Corriere della Sera, 11 settembre 2026
Teatro Valle, meraviglia ritrovata
Il ripristino è all’insegna della più accurata filologia, sotto la doverosa vigilanza delle diverse soprintendenze romane, trattandosi del più antico teatro d’Europa di concezione moderna che compirà 300 anni il 7 gennaio 2027. Il 16 ottobre riaprirà il magnifico teatro Valle-Franca Valeri dopo 16 anni di chiusura tra tanti (diciamo troppi) rinvii delle precedenti giunte capitoline, mille polemiche e una lunga occupazione, da tanti accusata di velleitarismo, dal giugno 2011 all’agosto 2014. Come sempre in questi casi, il cantiere può apparire in alto mare ma in realtà è a ottimo punto, ed è il fascino di certe complesse imprese culturali. L’estrema attenzione negli interventi è d’obbligo: parliamo di una sala che ha ospitato nel Novecento tutta la grande prosa italiana (a partire da Pirandello) e che nei primi dell’Ottocento, da teatro d’opera, ha allestito capolavori di Mozart, Rossini, Donizetti,
Partiamo dai colori. Sta scomparendo il rosso ottocentesco, diffusissimo a Roma dopo l’Unità d’Italia, che imitava il marmo nella fascia bassa attorno alla platea. Al suo posto un elegante verde malva di squisito sapore settecentesco che apparirà anche nei palchi. Una nuova leggerezza legata anche al restauro complessivo degli stucchi dorati e del grande fascione dell’arco scenico sotto l’orologio, ritrovato durante i lavori. Soprattutto imponente è l’intervento strutturale costato 11 milioni di euro e con un cantiere attivissimo da due anni. Come spiega il direttore dei lavori dell’appalto, l’architetto Paolo Ciancio di Zètema, «è stato come realizzare un abito contemporaneo per un edificio di 300 anni». Quindi consolidamento delle strutture, rinnovamento degli impianti idraulici ed elettrici, abbattimento e ricostruzione dei camerini, un avanguardistico impianto antincendio «water mist», assai usato oggi nei musei e nei teatri, con ugelli che producono nuvole di microgocce che evaporano subito, assorbono calore e riducono l’ossigeno intorno al fuoco. Strumento essenziale, viste purtroppo le catastrofi prodotte dal fuoco in troppi teatri antichi italiani, dalla Fenice al Petruzzelli.
Restaurato il velario del soffitto, allegoria della tradizione teatrale italiana (tra Muse e arti sceniche, quindi le maschere) realizzato nei primi anni Trenta del Novecento dal pittore Silvio Galimberti. Rigorosamente rosse le poltrone (500 posti tra platea e palchi). Il parquet di rovere in platea, il larice è per il palcoscenico. Ripristinate le vecchie antiche porte dei palchi. Mantenuta la scala con le tracce dell’occupazione, con le scritte in rosa shocking «no violence», «no homophobia», «no sexism», «no racism». Scelta che farà inevitabilmente discutere.
Il Valle dal 16 ottobre fa parte (con la grande sala settecentesca dell’Argentina, il più sperimentale India, il raffinato Torlonia) della collana di quattro sedi della Fondazione Teatro di Roma, diretta artisticamente dal regista Luca De Fusco e presieduta da Francesco Siciliano. Spiega De Fusco, confermando un indirizzo già ampiamente annunciato: «Il 16 ottobre apriremo con La sera della prima-Sei personaggi in cerca d’autore al Teatro Valle, di e con Francesco Piccolo. Una evocazione della prima assoluta del capolavoro di Pirandello del 9 maggio 1921 e, insieme, l’anticipo dell’indirizzo che avrà la sala. Cioè la drammaturgia contemporanea, quella realizzata dal dopoguerra fino ai nostri giorni, in armonia con la programmazione della nostra sala principale dell’Argentina, che è qui letteralmente dietro l’angolo. Poi il Valle è stato tradizionalmente il teatro delle celebri compagnie private della grande prosa italiana del teatro d’arte e ci auguriamo che la tradizione di questa ospitalità prosegua». De Fusco fa due anticipazioni musicali: «Il 10 gennaio 2027, proprio in occasione dei 300 anni del Valle, l’orchestra di Santa Cecilia, altra storica istituzione romana, eseguirà la Petite Messe Solemnelle di Gioachino Rossini. Perché Rossini qui debuttò il 25 gennaio 1817 con la sua Cenerentola, che tornerà al Valle nell’ottobre 2027 in collaborazione col Teatro dell’Opera di Roma con una nuova regia di Mario Martone. Il nome di Rossini è legatissimo al Teatro Stabile: come tutti sanno, debuttò all’Argentina col Barbiere di Siviglia il 20 febbraio 1816».
Per il presidente Francesco Siciliano l’inaugurazione ha anche un aspetto sentimentale e familiare: «Venivo spesso al Valle con mio padre Enzo da bambino, ogni tanto forse mi annoiavo ma è qui che è poi nata la mia passione teatrale. Devo dare atto, da presidente del Teatro Stabile, al sindaco Roberto Gualtieri di aver impresso una forte e decisiva accelerazione a tutta l’operazione Valle. Ha creduto, come lo crediamo tutti noi, che uno spazio della cultura, così storico e significativo, sia un luogo necessario alla collettività: lo spettacolo dal vivo emoziona, fa ridere o piangere, e rappresenta quel dato concreto che ricostruisce una comunità. La vera risposta a una serie di disastri che ci circondano».