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 2026  settembre 11 Venerdì calendario

Le promesse miliardarie di Trump rimaste solo sulla carta

Promettere non costa nulla. Mantenere può costare molto: in certi casi più di mille miliardi di dollari. Donald Trump ha costruito una parte importante della sua forza politica su impegni economici: assegni promessi, bollette dimezzate, prezzi giù dal primo giorno, interessi sulle carte di credito tagliati, tasse cancellate. A quasi venti mesi dal suo ritorno alla Casa Bianca, molte di quelle promesse sono rimaste sulla carta.
Gli assegni sono l’esempio più plateale. Nel febbraio 2025 Trump aveva sposato l’idea di un «Doge dividend»: 5 mila dollari alle famiglie, ricavati da una parte dei risparmi ottenuti dal Dipartimento per l’efficienza governativa di Elon Musk. Ma il Doge mancò miseramente l’obiettivo e il dividendo sfumò.
Poi è toccato ai dazi. Nel novembre scorso Trump assicurò che gli introiti delle nuove barriere doganali avrebbero consentito di versare «almeno 2 mila dollari» agli americani a reddito medio e basso. Anche in quel caso si parlò di un assegno entro il 2026. Almeno per ora, non è pervenuto.
In campagna elettorale il presidente aveva promesso anche di «abbassare immediatamente i prezzi, a partire dal primo giorno», facendo del caro-spesa uno dei suoi argomenti più efficaci contro Joe Biden e Kamala Harris. Ma non è successo e il costo della vita resta una delle principali preoccupazioni degli elettori. Lo stesso Trump, poche settimane dopo la vittoria, ammise che una volta saliti «è difficile far scendere i prezzi».
Ancora più precisa era stata la promessa sull’energia: dimezzare bollette e costi energetici entro dodici mesi dall’insediamento. Il traguardo non è stato raggiunto. E il tema è tornato al centro delle elezioni di midterm.
C’è poi il tetto agli interessi delle carte di credito. Durante la campagna del 2024 Trump aveva promesso di limitarli temporaneamente al 10 per cento. A inizio anno ha rilanciato l’impegno: il tetto avrebbe dovuto scattare il 20 gennaio. Ma il presidente non può imporre da solo un limite alle società private e le proposte presentate al Congresso non sono diventate legge.
Anche il «no tax on Social Security», cioè l’abolizione delle tasse sugli assegni della previdenza federale, si è rivelato meno netto dello slogan. La legge fiscale firmata nel luglio 2025 ha introdotto una deduzione aggiuntiva per molti anziani e la Casa Bianca sostiene che circa l’88 per cento dei beneficiari non paghi più imposte sugli assegni. Ma non è così per milioni di pensionati.
Ora arriva una nuova promessa. E i precedenti rendono inevitabile una domanda: questa volta i soldi arriveranno?