno d’Africa e Mar Rosso. Con molti protagonisti. Israele cerca sponde nel Somaliland, stessa cosa fanno gli Emirati in concorrenza con i turchi in Somalia. Attorno russi, cinesi, indiani e gli occidentali, grazie alle basi a Gibuti (dove ci sono anche gli italiani).
L’appello
L’Arabia, davanti alla sfida degli Houthi, si è rivolta con urgenza agli Stati Uniti. Secondo il sito Axios il principe Mohammed bin Salman, l’uomo che gestisce il potere, ha sollecitato raid aerei americani per fermare il nemico. La Casa Bianca, però, si è opposta preferendo optare per un supporto indiretto: a svolgerlo i circa 200 militari presenti in territorio saudita. Un contingente che collabora alle operazioni e svolge compiti di intelligence.Nel frattempo ha chiuso «per precauzione» l’oleodotto «Est-Ovest» danneggiato dai raid degli Houthi.
Al momento Washington non ha fretta di rientrare in un conflitto irrisolvibile con la sola arma aerea. Il presidente lo ha scoperto in prima persona quando autorizzò settimane di strike nella primavera del 2025 contro gli Houthi, missione condotta insieme ai britannici e terminata in stile «trumpiano»: li abbiamo sbaragliati, proclamò The Donald per giustificare un accordo di tregua firmato con la mediazione omanita. I fatti successivi e i colpi degli Houthi hanno detto il contrario.
La richiesta saudita ha rappresentato un cambio di linea. Axios ha ricordato come Riad avesse comunicato agli americani nei mesi precedenti di essere in grado di agire in modo autonomo, visto che ha un’aviazione moderna. Il quadro, però, è cambiato repentinamente e in peggio. Nelle scorse ore il responsabile del Comando Centrale Usa, l’ammiraglio Brad Cooper, si è recato a Riad per consultazioni urgenti. Ci sarà un sostegno supplementare? Trump cambierà idea? The Donald non ha problemi a trasformare un no in un sì in breve tempo, magari concedendo all’alleato qualche strike.
La diplomazia
Intanto la Casa Bianca deve trovare soluzioni per il conflitto con l’Iran che non ha alcuna intenzione di fare regali e festeggia perché ha due «leve», Hormuz e Bab el Mandeb. Gli osservatori seguono le dinamiche. Sono previsti colloqui lunedì tra iraniani e le monarchie del Golfo per trovare un’intesa sullo Stretto: nonostante gli attacchi subiti, gli emiri possono considerare gli ayatollah come il male minore. Riad, a sua volta, sperava in una reazione di Turchia e Pakistan, parte della cosiddetta Nato islamica. Ma i partner latitano e Bin Salman ha avviato contatti con Teheran che replica sollecitando la fine del blocco imposto dai sauditi agli Houthi. Che, invece, non escludono di pretendere un pedaggio in Mar Rosso da chi non è amico ma, al tempo stesso, promettono libera navigazione. Tutto è ancora fluido. Come sempre.