Il Messaggero, 10 settembre 2026
Bagarre sull’antisemitismo nel centrosinistra
Gli anglosassoni lo definirebbero un tipico chicken-and-egg problem, non meno intricato da sbrogliare del celebre dilemma “è nato prima l’uovo o la gallina?”.
Lo spiegano così dalle parti del campo largo: non si possono fare le primarie («inevitabili» cit.) senza un programma condiviso, ma non si può fare un programma davvero condiviso se, in vista, ci sono le primarie. Presagi che impensieriscono soprattutto i dem, convinti che da qui in avanti andranno moltiplicandosi le questioni su cui il partito di Giuseppe Conte marcherà le distanze rispetto a loro. È successo dal palco della Festa di Avs, dove il leader del M5S è tornato a chiedere «chiarezza» agli alleati sul «problema dei flussi migratori e del bisogno di sicurezza di tutti i cittadini». E di nuovo ieri, con diversi esponenti pentastellati accorsi in piazza Montecitorio, insieme ad altri “colleghi” di Avs, per prendere parte alle proteste contro il disegno di legge sull’antisemitismo, ora all’esame della commissione Affari costituzionali di Montecitorio.
«Nulla di nuovo», ci tengono a precisare da via di Campo Marzio, quartier generale dei 5 stelle»: «Anche al Senato avevamo votato no». Il provvedimento, che adotta misure di prevenzione e contrasto rispetto a manifestazioni e discorsi antisemiti, è materia incandescente per Elly Schlein: una parte del Pd, capeggiata dal riformista Graziano Delrio, propositore di un testo sul tema, la considera una tutela aggiuntiva; un’altra, al contrario, teme ripercussioni sulla libertà di espressione e critica nei confronti dell’operato del governo Netanyahu. Se a Palazzo Madama la scelta del Nazareno per “salvare capre e cavoli” è stata l’astensione (nonostante il sì delle anime riformiste), replicarla pure a Montecitorio è una pratica tutt’altro che facile. Qui, oltre ai fedeli alla linea astensionista della segretaria e al fronte dei favorevoli – i riformisti dem Lorenzo Guerini, Lia Quartapelle, Lorenzo Guerini e Pietro Fassino, ma anche i deputati di Italia viva – si annovera anche un cospicuo gruppo di deputati Pd orientati al voto contrario: Laura Boldrini, Arturo Scotto, Nico Stumpo, Gianni Cuperlo, Sara Ferrari, Valentina Ghio, Ouidad Bakkali, Rachele Scarpa. Alla prossima assemblea di gruppo, forse già la prossima settimana, la leader dem dovrà riuscire a smuoverli dal no, pena il voto in blocco di una parte dei “suoi” con il M5S. Non che l’argomento in sé non dia più di qualche grattacapo pure alla maggioranza, con la sottosegretaria leghista Giuseppina Castiello che ha abbandonato in anticipo i lavori rimandando i voti in commissione, e Fratelli d’Italia cauta per il pressing del partito di Roberto Vannacci, deciso a contrastare ogni freno al libero pensiero. Non a caso le dichiarazioni a destra si sono appuntate sui momenti di tensione registrati durante il sit-in davanti alla Camera (tra i partecipanti pure qualche giovane democratico, i sindacati, Rifondazione, Pap, Possibile, Anpi e Arci). Quando un uomo ha tentato di strappare una bandiera di Hezbollah dalle mani di un partecipante di un piccolo gruppo che sventolava vessilli di Hezbollah e urlava “Intifada": «Chiediamo a Elly Schlein e a Giuseppe Conte di rompere immediatamente con questa deriva estremistica e condannare queste piazze d’odio», la nota del capogruppo meloniano, Lucio Malan. E ancora quando la chiusura della maratona oratoria per liberare la piazza all’orario stabilito con la Questura, ha sollevato le polemiche di alcuni manifestanti del Coordinamento per la solidarietà con il popolo palestinese: «Hanno fatto parlare +Europa e non noi».
Se il nodo del ddl verrà definitivamente sciolto in Aula il 2 ottobre, altri – se le primarie si faranno – potrebbero rimanere delle pietre d’inciampo ancora a lungo. È il caso, chiaramente, della questione della politica estera, che dal M5S si semplifica così: «Si tratta di decidere se dire sì o no alle armi». Ma “sul piatto” resta anche patrimoniale, sulla quale i pentastellati si dicono contrari, perché, parola di Conte a Cernobbio, «chi l’ha introdotta ha avuto solo problemi». Ultima ma non meno importante la querelle sulla lista centrista: «Difficile – ragiona un maggiorente dem – che se ne vanga a capo prima dei gazebo. La “distanza” da Matteo Renzi, con cui Elly Schlein ha invece stretto un patto, è uno degli altri punti su cui potrebbe fare leva l’ex avvocato del popolo. Il quale, in più occasioni, l’ultima dal palco di Testaccio martedì, è tornato a ribadire: «C’è un problema di garanzie, affidabilità, che non ci siano compagni viaggio che per ragioni opportunistiche personali o partitiche possano pensare di scartare con disinvoltura». La leader dem, sponsor del “testardamente unitari”, dovrà farci il callo. E provare a sciogliere il dilemma: vengono prima le primarie o un programma (davvero) condiviso?