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 2026  settembre 11 Venerdì calendario

Gli houthi, nuova arma iraniana nella penisola araba

Tutti i fronti sono in movimento, dalla penisola arabica al Golfo Persico. Era lo scenario temuto e si è verificato. Il movimento Houthi è riuscito a conquistare Mocha, la città a circa 80 chilometri da Bab el- Mandeb, sul Mar Rosso. Un successo importante perché permette ai filo-iraniani di allargare la zona di influenza sulla rotta strategica e di controllare una vasta zona. Non solo: in questo modo possono bersagliare più da vicino le navi ritenute ostili.
Una «presa» rinforzata sull’isola di Zukar, proprio in mezzo alla via d’acqua. Il prossimo passo dovrebbe essere verso Bab el-Mandeb. I lealisti, sostenuti dalle incursioni dei caccia sauditi, sono stati costretti a ripiegare.
Alla sprovvista
Per gli analisti Riad si è mostrata, ancora una volta, impreparata e lo schieramento dei governativi è da sempre indebolito dalle diverse componenti. Qualche mese fa è esplosa la battaglia tra le milizie sponsorizzate dagli Emirati – altro attore – e le truppe aiutate da Riad. Uno scontro risoltosi con la vittoria dei secondi ma che ha finito per favorire gli Houthi. All’opposto, i militanti sciiti hanno dato prova di compattezza e, pur essendo alleati di Teheran, hanno anche agito in modo autonomo. Contano su quasi 100.000 uomini, dispongono di missili, droni, barchini esplosivi, mine. L’arsenale necessario per ostacolare la navigazione. È un quadro dove l’Iran ottiene dei vantaggi perché può dettare parte del gioco sia a Hormuz che nel Mar Rosso. Come qualcuno ha scritto, è questa la vera «bomba» in mano al regime.
C’è grande incertezza su cosa faranno Pakistan e Turchia, due Paesi con i quali l’Arabia ha firmato un patto di alleanza. Islamabad si è limitata a lanciare moniti, ha escluso per il momento qualsiasi intervento cavillando sui dettagli dell’intesa che non si applicherebbe a questa situazione. A ciò si aggiungono considerazioni strategiche. Eventuali raid non bastano a cambiare il «corso» e c’è poca voglia di infilarsi di nuovo nel pantano yemenita in modo diretto. I sauditi, quando lo hanno fatto, si sono scottati brutalmente. Idem gli Emirati, mentre gli Houthi hanno poco da perdere.
La Giordania
Gli iraniani incassano colpi e li restituiscono con precisione: così la salva di missili lanciata dai pasdaran ha raggiunto alcuni target nella base di Muwaffaq, in Giordania.
Fonti ufficiose hanno confermato alla rete Cbs che un aereo da attacco A-10 ha «perso» un’ala, diversi F-15 hanno riportato danni definiti lievi. I caccia, secondo questa versione, sono tornati operativi. Non c’è modo al momento di verificare l’esattezza delle informazioni ma già questi dati confermano i rischi per le infrastrutture statunitensi nella regione.
I pasdaran hanno condotto numerosi strike sulle basi in Giordania, almeno una decina dall’inizio della guerra. I bersagli non mancano. In virtù di un accordo tra Amman e Washington gli americani hanno accesso a numerosi siti diventati ancora più rilevanti con Epic Fury. Sono un centro formidabile in appoggio alle operazioni. Ospitano decine di caccia, aerocisterne e velivoli spia. Il ruolo è cresciuto con il trasferimento di mezzi dalle piste del Golfo Persico rivelatesi non troppo sicure.
I giordani, insieme agli Usa, hanno il loro «ombrello» antimissile, un dispositivo entrato in azione ripetutamente anche a difesa di Israele. Nelle scorse ore, durante il bombardamento iraniano, l’anti-aerea ha usato una grande quantità di Patriot: dai 30 ai 60, secondo stime diverse. Una quota significativa che ha riproposto il tema del consumo di munizioni.
La strategia del regime
Gli iraniani perseguono una strategia basata sui seguenti punti. 1) Tenere sotto tiro costantemente il network del Pentagono, coinvolgendo obiettivi vicini e lontani. 2) Allungare le linee della logistica Usa in cielo e in mare, questo per rendere più complessi i raid statunitensi e creare difficoltà ai rifornimenti. Da ricordare a questo proposito che il principale porto del Bahrein, sede anche del comando della V Flotta statunitense, non è utilizzabile in quanto ha subito distruzioni ed è troppo esposto al «fuoco» dei pasdaran. 3) Testare sul campo e aggiornare nuove armi: il ricorso a testate multiple ha dato dei risultati. Altamente possibile l’assistenza di Russia e Cina. 4) Proseguire nel duello navale tra Hormuz e il Golfo di Oman.