Corriere della Sera, 11 settembre 2026
No di Mosca alla tregua energetica. Sventato attacco russo alle Svaldbard
Mosca non apre alla tregua energetica proposta da Kiev, ma torna a indicare gli Emirati Arabi Uniti come sede di un nuovo round di negoziati trilaterali sull’Ucraina. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, sostiene che non siano in corso discussioni concrete su uno stop agli attacchi contro le infrastrutture energetiche. Le condizioni russe per il cessate il fuoco, aggiunge, restano quelle annunciate da Vladimir Putin due anni fa, mentre la situazione sul terreno sarebbe «peggiorata notevolmente per l’Ucraina».
Nella lettura del Cremlino, Kiev chiederebbe una pausa nel settore che rappresenta il suo «tallone d’Achille», anziché una soluzione definitiva conforme agli interessi russi. Peskov ribadisce che Mosca preferirebbe una rapida conclusione pacifica del conflitto e presenta la prosecuzione dell’offensiva come conseguenza dell’assenza di alternative negoziali. Nessuna data, però, per nuovi colloqui: Abu Dhabi, che ha offerto la propria disponibilità, sarà tra le sedi da valutare all’avvio dei preparativi.
Intanto, secondo l’Economist, le scorte ucraine di missili americani AIM-120 e AIM-9 per gli F-16 e di intercettori PAC-3 per i Patriot sarebbero vicine all’esaurimento. Una pressione aggravata dalla produzione russa: le stime citate dal settimanale indicano tremila droni Geran-4 e Geran-5 al mese, alcuni capaci di raggiungere i 600 chilometri orari, e un centinaio di missili balistici, tra cui una sessantina di Iskander-M. Con forniture consistenti di PAC-3 dagli Stati Uniti ritenute improbabili a breve, Kiev punta sui sistemi franco-italiani SAMP/T, sui missili Aster e su Freyja, l’intercettore meno costoso da sviluppare con partner europei. Ed è su quest’ultimo che ieri Zelensky ha incassato in Canada l’appoggio del premier canadese Mark Carney.
Il piano
Sul campo, a Pavlograd, nell’oblast di Dnipropetrovsk, un attacco russo ha provocato almeno sette morti e 67 feriti. Il bilancio è salito nel corso della giornata ed è stato colpito un centro commerciale, in pieno giorno, quando le strade erano affollate. L’attacco ha innescato incendi tra veicoli, edifici commerciali e un negozio. Una persona è morta e altre sei sono rimaste ferite in seguito ad attacchi di droni ucraini contro diverse municipalità nella regione russa di Belgorod. Sul Mar Nero, la marina ucraina rivendica di aver messo fuori uso la fregata russa Admiral Essen, colpita il giorno precedente da un missile a lungo raggio Neptune nel porto di Novorossiysk. Secondo Kiev, le immagini satellitari confermano un impatto sulla sovrastruttura superiore: i danni impedirebbero alla nave di combattere e imporrebbero riparazioni lunghe e costose. L’intelligence militare ucraina aveva annunciato un incendio a bordo. Le immagini collocano la fregata nel porto al momento dell’attacco, ma né l’entità dei danni né la sua presunta inoperatività sono verificabili in modo indipendente.
Sale la tensione nell’Artico. Secondo Reuters, che cita due fonti occidentali, Regno Unito, Norvegia e Stati Uniti avrebbero bloccato la scorsa primavera un’operazione segreta russa vicino alle Svalbard. Unità subacquee del Gugi, la struttura di Mosca specializzata nella guerra sottomarina, avrebbero sperimentato una tecnologia per neutralizzare cavi critici senza lasciare tracce. La missione alleata le avrebbe localizzate e affrontate, impedendo di completare l’esercitazione. Nell’area passano due cavi in fibra ottica, lunghi circa 1.400 chilometri, che collegano l’arcipelago alla Norvegia continentale e trasportano molti dati satellitari: infrastrutture la cui vulnerabilità alimenta i timori di sabotaggi contro la Nato.