corriere.it, 11 settembre 2026
Tutti pazzi per l’arazzo di Bayeux
La fila si snoda lungo Great Russell Street, ordinata e allegra come si conviene per un’occasione storica: tutti pronti con il telefonino e il codice QR o il biglietto stampato in mano, loro, i fortunati, che dopo ore d’attesa sul sito del British Museum sono riusciti, lo scorso luglio, ad assicurarsi uno slot di 40 minuti per una mostra che ha già infranto ogni record. L’arazzo di Bayeux, un ricamo di lana su lino che racconta la conquista dell’Inghilterra da parte dei normanni, torna nel Regno Unito per la prima volta in un millennio, un evento che ha riacceso nel paese la passione per un capitolo mai lontano dall’immaginario collettivo, la battaglia di Hastings e l’arrivo di Guglielmo il conquistatore.
1066 è la data che ogni bimbo Oltremanica impara a scuola, già alle elementari e il museo londinese, in un solo giorno, ha esaurito la prima tranche di prenotazioni, più di 100.000, per un totale di incassi di oltre 2.5 milioni di sterline. Chi non è riuscito ad assicurarsi la visita aspetta ora il secondo appuntamento con il sito del British, il mese prossimo, perché l’arazzo, che in genere come indica il nome si trova nella cittadina francese di Bayeux, è un documento unico: 58 scene che hanno costruito la storia del paese disposte su un telo lungo 68.3 metri e alto 50 cm di altezza, con il ricamo di 623 uomini, 190 cavalli, 37 navi, 35 cani, 6 donne (soltanto), 23 alberi, 416 piante, 33 edifici, la cometa di Halley.
A differenza di quanto succedeva in Francia, a Londra è esposto in orizzonale dentro una teca climatizzata costruita appositamente: la sala è buia, per progettere il cimelio realizzato apparentemente a Canterbury, pochi anni dopo la conquista normanna: è impossibile, visionandolo, non provare un brivido d’emozione, anche solo per la ricchezza e l’origininalità dei ricami. Non ci sono due figure uguali. I 40 minuti volano via. Nessuno di obbliga ad andartene ma dietro c’è gente che aspetta. Ogni visitatore coglie aspetti diversi, a dimostrazione che, come ogni grande opera, anche l’arazzo parla personalmente a chi guarda.
Re Carlo, che ha inaugurato la mostra assieme al presidente francese Emmanuel Macron, ha sottolineato che l’incorazione di re Aroldo II a Westminster Abbey, ultimo sovrano anglosassone poi sconfitto a Hastings, gli ricordava molto la sua, i bambini escono entusiasti della freccia nell’occhio di Aroldo, gli storici delle raffigurazioni dei metodi di guerra e le usanze del medioevo. Nella scena del banchetto ci sono, ad esempio, coltelli e cucchiai, ma non le forchette.
L’arrivo dell’arazzo a Londra è il risultato di una lunga trattativa cominciata anni fa e accelerata dopo Brexit nello spirito della «entente amicable» che continua a legare i due paesi nonostante l’uscita del Regno Unito dall’Ue. Un «ramoscello d’ulivo», disse Macron nel 2018. È l’unica testimonianza visiva dell’ultima conquista riuscita dell’Inghilterra. Il trasporto, avvenuto attraverso l’Eurotunnel, sarebbe costato circa due milioni di sterline, mentre l’intera operazione è assicurata per 800 milioni. La mostra, aperta ieri, rimarrà al British sino all’1 luglio 2027.