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 2026  settembre 11 Venerdì calendario

Caos Lega, i dissidenti non cedono

È durata solo 24 ore la tregua nella Lega. Dopo il faccia a faccia di mercoledì, che ha visto confrontarsi, da una parte, il segretario Matteo Salvini, dall’altra Attilio Fontana (presidente della Lombardia), Massimiliano Fedriga (Friuli-Venezia Giulia), Maurizio Fugatti (Provincia di Trento) e Luca Zaia (ex governatore veneto), cioè i dirigenti leghisti del Nord diventati riferimento di chi vorrebbe un cambio di passo (e di leadership) nel partito.
I duellanti si erano salutati dichiarando la disponibilità a un’«assoluta collaborazione» ma, a conferma della profonda spaccatura nel mondo leghista, ci sono le parole secche che Attilio Fontana scandisce all’indomani dell’incontro con il leader: «Resta in piedi» il progetto di costituire un’associazione in seno al movimento. «Ne abbiamo parlato e ci stiamo lavorando per presentare il progetto definitivo», dice il presidente della Lombardia a margine della seduta del consiglio regionale dove ieri sono state approvate le pre-intese sull’autonomia differenziata. Secondo Fontana, l’incontro di Roma con Salvini «sicuramente è stato un passo avanti importante». Ma di fatto, a dieci giorni dal raduno di Pontida del 20 settembre, la contesa resta aperta.
Salvini non intende fare passi indietro o di lato – come invece aveva auspicato lo stesso Fontana a Ferragosto, in un’intervista al Corriere —: il leader ha ribadito che il segretario è lui e che vuole restarlo. Ha offerto, semmai, una gestione più collegiale del partito, accogliendo in parte le richieste dei «ribelli». Inoltre, tutti insieme lavoreranno a una piattaforma programmatica che esprima maggiore attenzione a Nord, autonomia e territori. Territori dove, nel frattempo, la spinta per un cambiamento si è allargata. E a infiammare le piazze leghiste delle valli lombarde c’è anche il «caso» Massimiliano Romeo.
Anche il capogruppo leghista in Senato – e segretario di quella Lega lombarda ancora profondamente ispirata dall’originario pensiero bossiano – si è schierato in aperta critica al leader, e ora si rincorrono voci insistenti secondo le quali Matteo Salvini starebbe meditando di «punirlo» rimuovendolo dal suo ruolo in Senato, per sostituirlo – dopo Pontida – con Claudio Borghi (il nome più accreditato) o con un altro fedelissimo.
Ma Romeo non arretra: insiste nel sostenere che la Lega sta trascurando i suoi territori e si dice disposto a perdere la propria posizione, pur di portare avanti la battaglia interna. Attilio Fontana lo difende e, lunedì scorso, durante un’infuocata assemblea ad Alzano Lombardo (cuore del leghismo delle valli bergamasche), uno dopo l’altro molti militanti hanno detto che, in caso di rappresaglia, sarebbero pronti a «restituire la tessera»; ma solo quella della «Lega per Salvini premier, non quella della Lega Lombarda».
Insomma, Pontida si avvicina e il «sacro» prato rischia di diventare un terreno di scontro fratricida. Tra salviniani che definiscono «irresponsabili» i dissidenti e militanti che, per evitare lacerazioni plateali dicono: «Forse la cosa migliore, questa volta, è non andarci».