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 2026  settembre 11 Venerdì calendario

Dal Washington Post al Washington Sun: il nuovo giornale dei licenziati da Bezos

C’è un nuovo quotidiano online nella capitale degli Stati Uniti. Si chiama Washington Sun ed è nato mercoledì, dalle ceneri del sito di notizie politicheNotus, acronimo di News of the United States, fondato nel 2024 dall’imprenditore miliardario Robert Allbritton. La redazione è arricchita da numerosi ex reporter del Washington Post licenziati a febbraio dal quotidiano, che dal 2013 è proprietà del fondatore di Amazon Jeff Bezos. Tagli cheportarono all’eliminazione di intere sezioni dello storico giornale: come la redazione sportiva e quella dei libri, oltre a tagliare esteri, locali e contabilità.
L’editore del Washington Sun
Robert Allbritton è una figura imprenditoriale molto interessante. Classe 1969 è il figlio del banchiere filantropo Joe Allbritton, già editore del Washington Star (poi venduto al Time nel 1978 che lo chiuse per bancarotta nel 1981) e fondatore della Allbritton Comunications. Dal padre ha preso la passione per l’informazione indipendente: e già da tempo si sta imponendo come riferimento del nuovo giornalismo liberal americano. Ha infatti finanziato la fondazione dell’informatissimo Politico insieme ai giornalisti Jim VandeHei e John F. Harris, diventato in poco tempo uno dei principali siti di riferimento di chi vuol scoprire i retroscena di quanto accade a Capitol Hill e poi venduto nel 2021 al gruppo Axel Spirnger per oltre un miliardo di dollari. Nel 2023 con il suo patrimonio personale, ha fondato l’Allbritton Journalism Institute, che offre borse di studio a giovani reporter (e poi se li accaparra). Il nuovo giornale doveva inizialmente chiamarsi The Star, in onore alla pubblicazione un tempo appartenuta al padre: ma c’è stato un problema di copyright.
Perché un nuovo giornale
Il nuovo nome è ancora più efficace, spiega il testo che dà il benvenuto ai nuovi abbonati sul sito washingtonsun.com: “Perché Sun? Potete scegliere la metafora che preferite: illumineremo Washington. Alla luce del sole tutto è più chiaro. Preferiamo accendere una candela piuttosto che continuare a maledire l’oscurità”. Una frase che sembra punzecchiare proprio il quotidiano rivale. Quel Washington Post che sotto la testata riporta dal 2017 il motto “Democracy dies in darkness”, la democrazia muore nell’oscurità. Profezia apocalittica del leggendario cronista Bob Woodward – che con il collega Carl Bernstein sviscerò i segreti del Watergate. Monito e impegno, preso in piena era Trump, a tenere alta la fiaccola della verità, poi messa in dubbio appunto dal taglio di un terzo della redazione per precisa volontà del terzo uomo più ricco del mondo. Che per i primi 5 anni investì sul giornale. Salvo poi lamentarsi delle perdite, pari a circa 100 milioni di dollari, e dell’emorragia di lettori. Con buona pace del fatto che a provocarla fossero state proprio certe sue scelte: come il non far pubblicare l’endorsement già pronto pro Kamala Harris nel 2024, sebbene prendere posizione alle presidenziali fosse una tradizione del giornale. Quell’intromissione provocò la cancellazione di migliaia di abbonamenti. Quelli cui ora, evidentemente, punta il Washington Sun, che costerà 9.90 dollari al mese mentre le newsletter saranno gratuite.
Una redazione di veterani e giovani reporter
“Ci occupiamo di politica e di politiche pubbliche” c’è scritto sempre nella presentazione sul sito del nuovo giornale. “E anche delle persone che plasmano la vita a Washington: non solo alla Casa Bianca e al Congresso, ma anche al Wilson Building, al Northwest Stadium e nei quartieri in cui viviamo. Facciamo reportage per chi vive qui, per chi prende le decisioni politiche e per le persone in tutto il mondo che si preoccupano profondamente di ciò che accade da questa parte di mondo. Lo facciamo con inchieste originali, fonti approfondite e un impegno incrollabile per l’accuratezza”. Secondo quanto spiegato al New York Times dal direttore del WS, Tim Grieve – un veterano del giornalismo che ha già guidato il Miami Herald, lo Stanford Herald e Politico Pro – «Vocazione del giornale non è far concorrenza al Post. Ma coprire gli spazi vuoti che ha lasciato, dall’economia allo sport. Per questo abbiamo voluto includere Washington nel nome. Per comunicare chiaramente che ci occupiamo della capitale». A tal fine sono stati assunti numerosi ex reporter del WP. Come il noto editorialista politico Dana Milbank, il corrispondente economico Jeff Stein, quello al Congresso Paul Kane e perfino il critico gastronomico Tom Sietsema. Firmando pure un accordo d’esclusiva con Capital Weather, il sito web di previsioni meteorologiche che era stato affiliato al Washington Post per 18 anni col nome di Capital Weather Gang: salvo poi vedersi stracciare anche quel contratto. La redazione, insomma, raddoppia: passata da 45 giornalisti ai 110 attuali. “Una newsroom diversa da qualsiasi altra a Washington, che riunisce veterani e alcuni dei reporter emergenti più promettenti del paese. Professionisti con background e convinzioni diverse. Compresi quelli arrivati a Washington come borsisti dell’Allbritton Journalism Institute”. Il neo assunto Milbank è stato fra i primi a commentare il nuovo lavoro: «Occasione unica per creare una nuova testata di cui l’area di Washington ha bisogno e per costruire una realtà giornalistica nazionale agile e senza paura». Altra stoccata al suo ex giornale.
I finanziamenti
Oltre all’impegno finanziario di Allbritton, il giornale dice di contare sulla vendita di spazi pubblicitari sul sito web e la sponsorizzazione di accurate newsletter, podcast e eventi. Oltre, naturalmente, agli abbonamenti dei lettori. “Siamo grati a tutti coloro che stanno rendendo possibile la nostra esistenza” scrivono. Congedandosi con una promessa. “Vi garantiamo che le nostre decisioni editoriali sono interamente nostre”. Ennesimo messaggio tutt’altro che velato a Bezos.