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 2026  settembre 11 Venerdì calendario

La crociata di Donald contro la corte dell’Aia

Gli Stati Uniti proseguono la loro battaglia contro la Corte penale internazionale, finita nel mirino di Trump soprattutto per il mandato d’arresto emesso nei confronti del premier israeliano, Benjamin Netanyahu. E per portare avanti il progetto che prevede di «smantellare sistematicamente» la Corte con sede all’Aia, gli Usa stanno cercando di coinvolgere anche gli altri governi dei Paesi Nato, ai quali è stato chiesto esplicitamente di uscire dal tribunale nato nel 2002 per processare i responsabili dei più atroci crimini di guerra e contro l’umanità.
La richiesta sarebbe arrivata nel corso di una riunione a porte chiuse tra gli ambasciatori degli Stati membri dell’Alleanza atlantica, durante la quale il rappresentante americano avrebbe chiesto agli altri Paesi di recedere dallo Statuto di Roma, il trattato fondativo della Corte. Con un avvertimento che suona come una vera e propria minaccia: «Osserveremo attentamente chi si schiera dalla parte dell’America».
Il retroscena è stato svelato dalla testata Politico, che ha raccolto le testimonianze di alcuni presenti alla riunione, tenutasi intorno a metà luglio. Anche se si tratta di una questione sulla quale la Nato non ha competenze, è in questa sede che l’ambasciatore statunitense, Matthew Whitaker, avrebbe chiesto ai Paesi alleati di condannare pubblicamente l’«eccessiva ingerenza» della Corte, di «cessare immediatamente» qualsiasi sostegno e di abbandonarla (tranne Stati Uniti e Turchia, tutti gli altri Paesi della Nato ne fanno parte).
Una mossa accompagnata da un documento che l’ambasciata americana presso la Nato avrebbe inviato alle altre delegazioni per ribadire gli stessi concetti: «Gli Stati Uniti – questo il testo della lettera visionata da Politico – smantelleranno sistematicamente le capacità della Corte penale internazionale. Vi chiediamo con fermezza di adottare immediatamente le misure necessarie per il ritiro».
La richiesta è stata accolta con un certo imbarazzo da parte dei diplomatici presenti. I rappresentanti di Francia e Paesi Bassi, sempre secondo quanto riferisce Politico, sarebbero intervenuti per manifestare la loro contrarietà alla decisione, difendendo la Corte.
Gli Stati Uniti hanno sanzionato a più riprese alcuni alti funzionari e nove giudici della Corte, compresa la sua presidente Tomoko Akane, colpita di recente. La Commissione europea è stata sollecitata in più occasioni – sia dagli eurodeputati, che da alcuni governi, come quello spagnolo – ad attivare lo statuto di blocco, vale a dire lo scudo giuridico che consentirebbe di proteggere i cittadini europei colpiti dalle sanzioni americane. Le misure restrittive dell’amministrazione Usa impediscono, per esempio, di utilizzare le carte di credito americane e lo Statuto di blocco serve a neutralizzare l’applicazione delle sanzioni americane nell’Ue. La Commissione ha condannato ufficialmente le sanzioni ai giudici e al personale della Corte, ma non ha mai proposto di utilizzare lo strumento per paura di ritorsioni.