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 2026  settembre 10 Giovedì calendario

Ddl antisemitismo e Ucraina, ancora divisioni nel Campo largo

Il centrosinistra si divide. Sul ddl contro l’antisemitismo e sull’aggressione russa in Ucraina. La giornata di ieri ha segnato uno spartiacque e rimettere insieme i pezzi per fare quel programma a cui Elly Schlein vorrebbe dedicarsi dal 20 settembre in poi non sarà facile.
Primo pezzo del puzzle che il campo largo dovrebbe mettere a posto, il ddl sull’antisemitismo. La legge arriverà nell’aula di Montecitorio il 2 ottobre, l’esame in commissione nel frattempo è slittato alla prossima settimana, ma il popolo di sinistra (e non solo visto che all’iniziativa ha aderito la Federazione nazionale della Stampa ma non il Pd) è ugualmente sceso in piazza per protestare contro il ddl sull’antisemitismo che, dopo l’approvazione in Senato, è approdato alla Camera.
L’accusa? È una legge bavaglio che impedisce di criticare Israele e il suo governo. Piero Fassino cerca di convincere i colleghi parlamentari di sinistra che non è vero che il ddl in questione «impedisce le critiche a Israele e al suo governo», ma non c’è verso. Parole simili a quella pronunciate dalle presidente dell’Ucei Livia Ottolenghi.
L’Anpi, l’Arci, i 5 Stelle, Avs, Potere al popolo, +Europa (nella versione Riccardo Magi non in quella Benedetto Della Vedova), Amnesty international, i Giovani democratici (i grandi, quelli del Pd hanno evitato, benché qualcuno, come Laura Boldrini, abbia aderito) e molte altre sigle hanno deciso di fare un sit in ieri, nei pressi di Montecitorio.
Complici l’orario e la calura, alla manifestazione c’erano poche persone. Ma molto agguerrite. Chi ha portato la bandiera di Hamas, chi quella dell’Iran e chi ha preferito il vessillo di Hezbollah. Il video di due signore sorridenti che inneggiavano al terrorismo ha fatto il giro dei social: «Viva Hamas, Hezbollah, gloria eterna a Nasrallah», cantava il tandem di manifestanti entusiaste. Più di un parlamentare è uscito dalla Camera per dire la sua allo sparuto gruppo di contestatori. Angelo Bonelli ha denunciato quella che ha definito «una legge bavaglio. Il capogruppo del M5S Riccardo Ricciardi ha accusato il governo di «voler contrastare il dissenso». Laura Boldrini, invece, ha accusato i suoi compagni di partito favorevoli alla legge: «Contribuiscono a fare un regalo a Netanyahu».
Già, perché il Pd non è un monolite compatto nemmeno in questa occasione. Al Senato, dove già si erano registrati i primi problemi tra i dem, alla fine si era optato per l’astensione e non per un voto contrario come M5S e Avs. A Palazzo Madama i riformisti, capitanati da Graziano Delrio, che sul ddl antisemitismo aveva condotto una sentita battaglia anche contro i vertici del Pd, si erano invece espressi a favore. Alla Camera la questione si ripropone. Stavolta, però, il partito rischia di spaccarsi in tre. Schlein vorrebbe riproporre la linea dell’astensione. I riformisti (Lorenzo Guerini, Lia Quartapelle, Fassino, per fare dei nomi) ritengono che si debba votare sì. Un terzo pezzo di Pd, rappresentato da Boldrini, Arturo Scotto, Nico Stumpo e altri, punta a convincere i vertici del partito a votare no.
E poi c’è Kiev. Proprio mentre si diffonde la notizia che l’aereo di Zelensky ha rischiato di essere colpito da un drone, Giuseppe Conte sta parlando a un’iniziativa a Roma con Goffredo Bettini. E dice parole che difficilmente una parte del Pd potrà accettare, anche quella che è «testardamente unitaria»: «Dobbiamo sempre dire c’è un aggressore e un aggredito per cercare di tenere buoni tutti. E con tutto ciò ti saltano alla giugulare perché c’è un sistema inverecondo...». È la premessa del leader 5 Stelle, che poi continua così: «Qui non è che siano tutti idealisti! Non pensiate che siano tutti convinti che lì si faccia una guerra di liberazione, di resistenza. Ci sono interessi, ci sono dei comparti. La decisione è stata una scommessa sulla vittoria dell’Ucraina sulla Russia. Lasciamo stare le cause storiche, lì non si può proprio entrare, sennò altro che pacifinti o filorussi... Ma la guerra poteva essere gestita subito offrendo uno spazio di mediazione autorevole». Parole che pesano, parole di chi non vuole aiutare militarmente l’Ucraina. Intanto sulle primarie Renzi dice apertamente: «Voterei la sindaca di Genova Salis».