Corriere della Sera, 10 settembre 2026
Preferenze, FdI apre all’opposizione. Lo stop di Forza Italia
Ore decisive per la legge elettorale. Si è discusso fino a notte nella maggioranza. E si continuerà stamattina, prima che arrivino in votazione gli emendamenti. In particolare uno, sulle preferenze, presentato dal Pd, ha generato un corto circuito nella maggioranza. Risultato? Un braccio di ferro tra Fratelli d’Italia e Forza Italia che rende ancora in bilico il destino della legge. La sfida l’ha lanciata in aula il responsabile riforme dei dem, Alessandro Alfieri: «Votate il nostro emendamento per inserire preferenze vere, in modo che i cittadini possano decidere davvero i loro rappresentanti. Vedremo cosa faranno i colleghi di FdI che hanno votato in questo senso alla Camera l’emendamento Vannacci». E il capogruppo Francesco Boccia ha rincarato: «È una legge truffa. Domani (oggi, ndr ) vediamo se FdI dice la verità». Una vera sfida. Il riferimento è a un emendamento presentato in commissione dal senatore dem Nicola Irto che non era stato messo in votazione al contrario di quello del relatore del testo di FdI, Lisei (favorevole alle preferenze ma con i capilista bloccati). A seguito delle proteste dell’opposizione, su input del presidente del Senato Ignazio La Russa, la proposta del proporzionale puro era stata poi recuperata e fatta aggiungere come subemendamento a quello di Lisei. E così arriverà oggi in aula e dovrà essere votata.
La mossa del cavallo ha subito creato tensioni all’interno della coalizione già impegnata a cercare un difficile accordo sulla norma taglia cespugli: far contare o no i voti di chi non supera lo sbarramento del 3%? Con Forza Italia favorevole a lasciare la norma com’è: i voti dei perdenti non concorrono al premio di maggioranza. E FdI più incline a farli contare, nel timore che il Quirinale non controfirmi la legge.
Fortissima la tentazione di molti di FdI di votare il subemendamento dem che realizzerebbe il desiderio da sempre enunciato da Giorgia Meloni: preferenze pure. Ma le resistenze di FI e Lega si sono fatte sentire. «Così salta tutto. Siamo stati coerenti e leali, ora ci aspettiamo che lo siano anche i nostri alleati», la minaccia da FI. Mentre Matteo Salvini ha lanciato l’altolà sul punto di caduta: «L’abbiamo trovato, l’attuale testo a noi va bene. Garantisce governabilità, reintroduce le preferenze: è un’ottima legge elettorale».
E FdI? La riflessione interna è avviata e il risultato potrebbe essere clamoroso: un voto favorevole nonostante FI e Lega contrari? L’esito sarebbe la rottura del patto di coalizione sul testo e avrebbe conseguenze che andrebbero ben al di là del destino dell’emendamento e delle stesse preferenze. Tanto che ieri nell’opposizione c’era persino chi accreditava l’ipotesi di un disegno della maggioranza per affossare la legge che, con l’erosione a destra di Roberto Vannacci, renderebbe la coalizione di centrodestra nei sondaggi più a rischio di sconfitta. Ipotesi naturalmente respinte da FdI e da FI.
Nel gioco di specchi che ha caratterizzato una giornata ad altissima tensione, c’era chi ipotizzava invece che FdI avesse lasciato trapelare la tentazione di votare quell’emendamento per avere un’arma di trattativa con FI e convincerla a rimodulare la norma anti-cespugli. C’è chi spera in una direttiva superiore. Votare un emendamento dell’opposizione «è una cosa talmente importante su cui non può che decidere la premier. Ma abbiamo difficoltà a non votare le preferenze», un senatore FdI. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani non si è sbilanciato: «Vediamo, non so, adesso ne parlano i capigruppo. Immagino che ci sarà un equilibrio».
Ma c’è una controindicazione che in via della Scrofa stanno valutando attentamente: votare la proposta del Pd significherebbe aver accettato una «correzione» al proprio emendamento. Per di più una correzione dell’opposizione. Questione di opportunità politica che FdI deve risolvere prima della votazione di oggi.
Intanto c’è anche il calendario dei lavori. La riforma della legge elettorale approderà nell’aula della Camera per il via libera definitivo da lunedì 28 settembre, qualora venga modificata dal Senato. Per l’opposizione «l’ennesima forzatura».