Corriere della Sera, 11 settembre 2026
I soci di Intesa Sanpaolo votano l’aumento al 97%
L’assemblea di Intesa Sanpaolo quasi all’unanimità vota sì all’operazione propedeutica all’acquisto di Mps: l’aumento di capitale fino a un massimo di 5,7 miliardi di azioni ordinarie da scambiare con quelle dei soci di Monte Paschi. Il risultato era scontato e a dare l’ok è stato il 96,96% del capitale presente in assise, ovvero il 63,9% del capitale sociale, con la partecipazione di quasi 4.900 azionisti tramite il rappresentante designato. Due terzi del capitale ha, quindi, votato, con il 69,6% di istituzionali presente a fronte del 29,5% delle Fondazioni. Alla luce di tale indicazione c’è da attendersi che i grandi fondi internazionali che sono anche in Mps (Vanguard, Norges, Blackrock), abbiano avuto una certa rilevanza nel sostegno a Intesa.
Ai soci è andato il ringraziamento dell’ad Carlo Messina: «L’offerta annunciata a giugno e il voto di oggi sono tappe concrete di un percorso che intendiamo portare avanti con determinazione», ha affermato il top manager. «Il gruppo che intendiamo costruire sarà tra i principali protagonisti del panorama bancario europeo», ha aggiunto Messina che, rivolgendosi ai soci di Rocca Salimbeni, ha speso anche parole per rassicurare politica locale e nazionale e dipendenti e clienti della banca toscana: «Agli azionisti Mps offriamo l’opportunità di partecipare alla crescita di uno dei principali gruppi bancari europei e alla sua capacità di creare e distribuire valore. Ai clienti Mps potremo mettere a disposizione la tecnologia, i prodotti, le competenze specialistiche e la dimensione internazionale di Intesa Sanpaolo, mantenendo la vicinanza ai territori che caratterizza entrambe le banche». Ca’ de Sass prevede circa 13.100 nuove assunzioni entro il 2029. Monte dei Paschi di Siena, ha poi proseguito il banchiere «rappresenta una storia unica nel panorama bancario mondiale. Oltre cinque secoli di storia hanno creato un legame straordinario con Siena, la Toscana, le persone, le imprese e le comunità di questi territori. È un patrimonio di identità, professionalità, relazioni e fiducia che consideriamo un grande valore. Vogliamo preservare e valorizzare questa identità e il legame con Siena all’interno di un progetto industriale più ampio, più solido e con maggiori possibilità di crescita».
Quanto al 13,2% di Generali detenuto da Mps attraverso Mediobanca, Messina ha tranquillizzato: l’Opas prevede l’acquisizione «in un’ottica puramente finanziaria. La presenza di Intesa Sanpaolo nel capitale di un grande gruppo, protagonista nella gestione del risparmio nel nostro Paese, rappresenterà un significativo valore, sotto il profilo della stabilità dell’azionariato e dell’indipendenza di Assicurazioni Generali».
Ora per la Ca’ de Sass resta solo da incassare i via libera di Bce, e authority e del dipartimento Golden Power. L’Antitrust ad esempio dovrebbe valutare la concentrazione di sportelli (625 Mps andranno alla stessa Intesa, 635 a Unipol-Bper), assicurativa e di risparmio. Consob invece l’eventuale sovrapposizione temporale tra questa Opas, che punta a chiudere il 20-21 dicembre, e le Ops di Mps su Bpm e Banca Generali, che dovrebbe partire a metà dicembre. Con l’assemblea di Siena il 29 ottobre, gli addetti ai lavori guardano dunque alle possibili contromosse di Messina, che però ha escluso ritocchi. Il mercato intanto si aspetta a novembre un interim dividend in aumento verso i 21 centesimi, un segnale di cui i possibili nuovi soci della Ca’ de Sass non potranno non tenere conto.
Da registrare il plauso del presidente di Confindustria. «Bene il sì, un pezzo di Paese crede nell’Italia», dice Emanuele Orsini che sulla partita Generali sintetizza: vorrei che i risparmi degli italiani siano gestiti dagli italiani.