corriere.it, 11 settembre 2026
Renzo Rosso ricorda l’11 settembre 2001 e parla del suo documentario
Lo sbarco alla Mostra del Cinema lo ha fatto a modo suo. Con gli amici – Fiorello, Achille Lauro, Fabio Rovazzi, Melissa Satta –, con la famiglia, con un gruppo di persone che indossavano la maschera da Renzo Rosso in stile Point Break. E con una grande festa all’Arsenale. Motivo di tanto dispiegamento di forze? Il debutto di Be Brave di Francesco Carrozzini, il film dedicato all’epopea da Brugine al mondo del patron di Diesel, completamente realizzato attraverso un impiego estensivo dell’intelligenza artificiale generativa e prodotto da Our Films e Our Ai. Dal primo jeans cucito a 15 anni al Vicenza Calcio, dalla fattoria dei genitori a Jovanotti, tutto Renzo Rosso senza un solo fotogramma girato con lui. Per una coincidenza, la presentazione arriva in un anniversario cruciale: esattamente 25 anni fa «Mr. Diesel» è stato tra i protagonisti sfiorati dall’evento che ha sconvolto gli Stati Uniti e l’Occidente, l’attentato alle Torri Gemelle.
Renzo Rosso, l’11 settembre 2001 lei era su un aereo diretto a New York.
«Avevamo l’inaugurazione di un grandissimo negozio a Times Square a New York e la pubblicità era: “Save yourself”, pensi un po’».
Il comandante del volo, Luciano Buja, al «Corriere del Veneto» ha raccontato che fu lei ad avvertirlo di quello che era successo perché aveva uno dei primi satellitari.
«Sì avevo un telefonino che funzionava e gliel’ho prestato. Lasciando stare la parte della sofferenza e del disastro, che è stato enorme, è diventata un’esperienza pazzesca. Ci hanno messo quattro giorni in una caserma, abbiamo dormito tutti insieme nei letti a castello militari, ho conosciuto un sacco di gente nuova e dopo un giorno mi avevano eletto loro leader. Abbiamo festeggiato lì il mio compleanno (il 15 settembre, ndr) e siamo riusciti a creare una situazione di vita che ci ha fatto quasi dimenticare perché eravamo lì».
Le è piaciuta la versione di sé creata con l’intelligenza artificiale per il film?
«Mi sono divertito e ho pianto. Per me è stato veramente bellissimo. In sala ho sentito il calore della gente, oltre a qualcuno che mi ha detto: “Sei a un livello in cui nessuno di noi è mai arrivato”. per me era una bella storia da raccontare».
Dentro c’è tutto di lei o è rimasto fuori qualcosa?
«No guardi c’era tutto. Chi sono io lo vedi veramente: un uomo che pensa positivo. Che soffre, che piange, che continua a piangere, ma che ritiene che le cose si possano sempre risolvere. Ovviamente dentro di me dico: “Chissà se ce la farò”, però vado avanti come un caterpillar, perché sono convinto che con la positività qualcosa esca sempre».
Cinema o serie tv? Cosa le piace?
«Mi piacciono le serie che guardiamo alla sera con mia moglie e la bambina. Ultimamente mi sono appassionato alle serie coreane dedicate ai ragazzi che vanno a scuola. Mi piace vedere la loro fluidità: possono stare con uno del loro sesso e poi con uno di un altro sesso senza fare differenze. E così anche i genitori. La cosa bella è proprio la modernità dei rapporti familiari: è naturale, è vera. Soprattutto se la confronto col nostro mondo educativo dove questo manca totalmente, perché abbiamo un governo che vieta l’educazione sessuale a scuola. Mi chiedo se siamo pazzi: siamo il Paese che ha più violenza sulle donne...».
Dal documentario si capisce l’importanza dei valori che le hanno trasmesso i genitori. Lei a sua volta che valori ha trasmesso?
«Gli stessi: la semplicità, la positività, il valore di condividere. Quando ero piccolo avevamo una fattoria e a fine giornata dividevamo le melanzane, i piselli, le patate con chi lavorava con noi. E lo stesso quando mi sono messo in proprio, nel mio team il sabato arrivavo con i panini con la mortadella per tutti. E questo, dopo, ha fatto la differenza».
Avete sperimentato con questo film. Pensa che l’AI servirebbe anche alla moda per uscire dalle difficoltà?
«Sicuramente l’AI è un grandissimo aiuto in tutti i settori. Il management perdeva un sacco di tempo per i numeri. Oggi hai chi te li fornisce in tempo reale. E può servirti anche nella creatività, ma, come dice anche il documentario, deve sempre essere accompagnata dal valore umano. Devi metterci il tuo Dna, i tuoi valori, altrimenti non avrai risultati nuovi, ma un riassunto. È un grande stimolo per ottenere di più e per poter fare meglio».