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 2026  settembre 10 Giovedì calendario

Ricercatore lascia Anthropic per dubbi etici: «L’AI può sterminarci»

Ha toni apocalittici l’ennesimo allarme sul potenziale pericolo che l’intelligenza artificiale comporta per l’umanità. E arriva da chi sull’intelligenza artificiale ci lavora. Jacob Coxon, ricercatore di Anthropic, lo scorso martedì ha deciso di dimettersi dal suo impiego. Prima, aveva anche lavorato a OpenAI. Ieri ha deciso di scrivere su X le sue riflessioni su quanto ha potuto osservare in prima persona nelle società che hanno sviluppato Claude e ChatGpt. Riflessioni che hanno tutta l’aria di un allarme: «Nessuno sta agendo in modo responsabile. Stanno correndo a tutta velocità verso una super intelligenza in grado di auto-migliorarsi e stanno mettendo a rischio le nostre vite».
Coxon va oltre, spiegando come «le persone che sviluppano l’AI credono fermamente che potrebbe ucciderci tutti entro la fine del decennio. Molti dirigenti e ricercatori di alto livello usano un linguaggio cauto con la stampa per sembrare ragionevoli, ma ho sentito le stesse persone esprimere la loro paura in privato. Nessun’altra attività umana rappresenta un pericolo di questo livello».
Quella che sembra essere l’iniziativa di un singolo si trasforma in un avvertimento corale quando due suoi ex colleghi intervengono, confermando i timori del ricercatore. «Crediamo davvero che l’AI potrebbe sterminare tutta l’umanità! Personalmente, penso che la percentuale supererà il 10% entro il prossimo decennio», scrive Evan Hubinger, che ad Anthropic si occupa di allineamento dell’AI, ovvero del processo per adeguare i modelli ai valori umani. Concorde è anche Samuel Marks, che nell’azienda è responsabile della supervisione scalabile, un insieme di metodi per valutare l’apprendimento dei modelli più complessi: «Gli sviluppatori di AI ritengono che la loro tecnologia potrebbe causare l’estinzione umana (o conseguenze altrettanto negative). Potrebbe accadere nei prossimi anni. In generale, più alto è il livello di anzianità del dipendente, maggiore è la sua preoccupazione».
Non è certo la prima volta che sentiamo parlare del pericolo che questa tecnologia può rappresentare. Le affermazioni dei ricercatori dicono però qualcosa di più. Ovvero che al di là delle comunicazioni pubbliche, questi pericoli sono ben presenti nei dialoghi quotidiani di coloro che dentro queste aziende ci lavorano. Aziende che non sembrano avere nessuna intenzione di rallentare la spinta innovativa. Al di là della ricerca di guadagni economici – sia OpenAI sia Anthropic dovrebbero quotarsi in Borsa nei prossimi mesi – c’è anche la fretta di arrivare prima. Fermarsi significherebbe lasciare il via libera a rivali o concorrenti: in Cina lo sviluppo della AI corre sempre più velocemente. E la cosiddetta Agi – intelligenza artificiale generale – sta iniziando a passare da concetto teorico a obiettivo raggiungibile. Non senza inciampi. Se OpenAI dice di essere entrata in una «nuova era dell’AI» con il suo ultimo modello Astra, è la stessa società ad aver radunato 1.200 agenti che si sono coalizzati per violare la piattaforma Hugging Face in autonomia lo scorso luglio. E in gioco non c’è solo una tecnologia che supera le capacità umane: il pericolo più temuto è un’AI che si migliora da sé.
Intanto all’Onu l’alto commissario per i diritti umani, Volker Türk, ha lanciato un appello per chiedere agli Stati di intervenire prima che l’AI diventi «un rischio esistenziale per l’umanità». Non sono solo gli addetti ai lavori a intravedere i rischi futuri.