repubblica.it, 10 settembre 2026
La Bce alza i tassi di 25 punti base
Un’altra stretta per frenare i rincari. La Banca centrale europea ha alzato i tassi di interesse di 25 punti base per la seconda volta nel 2026. Dietro la decisione – “scontata”, come la definisce la stessa presidente dell’istituto, Christine Lagarde – c’è la constatazione che la guerra nel Golfo Persico “continui a generare pressioni sull’inflazione, che dovrebbe mantenersi su livelli ben al di sopra dell’obiettivo” del 2% “per un periodo prolungato”.
Il tasso sui depositi sale così dal 2,25% al 2,50%, quello sui rifinanziamenti principali al 2,65%, quello sui prestiti marginali al 2,90%. Non è una sorpresa per i mercati, che da settimane ormai si aspettavano quest’ulteriore balzello dopo la pausa estiva. Eppure i listini reagiscono alla notizia e frenano, scivolando sotto la parità.
Continua l’effetto della guerra sui prezzi
Mentre le quotazioni di petrolio e gas continuano ad aggiornare i record degli ultimi anni, i rincari hanno ormai raggiunto anche gli altri settori. Ad agosto i prezzi al consumo nell’area euro hanno registrato un aumento del 3,3% rispetto all’anno precedente, il livello più elevato da settembre 2023 e ben oltre l’obiettivo di medio termine del 2% fissato dall’istituto di Francoforte.
Una nuova destabilizzazione delle forniture energetiche, è il monito da Berlino di Lagarde, “può far salire ulteriormente i prezzi energetici o prolungare i rialzi più a lungo”, pesando su redditi, spesa e investimenti. Lo shock, avverte, “potrebbe intensificarsi ulteriormente” e i prezzi del gas “salire” anche nel caso di “un inverno insolitamente freddo con basse scorte” – la media di riempimento in Europa è ferma a 67%, affossato dal 55% della Germania.
“Le prospettive restano molto incerte”
Ecco, dunque, che le prospettive “restano molto incerte”, con rischi orientati al rialzo per l’inflazione e al ribasso per la crescita economica”. Nello scenario di base, l’inflazione complessiva si collocherebbe in media al 3% nel 2026, al 2,5% nel 2027 e al 2,1% nel 2028. Al netto della componente energetica e alimentare, il dato si porterebbe al 2,5% nel 2026, al 2,6% nel 2027 e al 2,3% nel 2028. Le preoccupazioni non si limitano al breve periodo: per il 2026, infatti, le proiezioni restano invariate rispetto alle stime di giugno, ma crescono per i due anni successivi.
Una notizia positiva c’è: l’economia dell’Eurozona ha dimostrato una “capacità di tenuta migliore delle attese” e “resilienza di fronte alle difficoltà poste dallo shock energetico”, spiega Lagarde. La crescita dello 0,6% nel secondo trimestre “è attesa continuare nel terzo”, mentre per il 2026 e il 2027 la Bce alza le prospettive, rispettivamente a +0,9 e +1,4 per cento, confermando invece il +1,5% per il 2028.
Lagarde: “Nulla da commentare sul mio futuro”
Nei prossimi mesi i banchieri centrali monitoreranno con attenzione questi numeri, seguendo di riunione in riunione un approccio “guidato dai dati” e senza vincolarsi a un particolare percorso dei tassi. E nonostante i timori, Lagarde assicura: “Siamo determinati a raggiungere il nostro obiettivo” di un’inflazione al 2%. Glissa, invece, sul suo futuro e le voci che la vedono ormai prossima a lasciare la guida dell’istituto. “Quando ci sarà qualcosa da comunicare sul mio conto – ha risposto ai giornalisti – sarete i primi a saperlo. Al momento non c’è nulla da comunicare”.