corriere.it, 10 settembre 2026
21 Stati fanno causa a Trump per preservare la fauna
Alcuni Stati americani hanno intentato due cause legali accusando l’amministrazione del presidente Donald Trump di aver indebolito illegalmente l’Endangered Species Act, la legge sulle specie a rischio di estinzione, una normativa fondamentale che negli anni ha tutelato, tra gli altri, l’aquila calva, l’animale simbolo degli Stati Uniti riportato nello stemma ufficiale della nazione, e molta altra fauna selvatica dai pericoli derivanti dallo sviluppo edilizio e industriale.
Le azioni legali, promosse dai procuratori generali democratici di 20 Stati e di Washington D.C., sono state avviate a meno di due mesi di distanza dall’annuncio, da parte del Dipartimento degli Interni e del Dipartimento del Commercio, di nuove norme che potrebbero facilitare l’intervento di costruttori, aziende che operano con combustibili fossili e altri soggetti su territori che, secondo gli ambientalisti, necessitano di tutela dagli interessi commerciali. Promulgato dal Congresso nel 1973, l’Endangered Species Act ha contribuito a salvare animali quali il condor della California, l’orso grizzly e la megattera. Alla vicenda dà ampio rilievo un servizio dell’agenzia Reuters.
In una delle due cause, gli Stati hanno contestato una norma che restringe la definizione di «danno» prevista dalla legge, la quale includeva da tempo anche le intrusioni negli habitat in cui vivono animali a rischio di estinzione. La nuova regola, definita dai ricorrenti «un passo indietro di proporzioni sconcertanti», consente trivellazioni petrolifere, attività minerarie e altre operazioni in tali habitat, a condizione che non siano dirette «immediatamente e intenzionalmente» contro specifici animali, anche qualora dovessero causare lesioni o morte.
Nell’altra causa, gli stati hanno contestato due norme. La prima elimina le ampie tutele previste per le specie lievemente minacciate, a meno che lo U.S. Fish and Wildlife Service non stabilisca misure di protezione specifiche per la singola specie. La seconda impone al governo di valutare le obiezioni delle imprese – come i potenziali oneri economici – prima di classificare alcune aree come «habitat critici».
«L’amministrazione Trump sta cercando di minare la legge, la volontà del Congresso e quella dei cittadini, che sostengono in modo schiacciante la tutela delle specie a rischio – ha dichiarato in una conferenza stampa Nick Brown, procuratore generale di Washington -. Invece di una gestione responsabile, l’approccio di questa amministrazione verso il nostro territorio e le nostre acque è improntato allo sfruttamento».
Diametralmente opposto il parere del Dipartimento degli Interni, che respinge le accuse di «eccesso di potere» e che definisce le politiche restrittive del Fish and Wildlife Service e del National Marine Fisheries Service, due enti tecnici, come «arbitrarie e capricciose», oltre che in violazione del National Environmental Policy Act, che designa il governo federale come custode dell’ambiente per le generazioni future. Entrambe le cause sono state depositate presso tribunali federali nell’area di San Francisco.
«Il ruolo delle agenzie federali è attuare fedelmente l’Endangered Species Act così com’è scritto, non ampliarne la portata attraverso interpretazioni favorite da organizzazioni di attivisti – ha dichiarato un portavoce del Dipartimento degli Interni -. Puntiamo a preservare un’estensione normativa, in vigore da decenni, che ha ampliato l’Endangered Species Act oltre i poteri conferiti dal Congresso. Il Dipartimento difenderà con fermezza la propria autorità di attuare la legge in base al suo testo letterale».
L’indebolimento dell’Endangered Species Act è in linea con l’obiettivo di Trump di ridurre le normative che, a suo dire, limitano le imprese americane. Tali misure includono il ridimensionamento di diverse iniziative e standard ambientali, tra cui la riduzione del sostegno pubblico alle energie pulite e la revoca di una valutazione scientifica dell’amministrazione dell’ex presidente Barack Obama, secondo cui il cambiamento climatico minaccia la salute pubblica.
Molti sostenitori della tutela della fauna selvatica considerano la perdita dell’habitat la causa principale dell’estinzione degli animali. Le cause intentate mercoledì sostengono che il 99% delle specie protette dall’Endangered Species Act è scampato all’estinzione. «Dobbiamo alle generazioni future un mondo in cui le aquile calve possano volare, le tartarughe marine nuotare e tutta la fauna selvatica prosperare», ha dichiarato in un comunicato il Procuratore Generale di New York, Letitia James. Il Segretario agli Interni Doug Burgum ha affermato che l’Endangered Species Act è stato usato come “arma” per bloccare una miriade di progetti, indebolendo la competitività, compromettendo la sicurezza nazionale e gravando sulle tasche degli americani. Ha inoltre sostenuto che le nuove regole allineano meglio la legge alle sue intenzioni originarie.
Le modifiche seguono la decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti del 2024 di ribaltare un precedente quarantennale che imponeva ai tribunali di attenersi alle interpretazioni ragionevoli delle leggi fornite dalle agenzie federali incaricate di applicarle. Le azioni legali di mercoledì sono state promosse dagli stati di Washington, California, Maryland e Massachusetts. Tra gli altri ricorrenti figurano New York, Arizona, Colorado, Connecticut, Delaware, il Distretto di Columbia, Hawaii, Illinois, Michigan, Minnesota, New Jersey, New Mexico, Oregon, Rhode Island, Vermont, Virginia e Wisconsin.