repubblica.it, 10 settembre 2026
Kefir e robottini, così cambiano gli acquisti degli italiani
Un Paese “in stallo” in un contesto geopolitico nel quale parlano le armi e vengono messe a tacere gli organismi della cooperazione internazionale. Un quadro cupo che nel microcosmo di ciascun italiano si riverbera in una “stanchezza del quotidiano” che a sua volta trasforma il versante dei consumi in un panorama “ingessato, fermo a vent’anni fa dove si fanno strada però nuove regole e nuove priorità”.
Così l’anteprima del “Rapporto Coop 2026-Consumi e stili di vita degli italiani di oggi e di domani”, parte integrante del portale di ricerca dell’Ufficio studi del gruppo distributivo italiani.coop.
“Il quadro che emerge dal Rapporto Coop è quello di un Paese in stallo, contrassegnato da una sempre più forte polarizzazione sociale con una classe media in grande difficoltà – le parole del presidente di Coop Italia, Domenico Brisigotti – chi come noi opera sul mercato deve fare particolare attenzione a una domanda che continua ad essere debole. Una possibile ma non auspicabile ripresa dell’inflazione, magari alimentata dalla pressione dell’energia, potrebbe innescare una spirale al ribasso negli acquisti sia quantitativa che qualitativa e finanche un abbandono o un attenuarsi dello stile alimentare italiano che è comunque proiettato verso una attenzione al cibo e a ciò che si mette in tavola”.
La Cina avanza, l’Europa guarda
Quando interroga gli italiani sullo scenario globale, il Rapporto descrive una situazione in cui si “naviga a vista” e il 57% vede nelle guerre il fattore più critico. Tra i due pesi massimi che si contendono il predominio (l’86% vede la Cina in ascesa inarrestabile contro gli Usa), l’Europa mantiene l’immagine di un Eden di democrazia e stabilità ma deve per il 44% degli intervistati integrarsi di più. Fattore non banale alle porte di una tornata elettorale che porta il 40% degli europei al voto.
L’Italia perde il derby con la Spagna
E l’Italia? “Il 2026 ci consegna un Paese che pare rassegnato a non crescere”. La stima dell’Ufficio Studi Coop di chiusura del Pil 2026 non supera lo 0,8%, che diventa 0,9% nel 2027, “proprio nell’anno in cui massimo avrebbe dovuto essere il contributo del Piano di Ripresa e Resilienza che peraltro ha premiato l’Italia più di tutti gli altri Paesi”. Produttività e demografia ci inchiodano a un confronto impietoso contro la Spagna e alla lente macroeconmica un solo dato ci consola nel confronto con il resto della Ue: la minore inflazione subita dagli italiani rispetto alla media europea, sebbene la percezione dei nostri connazionali sia ampiamente superiore a quella degli altri paesi europei (+5,1% l’Italia, +3,6% area euro). “Se gli italiani avessero subito la stessa crescita dei prezzi dell’area euro avrebbero speso 22,6 miliardi in più”, dice il Rapporto.
L’animo inquieto degli italiani
Se il mare è in tempesta, l’animo con cui lo affrontano gli italiani è “inquieto”: temono come e più degli altri europei le guerre (87% del campione), le tensioni geopolitiche (79%), sono zavorrati da una difficile situazione economica (77%). Percepiscono la società in cui vivono più violenta di anni fa (lo affermano 4 italiani su 5). “Traspare la stanchezza del quotidiano: il 58% del campione cita il tempo, per se stessi e per le proprie attività, come una variabile irrinunciabile del proprio benessere personale. Un mito che per più di una persona su 3 appare irraggiungibile se il 37% (e il 45% fra gli occupati) denuncia una vita in affanno in cui la quotidianità non lascia scampo e dove agli impegni lavorativi si sommano le mille incombenze del lavoro “ombra” della gestione della vita familiare (45%) e i ritmi frenetici del vivere contemporaneo (29%)”. Il 30% arriva a definirsi sulla soglia di un vero e proprio burnout out. Il porto sicuro è la famiglia, mentre sul lavoro latitano le soddisfazioni anche per la mancata crescita salariale.
I consumi ingessati
Scendendo ancor più nella dimensione micro, il quadro dei consumi tratteggia “un Paese ingessato, fermo a vent’anni fa dove si fanno strada nuove regole e nuove priorità”. Ridurre le spese è un valore, anche per quel 28% che l’ha fatto non per ragioni economiche ma per scelta personale. L’IA è il nuovo consulente (74% degli italiani, più che negli Usa) per indirizzare bene risorse scarse che si indirizzano verso esperienze: viaggi, week end, ma anche cura degli hobby, della creatività, il fai da te. Anche nella tecnologia cambia il mood: è boom di smartphone ricondizionati (+58%) e se l’oggetto tech deve essere nuovo, che almeno sia funzionale (robottini lavapavimenti a +74%).
Come cambia il carrello: kefir superstar
Gli italiani tagliano allora la convivialità fuori casa, rinunciando per ragioni economiche, e il cibo diventa domestico (le vendite a volume negli ultimi sei anni si posizionano su un +5,6% con la “marca del distributore” raggiunge una quota di mercato del 32%). Nel carrello si tiene un occhio alla bilancia e un occhio al pianeta, facendo comunque i conti con i propri portafogli. Forte trend che si conferma è quello del benessere. Fenomeni come kefir e semi (di chia, di girasole, di zucca…) o il comparto degli ingredienti vegan (+15,3%). O ancora, le uova allevate a terra, che crescono di un +11,6%, a fronte del -18,6% di quelle da galline allevate in batteria; il pane di segale prende il posto del pane bianco a fette (+10.7% contro il -11,5%), magari la cioccolata fondente e non il nocciolato (+4,5% vs 9,1%) e persino la Coca Cola si beve senza zucchero (Cola zero +11,3% Cola zuccherata -5,3%).
"La distribuzione – dice Brisigotti – non ha spazi per assorbire ulteriore inflazione da costi. E ci auguriamo che aggravi ulteriori, pur nati sotto auspici condivisibili per l’obiettivo che si prefiggono, come la Sugar e la Plastic Tax (attualmente rinviate al gennaio 2027) non aggiungano ulteriori costi. Allo stesso modo confidiamo in un recepimento condiviso della direttiva sugli imballaggi che analogamente non gravi sui costi Gdo. Da parte nostra da un lato continueremo il sostegno alla marca privata come strumento di protezione del potere di acquisto e dall’altro stiamo approntando per il nuovo anno, un nuovo modello di relazione con industria e mondo agricolo capace di rendere più efficiente l’intera relazione di filiera”.
Aggiunge il presidente Ancc-Coop, Ernesto Dalle Rive: “C’è una grande necessità di attuare una politica per la crescita”, e chiede “un confronto più serrato con il Governo, anche in vista della prossima Legge di Bilancio, che rilanci il Tavolo già esistente e vari una vera e propria politica a favore della produttività del sistema distributivo a tutto vantaggio del consumatore. Tra i principali argomenti da affrontare, certamente misure che favoriscano la riconversione dei centri commerciali come luoghi di servizio per i cittadini, il riconoscimento della Gdo come settore energivoro, incentivi fiscali per innovazione tecnologica e ammodernamento delle reti logistiche e un nuovo Patto per il Lavoro del settore commerciale”.