corriere.it, 11 settembre 2026
Lo chef Max Mariola lascia Milano per Bali
Il movimento, questa volta, è in direzione contraria. Nel 2024 Max Mariola aveva deciso di lasciare Roma per trasferirsi a Milano, portando con sé la famiglia, e un progetto ambizioso: fare della città il nuovo baricentro della propria vita professionale. A Brera aveva aperto il suo ristorante, in via San Marco 26, trasformando la propria popolarità televisiva e digitale in un indirizzo fisico: cucina romana e mediterranea, sessanta coperti, cocktail bar, e una sala – concepita come estensione della sua figura pubblica – nella quale lo chef incontrava personalmente i clienti. Oggi, poco più di due anni dopo, la stagione meneghina è giunta al capolinea. Mariola ha scelto Bali come nuova residenza, e l’Indonesia come luogo in cui immaginare il prossimo capitolo della sua vita.
La decisione non nasce, almeno nel suo racconto, dalla volontà di sottrarsi alla cucina, né da un improvviso «ripudio» della carriera costruita nel tempo. È, piuttosto, la conseguenza di una consapevolezza maturata dentro la stessa macchina professionale che lo aveva portato nel capoluogo lombardo: «Ero diventato un mostro, pensavo solo a produrre», ha dichiarato nel corso di un’intervista a FanPage.
Era stato lo stesso Mariola, all’annuncio del suo approdo a Milano, a descrivere la metropoli come «la città italiana del futuro». Quest’ultima, però, ha finito per restituirgli anche «l’altra faccia» della sua accelerazione. Guardandosi oggi alle spalle, lo chef riconosce quanto il lavoro avesse progressivamente eroso il tempo dedicato alla famiglia. Non solo: «Ogni mattina, uscendo di casa, vedevo persone che sembravano già affrontare la giornata con il peso addosso», ha spiegato. Al contrario, l’Indonesia gli ha offerto un ritmo che percepisce come più aderente alla vita quotidiana, lontano dalla pressione della produttività e dalla necessità di voler trasformare a tutti i costi il tempo in risultato.
Non si tratta di un elogio senza riserve di un altrove idealizzato: Mariola continua a considerare l’Italia «il Paese più bello». Ma, nel ritmo disteso dei tropici, sostiene di aver riconosciuto qualcosa che gli ricorda «l’Italia di 70 anni fa», quando la vita sociale non era interamente subordinata al denaro e allo status.
L’inversione di rotta ha coinvolto, naturalmente, anche i suoi affetti più stretti. Il figlio, otto anni, ha iniziato la scuola a Bali il 3 agosto. Quando Mariola gli ha prospettato la possibilità di seguirlo a Milano per tre mesi, il bambino ha risposto: «No, papà, sto bene qua». Poche parole, precedute da una richiesta ancor più eloquente: «Papà, preferisco che tu stia più tempo con me». È stato allora, ha raccontato lo chef, che ha cominciato a misurare in maniera diversa il valore della propria presenza, al di là dei traguardi professionali.
La partenza, ad ogni modo, non coincide con un ritiro dalla ristorazione. Mariola ha ceduto due delle tre realtà che aveva avviato – «Bistrot by Max Mariola» e «Osteria da Fiorella» – mantenendo solo l’insegna di via San Marco, dove continuerà a fare ritorno per impegni legati all’attività ed eventi. Nel Sud-Est Asiatico lo aspetta, invece, una nuova partita. Il progetto più ambizioso guarda alle isole Mentawai, nell’Oceano Indiano: un’iniziativa legata al marchio «The Sound of Love» che dovrebbe coniugare gastronomia e ospitalità in un ambiente lontano dai circuiti tradizionali del turismo, con l’idea di affiancare alla componente ricettiva anche una biofarm con coltivazioni non invasive, coinvolgendo le comunità locali.