Corriere della Sera, 11 settembre 2026
Vance scalda i motori per la corsa nel 2028
Riflettori puntati su JD Vance: ieri nella seconda serata della convention di midterm repubblicana, il vicepresidente ha avuto un’opportunità unica, un palcoscenico da cui parlare alla «base Maga» (e alla nazione) per dimostrare di essere la persona giusta a prendere il testimone da Trump come leader del partito. Ovviamente questo dipenderà dalla sua capacità di tenere unita la coalizione che rischia di sfaldarsi quando il presidente uscirà di scena.
Uno degli obiettivi dei repubblicani, in vista di novembre ma anche del 2028, è di trasformare gli americani con bassa probabilità di andare a votare in elettori solidi del loro partito. «Vi chiedo di far finta che ci sia io sulla scheda elettorale», ha detto Trump ieri a proposito del voto di midterm. Il problema si porrà per Vance nel 2028.
L’ex veterano dell’Iraq si trova già a dover giustificare la guerra in Iran (a cui era contrario) e le spaccature che essa ha provocato nel movimento Maga. Ma Vance ha già segnato una importante vittoria, nota il sito Politico: nella prima giornata di convention a Dallas ha raccolto 2 milioni di dollari per il Comitato nazionale repubblicano, in aggiunta a 5 milioni raccolti a Southampton il 19 agosto e altri due a Jackson Hole il 26 agosto. «Vance è intelligente ad essere totalmente concentrato sulle elezioni di midterm», ha detto a Politico una fonte della Casa Bianca vicina al vicepresidente. «E ha dimostrato ai repubblicani di essere uno degli individui più abili nella raccolta fondi. È piuttosto chiaro che, se correrà per la presidenza nel 2028, sarà lui il vincitore della nomination».
A contribuire all’umore positivo nello staff di Vance c’è il fatto che Trump sembra aver smesso di fare sondaggi alle feste tipo «preferite Vance o Rubio?» e avrebbe iniziato a dire in privato che JD sarà il candidato alla nomination. Rubio d’altra parte, pur avendo molti sostenitori che lo preferiscono a Vance, non ha mai espresso l’intenzione di candidarsi e a Washington si dice che non avrebbe i soldi per farlo. L’assenza di Rubio non significherebbe un’incoronazione automatica di Vance. Ted Cruz, senatore texano, è considerato un possibile sfidante. Ma il problema più grande del vicepresidente sono le fratture nel movimento. Ieri era l’anniversario dell’omicidio di Charlie Kirk, come ha ricordato Trump nella prima serata, salutando la vedova Erika seduta nei posti d’onore dell’arena. Alcuni leader dell’organizzazione Turning Point Usa, fondata da Kirk, non erano contenti che la convention fosse stata organizzata nell’anniversario dell’omicidio: nessuno li aveva consultati. L’associazione coinvolge oltre un milione di studenti, ha 3.500 club in scuole superiori e 1.500 sezioni universitarie: fu cruciale per mobilitare il voto giovanile per Trump nel 2024. L’organizzazione adora Vance, che da Dallas ha partecipato ieri al Charlie Kirk show per rendere omaggio all’amico. Kirk spinse perché Trump scegliesse Vance come vice e stava già lavorando ad una strategia per «Vance 2028». E il vicepresidente 42enne è tuttora visto come «ponte generazionale» da quegli attivisti: il piano di eleggerlo è sopravvissuto all’omicidio e, con la benedizione di Erika, l’organizzazione sta rafforzando la presenza negli Stati chiave delle primarie presidenziali, incluso l’Iowa. Vance si augura che Turning Point potrà aiutarlo a recuperare i giovani delusi dall’aumento del costo della vita, dalla guerra con l’Iran e dalle divisioni su Israele.