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 2026  settembre 10 Giovedì calendario

Bitcoin, sono spariti 320milioni di dollari

Nonostante i titoli allarmistici delle testate specializzate, Bitcoin sta benissimo e nessun hacker è riuscito a portare a termine improbabili violazioni.
Ciò che è accaduto vede al centro Liquid Network, una rete usata soprattutto da operatori professionali del settore delle criptovalute dalla quale, il 6 settembre, sono usciti circa 4mila bitcoin per un controvalore di 320 milioni di dollari (275,5 milioni di euro).
Prima di entrare nei dettagli, è opportuno evidenziare che la blockchain di Bitcoin ha continuato a produrre blocchi e a registrare transazioni, non ha subito alcun attacco. L’incidente ha interessato Liquid Network, un sistema separato che lavora accanto a Bitcoin e utilizza bitcoin depositati in una riserva come garanzia dei propri token.
Un gruppo di white hacker, tecnicamente hacker etici, hanno scoperto la falla grazie alla quale sono entrati in possesso del bottino, dicendosi pronti a restituirlo nel momento in cui Liquid Network metterà in sicurezza il proprio circuito.
Che cosa sono Bitcoin e la blockchain
Bitcoin è insieme un protocollo informatico, una rete di computer e un’attività digitale scambiata tra utenti. Per convenzione, “Bitcoin” con la lettera maiuscola indica spesso la rete e il protocollo, mentre “bitcoin” con la b minuscola indica l’unità di valore che circola su quella rete.
La blockchain è il registro condiviso sul quale vengono annotate le transazioni ed è un archivio di cui esistono molte copie mantenute da computer collegati alla rete. Questi computer vengono chiamati nodi e, nello specifico, un nodo esegue il software del protocollo, riceve le transazioni, verifica che rispettino le regole e conserva una copia dei dati necessari.
Nel caso di Bitcoin, la creazione dei nuovi blocchi passa attraverso il mining, cioè una competizione di calcolo basata sulla proof of work. I miner sono coloro che mettono a disposizione computer molto potenti per verificare e registrare le transazioni su una blockchain ricevendo in cambio nuove criptovalute come ricompensa. Un exchange è invece una piattaforma che consente di comprare, vendere e scambiare criptovalute, spesso gestendo anche depositi e prelievi per conto dei clienti. Qui abbiamo approfondito il lessico della blockchain.
La blockchain spiegata a mia nonna
Che cosa è Liquid Network e perché esiste
Liquid Network è una catena laterale (sidechain) di Bitcoin, ovvero una blockchain autonoma che opera in parallelo alla blockchain principale e adotta regole proprie.
Ha l’obiettivo di offrire alcune caratteristiche utili agli operatori professionali, come tempi di regolamento più prevedibili, maggiore riservatezza sugli importi e supporto per diversi tipi di attività digitali, così come riporta l’azienda sul proprio sito web.
Usa un modello di gestione chiamato federazione. La rete comprende decine di aziende e organizzazioni del settore, mentre un gruppo di operatori tecnici denominati functionaries svolge le funzioni più delicate.
Qui emerge la differenza essenziale rispetto a Bitcoin. Bitcoin affida la produzione dei blocchi alla proof of work e a una rete aperta di miner. Liquid affida la firma dei blocchi a un gruppo definito di operatori.
Per utilizzare bitcoin dentro Liquid entra in gioco L-BTC, abbreviazione di Liquid Bitcoin. Un L-BTC rappresenta un bitcoin depositato sulla blockchain principale e custodito dalla federazione. Il rapporto previsto è uno a uno, ossia un bitcoin bloccato nella riserva corrisponde a un L-BTC disponibile sulla rete Liquid.
Il passaggio da Bitcoin a Liquid si chiama peg-in. L’utente invia BTC a un indirizzo controllato dalla federazione; dopo le conferme richieste sulla rete Bitcoin, Liquid crea la quantità equivalente di L-BTC. In gergo tecnico questa creazione viene chiamata minting, termine che richiama il conio di una moneta. Il movimento inverso si chiama peg-out. In quel caso gli L-BTC vengono eliminati dalla circolazione, operazione chiamata burn, e la federazione libera la quantità corrispondente di BTC verso un indirizzo Bitcoin. Secondo la documentazione di Liquid, un peg-out richiede in media circa 17 minuti.
Per autorizzare i peg-out esiste anche la PAK, sigla di Peg-out Authorization Key, cioè “chiave di autorizzazione al peg-out”. Serve a dimostrare che la richiesta di uscita appartiene a un soggetto autorizzato e che la destinazione Bitcoin rispetta le regole previste. La PAK svolge quindi una funzione di autorizzazione. Le chiavi che custodiscono la riserva Bitcoin svolgono una funzione diversa: firmano il trasferimento dei BTC dal portafoglio federato.
Che cosa è successo il 6 settembre
Stando alla ricostruzione riportata da The Block, tutto è iniziato quando un utente ha presentato al sistema una richiesta per convertire circa 4.000 bitcoin presenti sulla rete Liquid in bitcoin veri e propri sulla rete Bitcoin.
Liquid funziona infatti come una rete parallela a Bitcoin. Per usarla, un utente blocca bitcoin reali e riceve in cambio una quantità equivalente di bitcoin utilizzabili all’interno di Liquid. Quando vuole tornare indietro, restituisce quei bitcoin “interni” e riceve dalla riserva della rete la stessa quantità di bitcoin reali.
In questo caso, però, i circa 4.000 bitcoin presentati per la conversione erano stati creati sfruttando un errore nel software che fa funzionare Liquid. In altre parole, il sistema ha accettato come validi dei bitcoin interni che non corrispondevano a una quantità equivalente di bitcoin realmente depositati in precedenza.
Liquid Network ha fatto ciò per cui esiste. Ha ricevuto quei crediti digitali, li ha considerati validi e ha autorizzato l’uscita dalla riserva di quasi 4.000 bitcoin reali, inviandoli all’indirizzo indicato dall’utente.
Gli attaccanti non hanno violato direttamente il deposito dei bitcoin, hanno trovato un errore nel sistema che decide quali crediti possono essere convertiti in bitcoin reali.
Per questo parlare semplicemente di “blockchain hackerata” è fuorviante. È stato sfruttato un difetto nel software della rete Liquid che ha permesso di trasformare crediti digitali creati in modo anomalo in bitcoin reali custoditi nella riserva.
L’8 settembre la vicenda ha avuto un primo sviluppo rilevante. Il collettivo di hacker etici ha restituito 3.400 bitcoin e, all’appello, ne mancano 598 (per un controvalore di circa 47 milioni di dollari).
Non si sa se e quando verranno restituiti, va anche detto che Liquid Network, che ha messo in pausa ogni transazione per dedicarsi alla soluzione della falla, non ha ancora terminato le operazioni di rito.
La blockchain di Bitcoin è davvero inviolabile?
La blockchain di Bitcoin viene spesso descritta come un registro inviolabile. La definizione rende bene l’idea, anche se dal punto di vista tecnico è più corretto parlare di un sistema estremamente resistente alle manomissioni.
Per capire il motivo può aiutare immaginare la blockchain come un enorme libro contabile pubblico al cui interno sono registrati i trasferimenti di bitcoin. Le pagine di questo libro, chiamate blocchi, contengono un insieme di transazioni e ogni pagina, ogni singolo blocco, viene collegato a quello precedente attraverso una funzione crittografica chiamata hash, una sorta di impronta digitale che ne identifica il contenuto.
Basterebbe modificare anche un solo piccolo dettaglio di un blocco e l’impronta cambierebbe completamente. Per fare un esempio, supponiamo che qualcuno provi a modificare una vecchia transazione trasformando un pagamento di 1 bitcoin in uno da 10 bitcoin. L’opportuna modifica produrrebbe un nuovo hash che non combacerebbe più con quello registrato dal blocco successivo. Per nascondere questa manipolazione sarebbe necessario ricostruire anche il blocco successivo e tutti quelli creati dopo.
Riscrivere una pagina del passato significa quindi rifare anche il lavoro necessario a costruire tutti i blocchi successivi, mentre il resto della rete continua contemporaneamente ad aggiungerne di nuovi.
Inoltre, il registro di Bitcoin vive contemporaneamente su migliaia di computer (i nodi), sparsi geograficamente ovunque nel mondo. Un nodo conserva e controlla la storia della blockchain e verifica che ogni nuovo blocco rispetti le regole di Bitcoin. Una singola macchina che presentasse una versione manipolata del registro si troverebbe quindi di fronte a molte altre macchine dotate della versione corretta.
La blockchain è veramente resiliente alle manomissioni, ma rubare bitcoin è tutt’altra cosa, come dimostra l’episodio occorso a Liquid Network.